Perché non ci aiuta Putin?

Messo con le spalle al muro, anche Berlusconi si è visto costretto a condannare quanto sta accadendo in Libia.
Lo stesso ministro della Difesa Ignazio La Russa ha dichiarato che il trattato di amicizia Italia-Libia dell’agosto 2008, è «di fatto sospeso».
Certamente sarà difficile pretendere che gli ormai ex soci di Gheddafi decidano di congelare tutti i beni del dittatore, sottratti al popolo libico – cosa che sta già avvenendo in Svizzera e in Inghilterra -, ma quantomeno un primo passo avanti, anche se solo di facciata, lo si sta facendo.
L’unico conto che non torna, e per il quale a pagare saranno ancora una volta gli italiani, sono i danni che subirà il paese grazie a chi ha stretto discutibili alleanze con uomini come Putin e Gheddafi.
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, ha dichiarato che l’Italia in questa vicenda non deve essere lasciata sola a causa dell’egoismo dell’Europa del nord.
Cosi, dopo aver fatto affari con Putin, favorendo di fatto la rinascita di una potenza mondiale come la Russia e mettendola in condizione di diventare la prima potenza al mondo nel settore energetico, i nostri governanti sempre pronti a tacciar tutti d’esser comunisti, salvo stringere solidi rapporti con ex Kgb e dittatori del calibro di Gheddafi, si ricordano della Cara Vecchia Europa per chiedere aiuto.
Ma se fosse vero che a pilotare la nascita di un nuovo governo in Libia ci fossero gli USA e Israele, pronti a regolare i conti con una realtà nazionale non asservita agli interessi strategici dell’Occidente, ma pericolosamente vicina alla Russia di Putin, per quale motivo la Cara e Vecchia Europa, nonché gli americani, dovrebbero disperarsi per i danni che subirebbe l’Italia?
Del resto, non ci possiamo aspettare certo che siano gli americani a curare gli interessi di chi ha fatto di tutto per cedere ai russi il dominio dell’energia…
Ultimo in ordine di tempo, l’accordo di qualche giorno fa tra Eni, Gazprom e governo libico.
Un ulteriore colpo agli interessi delle multinazionali anglo-americane, in particolare della BP., che adesso con questo colpo dell’affaire Libia, mettono in ginocchio l’ENI che rischia di perdere la sua principale fonte di petrolio: la Libia.
Non servivano i documenti di Wikileaks per scoprire come il triangolo Putin-Gheddafi-Berlusconi, avesse infastidito molto gli americani – su questo sito lo avevamo scritto quasi due anni prima che saltassero fuori i rapporti delle ambasciate statunitensi -, né che agli Stati Uniti potesse far comodo lasciare governare intere nazioni da uomini incapaci e corrotti.
Uomini che, in quanto ricattabili, finiscono sempre con il fare il gioco delle grandi multinazionali che sono le uniche vere detentrici del potere.
Silvio Berlusconi, ospite del 46esimo congresso del Partito Repubblicano all’hotel Ergife di Roma, non ha rinunciato alle battute e, salutando la platea, scherza: «Vi ringrazio per questo applauso, vi inviterei tutti al bunga-bunga ma restereste delusi».
Metà platea ha gridato «fuori fuori» e «vai a sc…are». Quindi il premier ha lasciato la sala tra applausi e nuovi attacchi: «vai via», «buffonaccio, sono 40 anni che prendi in giro gli italiani e da 16 lo fai da presidente del Consiglio».
Peccato però, che nessuno gli abbia consigliato di rivolgersi adesso ai suoi amici Putin e Gheddafi – ai quali in passato ha asciugato i sudori della fronte e baciato anche la mano -, per essere aiutato a far fronte ai problemi dell’immigrazione dai paesi africani e per evitare che aziende come Eni, Impregilo, Unicredit e Finmeccanica, escano da questa storia con le ossa rotte, così come tutti gli italiani.
Tutti? Diciamo quasi tutti, visto che al premier gli affari sembra continuino a non andare poi così male…

Gian J. Morici

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