Trattativa Stato/Mafia: l’ex senatore Cirami interrogato dalla Dda di Palermo

I pm della Dda di Palermo hanno interrogato oggi, nell’ambito dell’indagine sulla cosiddetta ‘trattativa’ tra lo Stato e Cosa nostra l’ex senatore Melchiorre (Rino) Cirami.
In particolare all’ex parlamentare è stata chiesta la genesi del disegno di legge sulla dissociazione dei mafiosi.
Un ddl rimasto sempre nel cassetto e del quale Cirami, era stato tra i firmatari.
I pm della Procura adesso indagano per accertare se effettivamente avvenne la trattativa tra parti lo Stato e i boss di Cosa Nostra, così come ha raccontato tra gli altri anche Massimo Ciancimino.
Ad interrogare Cirami, i pm Nino Di Matteo e Lia Sava.
Cirami, già Pretore di Agrigento, alle elezioni Politiche del 21 aprile 1996 viene eletto al Senato della Repubblica per il Polo per le Libertà nel collegio uninominale di Agrigento.
Durante la Legislatura passa al centrosinistra con l’UDR-UDEUR, seguendo quello che fu il disegno di Cossiga, ma ritorna successivamente nel centrodestra con il CDU di Totò Cuffaro e Rocco Buttiglione.
Alle elezioni Politiche del 2001 viene scalzato nel proprio collegio di appartenenza, ma grazie ad un interessamento diretto da parte di Silvio Berlusconi viene candidato ed eletto per la Casa delle Libertà nel vicino collegio di Sciacca.
In vista delle elezioni Politiche del 2006, svolte con la nuova legge elettorale, rifiuta una candidatura in una posizione non sicura dell’elezione nelle liste dell’UDC, entrando in polemica con Pier Ferdinando Casini.
Tra gli incarichi ricoperti nella sua prima legislatura, va ricordato che fu membro e Vicepresidente della 2ª Commissione permanente (Giustizia); membro sostituto del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa; membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari; membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, membro e Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul dissesto della Federazione italiana dei consorzi agrari.
Durante la sua seconda legislatura, fu ancora una volta membro della 2ª Commissione permanente (Giustizia); del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa e della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare.
Il nome di Rino Cirami è legato alla legge sul legittimo sospetto, detta appunto anche “Legge Cirami”, che consente la rimessione di un processo penale a un altro giudice, laddove sorga un dubbio fondato sull’imparzialità dell’organo giudicante.
La norma è stata aspramente criticata, in quanto ritenuta una delle leggi ad personam scritte appositamente per evitare che il leader del centrodestra Silvio Berlusconi si sottoponesse al giudizio della Magistratura. Infatti la norma è sistematicamente invocata dai difensori di Berlusconi e Previti nei processi che li vedono imputati.
Il disegno di legge sulla dissociazione dei mafiosi, oggi all’attenzione dei pm, era un provvedimento che prevedeva una serie di benefici per i mafiosi che avessero ripudiato Cosa nostra.
Un’estensione dei benefici di legge – seppur in maniera ridotta – che di norma vengono accordati ai pentiti, che prevedeva sconti di pena fino a un terzo, la sospensione dei procedimenti di prevenzione in corso e una serie di misure alternative al carcere.
Esclusi dalla norma, restavano comunque i condannati per omicidi.
Secondo alcuni pentiti, tale normativa avrebbe consentito ai mafiosi di risparmiarsi i rigori del 41bis, usufruendo di benefici di legge, senza che fossero costretti a collaborare con la giustizia.
Obiettivo dei pm, verificare se il ddl fosse stato sollecitato e se quindi rientrasse nella trattativa Stato/Mafia avviata dopo le stragi del ‘92.
A parlare di dissociazione dei mafiosi fu anche l’ex funzionario del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Edoardo Fazioli che sentito nei mesi scorsi dai magistrati di Palermo, ha dichiarato che nel ‘93 si parlò della possibilità di estendere i benefici di legge previsti per i terroristi che avevano preso le distanze dall’organizzazione, ai boss mafiosi che avessero deciso di dissociarsi da Cosa Nostra.
La dissociazione, è bene ricordare, fu uno dei punti dei punti inseriti nel “papello“, tra le condizioni poste da Totò Riina per far cessare le stragi di mafia.

* Gian J. Morici

*(L’autore ha collaborato con il Sen. Cirami dal 1996 al 2001 ed è stato responsabile del collegio di Sciacca durante le elezioni del 2001, vinte le quali ha abbandonato definitivamente la segreteria politica)

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