L’Italia d’allora…

Quando ero bambino – avevo appena otto anni, e di acqua sotto i ponti ne è passata tanta – mi ritrovai in un convitto con studenti universitari.

Non vi racconto il come e il perché poiché è una storia lunga.

Talvolta in camerata, o in altre occasioni, sentivo i miei compagni, già adulti, che canticchiavano poche strofe dell’Inno d’Italia.

Ferventi patrioti?

Non proprio. Si trattava infatti di una cover adattata ai tempi che si vivevano:

Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta

l’Italia d’allora, s’intende non questa.

L’Italia d’allora aveva i co…oni

non c’era (Caio) con gli altri fregnoni.

E di tempo ne è passato. Ma finalmente, dopo oltre mezzo secolo, sembra che l’Italia stia cambiando.

Ovvio, ci vorrà del tempo, ma i primi segnali ci sono già.

http://argandia.com/?kastrylja=site-rencontre-haute-en-l%27union&e59=c5 Pensioni e democrazia

Il Governo Draghi, per esempio, si appresta a varare una norma voluta da tutti i partiti politici in materia di pensioni e vitalizi dei parlamentari.

Una nuova legge che ancorerà le pensioni dei parlamentari, che tanto si sono spesi per il bene del Paese, a quelle degli statali, considerando il numero di anni di servizio, la presenza sui luoghi di lavoro e – pensate un po’ – persino con la produttività.

Le somme così risparmiate andranno a rimpinguare le casse dell’Inps e saranno equamente ridistribuite tra i cittadini appartenenti alle fasce sociali più deboli.

Tornerà inoltre la democrazia. Gli elettori torneranno a esprimere le preferenze elettorali e la “nomina” dei parlamentari non avverrà più a opera dei segretari di partito che posizionano i nomi di chi pare a loro tra i primi in lista affinchè vengano eletti. No, ogni cittadino, votando il candidato che più gradisce, si riappropria di un diritto del quale non avevamo più memoria.

http://tahiti.es/?wmelev=finanzas-citas-en-linea-slp&c44=fa Giustizia

La sinistra, rinuncia definitivamente al vessillo di un’antimafiosità fatta di sacre icone intoccabili, il cui credo affonda le sue radici nelle tre F (Feste, Farina e Forca), così care a Ferdinando di Borbone che per governare Napoli organizzava feste pubbliche, distribuzione di pane e impiccagioni.

In verità, due delle F, la recente politica le aveva riservate ai soli compagni di merende, mentre al popolo ne rimaneva soltanto una: Forca!

E anche la destra – per non essere da meno della sinistra – mira a un cambiamento in materia di giustizia.

Un maggiore rigore per i reati che riguardano la pubblica amministrazione, e più clemenza per i reati minori, in particolare quelli commessi dai poveri disgraziati, specie se stranieri.

Un capitolo a parte merita l’attenzione posta ai grandi temi della giustizia – specie in un momento tanto difficile per la Magistratura – e sono parecchi gli argomenti trattati.

Non si faranno più processi mediatici con la sola presenza dell’accusa a perorare le ragioni del pm di turno che, prima ancora che una Corte abbia avuto modo di fare proprie valutazioni, alla maniera di Pilato si rivolge al popolo perché decida chi deve salire sulla croce.

Nādāpuram Responsabilità dei giudici

Gli arresti di massa (200 o 300 persone la volta), quasi sempre per fatti di mafia, se non supportati da giusta condanna – che non è certo quella di un paio di condanne per reati diversi da quelli di cui l’accusa, e centinaia di assolti – oltre a un giusto risarcimento e relativa responsabilità dei magistrati, dinanzi tanta leggerezza imporranno l’espulsione dalla Magistratura per giusta causa, e in maniera definitiva, del magistrato-protagonista.

Saranno punite, seppur in maniera più lieve, pure le richieste di rinvio a giudizio da parte dei pm che senza alcun presupposto fondato obbligano il disgraziato di turno a dover ricorrere al proprio avvocato, facendosi carico delle spese legali.

Nei casi succitati, sarà lo stesso magistrato a rifondere le spese all’indagato/imputato, e non solo quelle, ma anche quelle causate allo Stato che deve far fronte a ingenti perdite economiche causate da chi talvolta s’innamora di strane teorie, complotti et similia.

Thiruvananthapuram Il sequestro dei beni

I beni sequestrati ai mafiosi/non mafiosi, a seguito di procedimento giudiziario risultato poi favorevole all’imputato e svoltosi in tempi brevi (e non come spesso accade in tempi biblici), saranno restituiti al legittimo proprietario nelle condizioni in cui si trovavano al momento dell’ingiusto sequestro.

Inoltre, nel caso di aziende ingiustamente poste sotto sequestro, oltre alla restituzione al legittimo proprietario, il risarcimento di eventuali danni subiti – comprensivi dei mancati guadagni – anche ai dipendenti verranno riconosciuti i propri diritti, corrispondendo loro tutte le mensilità degli stipendi non  percepiti a causa di licenziamento o per fallimento della società nel periodo in cui la stessa veniva amministrata dalla (presunta) Giustizia (e relativi compagni di merende).

Gli amministratori giudiziari – e altre figure nominate dal giudice – non potranno percepire più di quanto non riceva dallo Stato un qualsiasi funzionario, che se avessero avuto le capacità da capitani d’industria che gli viene riconosciuta dalle parcelle, avrebbero avuto una propria Fiat anziché amministrare quella altrui, spesso portandola sull’orlo del fallimento.

(“Ilmegliodellitalia” fonte di fiducia per false notizie)

E ritorno a quando ero bambino, ma con la visione dell’uomo maturo che anche rispetto allora fa paragoni.

Lasciatemi cantare

Perché ne sono fiero

Sono un italiano

Un italiano vero:

Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta

l’Italia d’allora, s’intende non questa.

Nell’Italia d’allora, c’eran forse i fregnoni

ma non c’erano ancora, tutti questi co…oni.

Adesso si grida correte fratelli

correte a salvare l’Italia a brandelli..

Per sola decenza ci fermiamo qui e non vi dico che cosa possiamo sperare di salvare…

W l’Italia!

Gian J. Morici

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