In “Cosa Nostra” erano tutti Carabinieri. Il carosello dei Servizi Segreti

Il capobanda era Faccia di Morto… no, scusate, mi sono confuso, Faccia di Morto era il capobanda in “Una Storia Americana” di  Edoardo De Angelis.

Nel nostro caso, o meglio nel caso della puntata di ieri di Report, su Rai3, il capobanda era Faccia da Mostro, in compagnia della bionda compagna, di Carabinieri, di appartenenti ai Servizi Segreti, con il contorno di mafia (poca o forse niente) e personaggi dell’antica Roma.

Ieri sera, il perennemente sorridente conduttore del programma di Rai3 – e mi risparmio una nota locuzione latina – finalmente ci svela un particolare di non poco conto: chi era quel tal Alessio che firmava e scriveva i “pizzini” che Matteo Messina Denaro inviava a Svetonio, l’ex sindaco di Castelvetrano, Antonio Vaccarino, che per conto del Sisde intrattenne una corrispondenza con il latitante.

Ce lo racconta un Tizio, ripreso di spalle, che narra di come Alessio (pseudonimo utilizzato dal latitante nella corrispondenza con Svetonio) fosse un Carabiniere suo amico che lavorava in banca – sotto copertura dei Servizi Segreti, sigh -, e intratteneva rapporti con il noto boss latitante.

E fin qui, nulla quaestio, dove ci sono di mezzo Servizi Segreti, sotto c’è sempre qualcosa di losco (così dicono tutti…).

Dunque nulla di diverso da ciò che ci si aspettava dal programma. Faccia da Mostro, la bionda, la Trattativa. Adesso sappiamo tutto. Tutto, tranne quello che avrebbero voluto sapere coloro i quali da sempre hanno chiesto perché i Giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, diffidassero dei propri colleghi.

Ma questo non c’importa.

Anzi, non deve importarci.

Messina Denaro – Identikit

La parte più entusiasmante di tutto il programma – seppur non l’ho ben capita – doveva essere quella dei “pizzini” che Alessio – Carabiniere-Bancario, nonché 007 dei Servizi Segreti – scriveva per conto di Matteo Messina Denaro, facendoli recapitare da postini di mafia (eh sì, qui perlomeno la mafia c’entra) a Svetonio (Antonio Vaccarino), anche lui dei Servizi Segreti, il quale a sua volta li portava ai vertici dei Servizi, sempre Segreti, perché potessero scrivere un “pizzino” di risposta, riconsegnandolo a Svetonio, che tornava ad avvalersi del corriere di “cosa nostra”, per consegnarlo a… e qui non sappiamo se a Matteo Messina Denaro direttamente, oppure ad Alessio, che forse avrebbe dovuto tradurlo per renderlo comprensibile al noto latitante, prima di darglielo.

Eh sì, doveva esserci la luna vicina, poiché, come diceva William Shakespeare, quando si avvicina troppo alla terra fa impazzire tutti.

E doveva essere una luna vicina e grande, per dar luogo a quel carosello con tanto di giro girotondo, che vede i Carabinieri (Servizi Segreti) che per parlare tra loro coinvolgono mafiosi (quantomeno i corrieri) e chissà chi altri ancora.

Ma i Servizi sono, per appunto, Segreti, così segreti che non trovano nulla di meglio da fare che mischiare nei loro affari quante più persone possibili, meglio ancora se in odor di mafia e magari oggetto di pedinamenti, intercettazioni o altro.

Una persona normale, si chiederebbe perché mai i Carabinieri non dovrebbero parlare direttamente tra loro – o comunque senza metterci dentro i “pizzinari” di “Cosa Nostra” – ma in questa storia di normale non c’è nulla.

Riepilogando, Alessio (uomo dei Servizi) scrive i “pizzini” per conto del superlatitante, li manda a Svetonio (uomo dei Servizi) che li porta a Mori (a capo dei Servizi) che con gli altri vertici del Sisde scrive le risposte da far pervenire, tramite Svetonio, ad Alessio… in ultimo, risulterà che anche Messina Denaro era del Sisde… e il conto torna… Riina, Provenzano, Calò & c, non sono mai esistiti. Ai vertici di cosa nostra ci sono sempre stati i Carabinieri…

C’era una volta un tizio “Siccu” (pure io una volta lo ero, adesso sono bello grasso, magari non bello, ma grasso sì) ma così secco che nessuno lo vedeva, tranne i Carabinieri-Servizi, che giocavano a scrivere “pizzini”.

Svetonio, non si capisce (e non è questa l’unica cosa che non si capisce), se consapevolmente o inconsapevolmente, fa da centrale di smistamento della corrispondenza dei Carabinieri-007, per giunta bancari, inviando il tutto al Generale Mori.

C’è sempre un moro nelle storie siciliane.

Sperando che al Generale non finisca come il Moro della Kalsa di Palermo, che intorno all’anno 1100, si vide decapitato dalla sua giovane e bella fanciulla, tradita e offesa nell’onore, che del trofeo ne fece un vaso dove piantò il basilico.

Ma mentre il basilico cresce – speriamo di no – torniamo a “u Siccu”

“U Siccu”, così come Riina, Provenzano & c – che in questa storia, non essendo mai esistiti, non c’entrano nulla – ha interesse per i soldi, e di “papelli” o non “papelli” (come diceva lo stesso Riina quando sosteneva che a “u Siccu” di mafia non importava nulla) non gliene fregava un accidenti.

Così, mentre lui, U Siccu, guardava le pagine economiche per vedere quanto avesse guadagnato in borsa quel giorno – e noi al massimo leggevamo qualche giornale per farci fregare (non volendo usare altri termini) il cervello dal politico di turno, le storie di mafia e appalti – non l’indagine della quale mi guardo bene dallo scriverne, per carità – andavano a farsi benedire non si sa da quale santo.

“Chiù longa è a pinsata, chiù grossa è la minchiata” – così si dice in Sicilia, e per chi non è siciliano, se lo faccia tradurre.

E qui la pinsata lunghissima fu. Durò quasi trenta anni, prima che comparissero “pentiti” e novità ogni ora.

E guai a pensare che figli nati da incroci strani abbiano interesse a non far arrivare alla verità, che al ritmo del Tuca Tuca… non vi dico cosa si rischia, ma non di sola lupara si muore.

 Ma forse per chi canta : “mi piaci ah ah! Mi piaci ah ah ah”, tanto rischio non è (non chiedetemi di linkarvi una canzone di De Andrè che parla dell’altezza di Dio, se no il Tuca Tuca me lo fanno ballare fin da subito e “(non) mi piaci ah ah! (Non) mi piaci ah ah ah, e manco (tradotto: neppure) me ne posso andare a Berlino, come un noto mugnaio.

La storia è questa (così come pare bella la si debba scrivere): la mafia non c’era. Non c’erano soldi né appalti, né mandanti esterni che non fossero Carabinieri e Servizi (che poi neppure esterni erano stando alle fiabe in tv). Non c’erano le grandi aziende, né tantomeno le vipere, che si sa, a molti i rettili fanno schifo, e poi sono anche pericolosi…

C’erano solo i Carabinieri e i Servizi Segreti, che tra un “pizzino” e l’altro, si trastullavano con il loro Giro Giro Tondo.

E noi, che siam contenti, insieme a loro cantiamo…  Giro girotondo, gira il mondo, gira la terra, tutti giù per terra! Giro girotondo, il mare è fondo, tonda è la terra… e non solo la terra…

Per il “tutti a terra” – che si spera non avvenga mai – dovrete aspettare ancora… ma non ci pregate, che non ne abbiam voglia…

Gian J. Morici

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