Agrigento – Punto Informazione (Teleacras)

“L’informativa antimafia inviata dalla Prefettura di Agrigento è impietosa: sussiste il pericolo di condizionamento da parte della criminalità organizzata. Una informativa tipica, ossia diretta, differente dalla cosiddetta informativa atipica che consente un margine di discrezionalità all’ente che riceve la nota. In questo caso non c’è spazio per ogni  eventuale valutazione: l’Ente deve revocare, rescindere, annullare o non porre in essere ogni tipo di rapporto con la società indicata.”

A darne notizia è Franco Castaldo, che su Grandangolo di questa settimana pubblica  la cosiddetta informativa tipica inviata dalla Prefettura a vari Enti, che riguarda la società Mediatel, la quale ha ottenuto concessioni di lotti di terreno da parte dell’Asi dove ha realizzato la sede dell’emittente tv Teleacras.  In particolare, l’attenzione è stata puntata su Giovanni Miccichè, editore di fatto e direttore editoriale di Teleacras, già coinvolto in numerose vicende giudiziarie molto gravi e gravato di una condanna (primo grado e appello) per riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Ruota attorno alla sua figura ed alle società a lui riconducibili, oltre Mediatel anche Gasme (in pratica l’assetto amministrativo e di proprietà della tv).

Un’informativa antimafia che non lascia alcun margine di discrezionalità agli Enti che l’hanno ricevuta, redatta a seguito delle note informative delle Forze dell’Ordine, dalle quali figura che la sig.ra Pecorelli Vincenza, oltre ad avere a suo carico una segnalazione per truffa nel 2003 da parte del nucleo P.T. della Guardia di Finanza di Agrigento, è coniugata con Miccichè Giovanni, con vicende giudiziarie per associazione di tipo mafioso per essere stato “indicato come colui che più di Salamone Filippo ha tenuto i contatti con l’associazione mafiosa”, in specie con Siino Angelo.

La certificazione antimafia negativa costituisce una misura preventiva volta a colpire l’azione della criminalità organizzata, ed in quanto tale prescinde dall’accertamento delle singole responsabilità penali, ma si fonda sulla verifica dell’esistenza di una contiguità dell’impresa con organizzazioni malavitose quale risulta dalla presenza, come nel caso in esame, di indizi da cui emergono sufficienti elementi del pericolo che possa verificarsi il tentativo di ingerenza nell’attività imprenditoriale della criminalità organizzata.

Un pericolo, che emergerebbe anche dalle valutazioni del Gruppo ispettivo misto, del 6 dicembre 2011.

Grandangolo spiega tutti i passaggi che hanno portato alla certificazione antimafia negativa, annunciando che è già iniziata la procedura di revoca delle concessioni rilasciate.

Da mesi abbiamo assistito alle esternazioni quasi isteriche di un consigliere comunale che ha aggredito verbalmente e a mezzo stampa quelli che a suo modesto (ma veramente modesto) parere erano gli “organi di disinformazione” agrigentini. In primo luogo il giornale Grandangolo, seguito dal nostro (La Valle dei Templi).

Vanto della libera informazione agrigentina, Teleacras (che oggi scopriamo a rischio di condizionamento mafioso) e il sito online Sicilia24h (che si è ben guardato dal pubblicare una sola riga sulla vicenda). Evidentemente, neppure quello che è stato definito “il miglior sito agrigentino” gode di una libertà tale da poter pubblicare notizie che siano tali.

Per questo giornale (Sicilia24h), e per il suo direttore, è notizia ogni peto arnoniano, mentre non è notizia che un’emittente televisiva – la quale  raggiunge quotidianamente migliaia di telespettatori in Sicilia – possa essere soggetta a rischio di infiltrazione mafiosa. Nè tantomeno è Arnone a strepitare, disperarsi, urlare contro quella stampa che non dà le notizie. Non ci sono posterbus nè valletti che accompagnano Arnone in un’incursione con tanto di volantinaggio per protestare contro organi stampa asserviti a poteri occulti.

Arnone tace. Così come tace ormai su qualche “imprenditore coraggioso” (Giuseppe Burgio) che, vessillo arnoniano fino a qualche tempo fa, caduto ora in disgrazia, si vorrebbe far dimenticare…

È partendo da questi dati, che ritengo sia diventato estremamente necessario fare un punto sull’informazione ad Agrigento.

Un’informazione pesantemente condizionata – a prescindere da possibili infiltrazioni mafiose – che, grazie ad alcune testate, si è letteralmente trasformata in una metastasi culturale, che se non soggetta a drastici interventi, rischia di divenire incurabile.

Testate che come piccoli feudi di potere si occupano di tutto tranne che di fare informazione, travestendo come tale anche casi di pubblicità occulta che neppure un cieco avrebbe difficoltà ad individuare come tale.

Giornalisti che, contrariamente a quanto previsto dal codice deontologico, s’interessano di pubblicità. A volte utilizzando mezzi di persuasione tali da rasentare il codice penale.

In un qualsiasi paese civile, giornalisti di questo genere  verrebbero cacciati via a pedate dall’ordine professionale e deferiti all’Autorità Giudiziaria.

Casi clamorosi di “persuasione a mezzo stampa” li denunciò  pubblicamente anche il presidente della Provincia, Eugenio D’Orsi.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg di una stampa a volte carnefice, altre volte complice, altre vittima. Nasce così l’informazione pilotata, o inquinata che dir si voglia, accettando di giocare sporco.

Un caso molto – ma veramente molto- inquietante, è quello dell’emittente di cui sopra, legata per contratto a Giuseppe Arnone (clicca qui). Quello stesso Arnone che dà le pagelle alle testate giornalistiche (leggi qui), elogiando Teleacras (oggi sappiamo a rischio di inquinamento mafioso) e Sicilia24h (il giornale “muto” di Lelio Castaldo), e indicando tra i “cattivi” Grandangolo, lavalledeitempli.net, agrigentotv, agrigentoflash.it e comunicalo.it.

Quello stesso Arnone che dopo aver contrattualizzato Teleacras ed essere riuscito a fare il bello e il cattivo tempo con Sicilia24h, ha tentato invano di fare la stessa cosa con La Valle dei Templi, ottenendo soltanto di farsi denunciare per i reati di ingiuria, diffamazione, minaccia e tentata estorsione (leggi l’articolo).

E se per altri è impossibile  conquistare credito professionale scegliendo coraggiosamente di fare giornalismo, c’è anche chi può contare sul piccolo vantaggio di non avere nulla da temere non avendo celati scheletri negli armadi…

I tanti marchettari dell’informazione, pedine dell’imprenditoria, dei partiti, della massoneria e altro, potranno anche diventare nell’immaginario collettivo i baroni del giornalismo agrigentino, ma non potranno mai diventare Giornalisti con la G maiuscola.

Pochi giorni fa, in occasione della commemorazione di una vittima di mafia, rimasi inebetito dinanzi al fatto che a mostrare un reportage sull’omertà dei cittadini fosse un collaboratore della emittente di cui sopra. Luogo e circostanza m’impedirono di porre domande. Notizie come questa riportata da Grandangolo, non possono che rattristare chiunque si occupi d’informazione. Dovrebbero però far vergognare tutti coloro che a vario titolo contribuiscono a far nascere e crescere realtà di questo tipo. Mi chiedo: Sarà ancora la tv libera per eccellenza? Parteciperanno ancora alle manifestazioni antimafia? Politici e istituzioni continueranno ancora a fare passarella dinanzi quelle telecamere?

L’ironia, la satira sui social network, i commenti, sono certamente utili e forse anche necessari;  ma saranno sufficienti a cambiare lo scenario dei media e con lo stesso il panorama culturale di Agrigento?

Oggi più che mai, c’è bisogno di una piena assunzione di responsabilità da parte di tutti coloro che operano nel mondo dell’informazione.

E se gli Enti dovranno  revocare, rescindere, annullare o non porre in essere ogni tipo di rapporto con la società (e quindi con l’emittente televisiva) suindicata, a quest’ultima resterà comunque la consolazione di un contratto del quale nessuno ha chiesto la rescissione: quello con il candidato sindaco Giuseppe Arnone…

Gian J. Morici

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