1717 – Un uomo qualunque – di Gian Joseph Morici

Tratto dal romanzo “1717 – Un uomo qualunque”

Yashiro Messico:

Quel documento, consegnato all’andata, significava che si trattava di una cosa tranquilla e che l’Agenzia era adesso una struttura paragovernativa. L’auto si fermò lungo la Mexico Federal Highway 15.

Il pick up bianco accostò il loro e George vide sporgersi una testa piccola e dai capelli neri. Miguel Velasquez lo aveva conosciuto in circostanze particolari ed erano subito diventati amici. Cosa ci faceva Miguel lì? Giorgio avrebbe poi appreso che l’idea del suo viaggio era stata di Miguel.

Quando aveva conosciuto Miguel, il giovane messicano faceva parte del cartello di Sonora.

Quello che faceva capo ai fratelli Quintero. Si occupava più di armi che di droga. Lo aveva conosciuto per caso e si era poi rivelato utile per avere alcune informazioni su uomini del cartello che varcati i confini del Messico si erano messi in società con alcuni italiani.

Miguel gli doveva comunque altri favori. Il pick up prese infine una stradina sterrata, seguito da quello sul quale viaggiava Giorgio.

Il sole accecante, la polvere sollevata dal mezzo che correva dinanzi a loro, stavano esasperando l’autista che si trovava costretto a tenere la strada evitando sassi e buche in condizioni quasi impossibili per chiunque. Finalmente si fermò. Lo sportello si aprì e scese Miguel. Prima di andare verso di loro, si mise il cappello bianco a falde larghe. Era buffo. Una testolina microscopica sotto un cappello che sembrava un ombrellone.

– “Sucio gringo…

Gli piaceva chiamare così Giorgio e lui non se la prendeva. Chi fece una smorfia di fastidio, furono i due che erano con lui, che gringos lo erano realmente e sucio forse pure, ma non dissero nulla.

Appartatisi non molto lontano dai mezzi, Miguel gli spiegò che aveva richiesto lui la sua presenza. Un suo amico, un messicano come lui, doveva passar la frontiera e collaborare. Ma voleva essere garantito.

Nessuno sa quali garanzie diede Giorgio, ma fatto sta che Miguel aveva chiesto che fosse lui ad andare a prendere il messicano per accompagnarlo oltre confine e tutto andò nel migliore dei modi. L’uomo, scuro e dalla parte posteriore della testa così piatta da sembrar piallata, non disse una sola parola per tutto il tragitto.

Al posto di dogana messicana, Giorgio tirò fuori venti dollari – di norma ne bastavano cinque, ma vista l’auto il prezzo salì – e passarono sotto lo sguardo distratto dell’agente

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