Cchiú pilu pe’ tutti – Il tonfo del novello Alberto da Giussano

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Itō La mattina si sveglia un giovanotto di belle speranze e la voglia di non far niente, con le tasche “spirtusate” (bucate) come si dice in Sicilia, con tanti “pirtusa” (buchi) che perfino un telefonino – ma all’epoca non ce ne erano – non ci sarebbe rimasto dentro, figurarsi le monete da cento lire.

rencontres entre sportifs “Chi non s’engegna, fa la tegna”, dicono a Milano.

Che faccio? – si chiede il giovanotto che voglia di fare proprio non ne ha niente.

Poi, brillante, come la brillantina Linetti, gli viene in testa la bella “pinsata” (idea): Farò il politico!

Non parlo di un ex ministro avvocato (quello era siciliano) che di “pirtusa” nelle tasche magari non ne aveva – anche lui folgorato dalla brillante “pinsata” (Linetti ci colpa) – ma del novello erede di Alberto da Giussano, l’eroe mai esistito (una fake news come quelle quotidianamente inventate dal suo discepolo Matteo), pronto a togliere da sotto le chiappe il trono a Re Umberto, che di raccontar balle – a partire dalla sua laurea festeggiata tre volte e mai conseguita – era maestro.

L’italiano, quello di “prima di tutto gli italiani”, ai suoi esordi dichiarò guerra a… all’Italia.

Di lui infatti si ricordano – ma gli italiani lo dimenticano – la decisione del prefetto di rimuovere il sindaco di Lazzate  e le parole dell’eroe Matteo: “Prefetto italiano, via da Milano!”;così come il rifiuto di stringere la mano al capo dello Stato (Carlo Azeglio Ciampi) e l’affermazione di avergli detto: “No grazie, dottore, lei non mi rappresenta”.

Finita l’epoca di “Roma ladrona” e “i napoletani che puzzano come i cani”, il novello Alberto da Giussano, impugnato lo spadone, si lanciò in una crociata, che essendo una roba di carattere internazionale fece presa anche sui meridionali, i quali da quel momento in poi anziché puzzare profumavano meglio e più dello Chanel n° 5.

La vittoriosa – si fa per dire – guerra d’Africa, consegnò al nuovo eroe gli allori del Senato e del Ministero.

Per fortuna non è più il tempo dell’antica Roma – sì, proprio quella ladrona – e della costruzione di archi di trionfo, altrimenti sai quanti monumenti sarebbero nati con cotanti eroi novelli.

All’ex giovanotto di belle speranze, mancava poco per essere incoronato Re d’Italia.

Ma la gloria, si sa, a volte ubriaca.

Se poi ci metti il caldo d’estate di Milano Marittima, qualche “bela tusa” – sempre in meneghino – che fa muovere il suo lato B sulle note dell’Inno d’Italia, e forse qualche mojito di troppo, il gioco, ma non solo il gioco, è fatto.

Ma va a ciapaa i ratt! – risposero al novello Alberto da Giussano mandandolo a quel paese.

Matteo, ormai solo “panza e prisenza” (chi non conosce il siciliano se lo faccia tradurre), rispolvera i testi di scienze politiche sui quali aveva tanto studiato.

Tra tutti, in verità solo quello, il libro che gli aveva aperto le porte alla carriera politica: “Cchiú pilu pe’ tutti”, del Professor Cetto La Qualunque.

Il testo di populismo puro che dovrebbe essere imposto in tutte le facoltà di scienze politiche di tutte università del mondo (mica solo gli italiani siamo scemi).

“Botta ri sali”, avrebbe detto mio nonno, non si può stare con un piede in due staffe.

Al governo e all’opposizione, in Europa e nella Nato facendo l’occhiolino al signor Putin, e così via dicendo.

L’allievo del Professor Cetto La Qualunque, che nelle piastrelle del pavimento di casa sua aveva fatto dipingere un naufragio nel Canale di Sicilia (cancellando una muta di cani con su scritto “Napoletani”), l’effige di San Vladimir Putin, i presidenti americani a partire da George Washington, la falce e martello (fece anche parte dei giovani comunisti padani) e qualche fascio di verdi verghe, affondò il carroccio (manco fosse stato un vascello) nell’azzurro mare di una giornata di giugno, all’esito delle elezioni amministrative.

Un naufragio come quello dipinto sulle piastrelle di casa.

Pare che guardando dalla spiaggia nelle giornate di bassa marea e con il mare calmo, di tanto in tanto si veda emergere dalle acque la punta della spada di Alberto da Giussano, mentre come un canto di sirene si odono le note di Fratelli d’Italia.

Ma non vi allarmate, la storia è – e sarà – sempre la stessa.

Così direbbe il grillo parlante, non quel Beppe – allievo anche lui del Professor Cetto La Qualunque – che fondò un movimento che doveva aprire, non so che, come fosse una scatoletta di tonno, e che poi invece si arenò sulla spiaggia come una panciuta balena bianca.

La storia, dicevamo, è sempre la stessa.

Il Professor Cetto La Qualunque continuerà ad insegnare nel suo ateneo.

Destra e sinistra continueranno a rappresentare le mani che entreranno nelle tasche del popolo, e null’atro.

Tra una crisi di governo e un’altra, chi sta con le chiappe sul trono del governo cercherà di rimanerci, mentre forze politiche di opposizione (a chi?) cercheranno di farlo cadere.

E il popolo? dite voi.

Tra le vacanze al mare, la partita di calcio e la pizza del sabato sera, troverà il tempo per ascoltare il novello predicatore di “Cchiú pilu pe’ tutti”, dicendolo di sinistra o di destra secondo il proprio orientamento che non si è ben capito se sia politico o riferito a un punto cardinale.

Che c’entra a Chiesa? Ho detto punto cardinale, non un Cardinale.

Quella è un’altra storia di cui è meglio non parlare, pena la scomunica…

“Cchiú pilu pe’ tutti!”

Gian J. Morici

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