Fake news sui bimbi vegan: il Senatore Ciampolillo ne scova una nuova

Lello Ciampolillo

Lello Ciampolillo

“Ennesima fake news sui bambini vegani” così esordisce su Fb il Senatore “vegan” Lello Ciampolillo, dopo aver appreso la notizia battuta sull’Ansa dalla giornalista Rosati il 22 settembre (a onor del vero, come accadde per la fake news diffusa sul Fatto quotidiano nel 2016, l’articolo non pone a calce la firma del redattore, ma viene pubblicato sotto l’anonima definizione “di redazione”).

Il Senatore si attiva
Il Senatore, che in passato aveva personalmente riscontrato l’infondatezza di svariate fake news di stampo terroristico sull’argomento, ha postato “Del tutto falsa e tendenziosa la notizia dell’Ansa sulle gravi condizioni per malnutrizione di un bambino di due anni, figlio di genitori vegani, ricoverato presso l’Ospedale di Nuoro.
I Medici dell’Ospedale hanno escluso quanto riportato dall’Ansa. In particolare la Dottoressa Grazia Cattina, direttrice ASSL di Nuoro, ha riferito di aver chiesto all’Ansa la smentita della notizia.
Si tratta quindi di un nuovo, vergognoso esempio di falsa e sleale informazione, asservita alle multinazionali del settore, appassionate di McDonald’s e Burger King e terrorizzate dalla enorme diffusione delle buone pratiche alimentari promosse dalla cultura vegana”.

Dopo aver interpellato la direzione sanitaria di Nuoro, che negava categoricamente la notizia chiedendone smentita all’Ansa, il Senatore ha contattato la giornalista Rosati, la quale si è giustificata affermando, (c’è da chiedersi se sia una esperta nutrizionista), che casi di denutrizione simili avvengono solo se si segue una dieta vegan o se si è particolarmente poveri.
A breve il Senatore Ciampolillo si recherà a Nuoro per avere un confronto con il direttore sanitario e poter così fare chiarezza sulla triste vicenda, affinché fake news ed istupidimenti similtelevisivi di sorta lascino il posto ad un giornalismo rigoroso e attendibile.

L’insidia nascosta dietro alle fake news
Purtroppo non è la prima volta che la stampa antepone i titoli sensazionalistici alla realtà oggettiva della notizia stessa.
Si tratta di strategie volte a canalizzare la vita sociale, nascondere e/o mistificare informazioni, costruire archetipi di persone e di idee in cui imbrigliare gli individui, influenzare la formazione del carattere di quest’ultimi e le loro scelte.
Tale meccanismo da luogo a delle insidiose echo chambers”, che finiscono per estendere viralmente la disinformazione e per criminalizzare, come in questo caso, l’alimentazione vegan, attribuendo ad essa ogni sorta di pregiudizio.

Tutto ciò è alquanto grave, considerato che l’ODG prevede l’obbligatorietà della formazione deontologica (alla fine del triennio formativo ciascun iscritto dovrà aver acquisito i 60 crediti, con un minimo di 15 crediti l’anno. Del totale, almeno 20 devono essere relativi alla deontologia).

In attesa di un’intervento della disciplinare o dell’immediata rettifica della notizia da parte della collega, ricordiamo giusto qualche articolo sull’etica e sui precetti deontologici:
L’articolo 2 (Diritti e doveri) della legge professionale 69/1963 recita:
“E’ diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte, e riparati gli eventuali errori. Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse, e a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori”.
E ancora;
La pubblicazione della rettifica è un obbligo di legge (art. 8 legge 47/1948 sulla stampa), ma sul piano deontologico il giornalista deve provvedervi autonomamente senza attendere l’impulso della parte lesa dalla diffusione di “notizie inesatte”
e. il dovere di riparare gli eventuali errori;

Conclusioni
Impacchettare le bufale serve ad affossare la comunicazione di un episodio reale nel discredito generale ed a creare l’idea che la verità sia quella dettata dai poteri forti, dalle lobbies.
Ciò limita la capacità analitica del lettore medio e prelude ogni approfondimento.
Tutte cose che giocano a favore dei cosiddetti “poteri forti”, i quali si prefiggono di inventare opinioni e indirizzare emozioni.
Allora cerchiamo di essere allo stesso tempo debunkers e controinformatori, poiché, come diceva Theophile Gautier “Nulla di solito ha l’aria più falsa del vero, mentre il falso ha sempre una grande apparenza di probabilità”.

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