GIOCHI IN LOCKDOWN: BUCO DA 20 MILIONI AL GIORNO, NEL 2021 GIÀ PERSI DALLO STATO 3 MILIARDI DI EURO

ROMA – Ogni giorno di lockdown delle sale giochi e scommesse costa alle casse dello Stato circa 20 milioni di euro, tra i 600 e i 650 milioni di euro al mese: è la stima elaborata da Agipronews delle mancate entrate del settore, ormai chiuso dallo scorso 26 ottobre a causa della pandemia di Covid e ancora in attesa di una data certa per la riapertura. Oltre 300 giorni a serrande abbassate da marzo 2020 a oggi, sommando gli oltre cinque mesi dello scorso anno ai cinque del 2021: una situazione ormai insopportabile per le aziende. Il sottosegretario all’Economia, Claudio Durigon, ha anticipato che il 2 giugno potrebbe essere un’ipotesi plausibile per la ripresa dell’attività ma, in attesa delle decisioni della cabina di regia, il “buco” per l’Erario ha già superato i 3 miliardi di euro solo nei primi 5 mesi dell’anno. Nel 2020, la chiusura di sale giochi, scommesse e bingo per quasi sei mesi si era tradotta in un buco erariale da 4,3 miliardi di euro, il 42,3% in meno rispetto agli 11,3 miliardi incassati dal Mef nel 2019. 

Anche nei primi mesi del 2021, il settore più colpito si conferma quello degli apparecchi slot e Vlt, da sempre il maggior contribuente del settore con prelievi (a regime) per circa 6 miliardi annui: secondo i dati del Conto Riassuntivo del Tesoro, pubblicato dal ministero dell’Economia, nel primo trimestre 2021 si è praticamente azzerato il Preu applicato su Slot e Vlt, solo 185 milioni di euro, a fronte di oltre 1,3 miliardi del primo trimestre dello scorso anno, l’86,2% in meno.

A perdere non è solo lo Stato ma anche i lavoratori e l’intera filiera: i ricavi mensili bruciati dal lockdown ammontano – secondo stime dell’industria – a 3-400 milioni di euro. Ogni settimana di chiusura rischia di aggravare l’emergenza occupazionale, che condannerà migliaia di imprese e di lavoratori, attualmente in cassa integrazione. A causa dello stop, circa un terzo dei 150mila addetti complessivi del settore – i 50mila dipendenti impiegati nelle sale giochi, scommesse e bingo – rischia di perdere il posto di lavoro.

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