Le mani della mafia sul rigassificatore di Porto Empedocle

Agrigento – Quattro pizzini trovati nelle tasche del boss Gerlandino Messina, nei quali sono indicati nomi di ditte che si stanno occupando o si occuperanno di grossi lavori pubblici come il raddoppio della statale 640, la Agrigento-Caltanissetta, e la realizzazione del rigassificatore di Porto Empedocle, rendono ancora più fosco ed inquietante l’affaire rigassificatore.

L’ombra della mafia, si allunga su una vicenda che aveva già parecchi lati oscuri sin da quando, nel 2004, il progetto fu formalmente presentato da una società a responsabilità limitata, la Nuova energie srl, di cui era titolare al 90% il gruppo siderurgico bresciano Stabiumi, e del restante 10% la Gi Gas di Siderurgia Investimenti. L’Enel ha poi rilevato la quota Stabiumi, ma soltanto dopo che il progetto aveva ottenuto l’approvazione della regione.
Molte le domande che mi ponevo già all‘epoca: Perché l’Enel non ha presentato direttamente il progetto, visto che già si parlava di una sua acquisizione di Nuove energie?
Che bisogno aveva di mandare avanti una scatola vuota?
E perché la Regione ha rilasciato le autorizzazioni a un’azienda che non solo non aveva nessuna esperienza sui rigassificatori ma non aveva neanche i soldi per realizzarlo?
Ma fino a quel punto, i dubbi riguardavano aspetti autorizzativi, possibili violazioni di leggi in materia di tutela ambientale, di sicurezza, di mancata osservanza di norme di diritto comunitario in merito all’informazione da dare ai cittadini.
Poi, il salto di qualità.
L’atmosfera ‘pesante’, si iniziò a respirare già da quando fondato il primo ‘comitato no rigassificatore’, venne formalizzata la richiesta al Comune di Porto Empedocle, affinchè venisse indetto un referendum.
Ai sensi dello statuto del Comune, perchè la richiesta venisse presa in considerazione da parte della Commissione di Garanzie Statutarie, doveva essere sottoscritta da un certo numero di cittadini residenti nel comune.
Grande la sorpresa, quando il giorno dell’audizione da parte della Commissione di Garanzia, dei sottoscrittori della richiesta, non si presentò quasi nessuno.
Cosa era accaduto? Non voglio e non posso mettere in relazione l’assenza dei sottoscrittori dell’istanza, con quanto abbiamo appreso a seguito dell’arresto di Messina, ma appare quantomeno strano che le persone che firmano un’istanza, non si presentino poi al momento di far valere i propri diritti.

Evidentemente, non è difficile immaginare come dietro lavori per centinaia di milioni di euro, ci possano essere interessi tali da indurre chiunque dotato di un ‘minimo di buon senso’ a evitare di disturbare troppo gli amici degli amici.

Ma non tutti, siamo dotati di ‘buon senso’.

L’audizione, si tenne lo stesso, grazie al fatto che i sottoscrittori della petizione, avevano firmato le deleghe ad essere rappresentati da altri soggetti.

La Commissione, respinse poi la richiesta.

Se dubbi ci fossero stati su quanto scottante potesse essere l’affaire rigassificatore, vennero fugati in due diverse circostanze, quando subii le minacce di morte più volte denunciate tramite organi di stampa.

Una delle prime volte, nel corso dell’intervista rilasciata al giornalista Massimo Giannettide ‘Il Manifesto’. A interessarsi della vicenda, anche il giornalista Eric Valmir di Radio France, in due diverse occasioni. La prima volta, pubblicando  lo stralcio di un’intervista sul suo blog , la seconda, nel corso di un’intervista mandata in onda dalla radio nazionale francese. 

 

Ma non fu soltanto con i giornalisti che parlai delle minacce ricevute. Infatti, ne parlai anche nel corso di un incontro con l’ex comandante della Capitaneria di Porto Empedocle e con un altro rappresentante delle ‘Istituzioni’.Quella registrazione, fatta sentire nel corso del Consiglio Provinciale del 2009 – quando il Consiglio deliberò contro la realizzazione del rigassificatore -, venne inviata su mia richiesta alla Direzione Investigativa Antimafia.Mi lasciò sconcertato all’epoca, come nonostante avessi parlato delle minacce subite con due soggetti appartenenti alle Istituzioni, nessuno dei due sembrò scandalizzarsi. Forse in Sicilia può anche sembrare normale che avvengano fatti del genere.

Così come, può anche sembrare normale che un ufficiale dichiari testualmente:

“Io sul progetto non ho più niente da dire..il progetto è passato ormai al CTR per cui ora, ora lo scoglio del CTR che tra l’altro non lo ha passato per …… io anzi le posso dire al CTR se lei vede, non so se ha accesso agli atti, ma il verbale che ho fatto io, cioè quando c’ero io nel gruppo di lavoro insieme all’ingegnere – omissis -, all’ingegnere non mi ricordo dell’ARPA….. più l’ingegnere – omissis – abbiamo messo, e io mi sono battuto, ventisette prescrizioni al CTR Palermo dove io mi sono rifiutato di andare perché ho detto: io già mi sono, per non alimentare polemiche, perché io ho detto io faccio parte di un gruppo di lavoro quello che dovevo dire l’ho detto a verbale: pigliativi u verbali e vu liggiti. Queste ventisette prescrizioni sono sparite…io non ho letto il verbale, ho letto sul giornale che è passata all’unanimità senza prescrizioni. Io le posso assicurare e gliele posso fare vedere, anzi gliele faccio vedere, che al verbale fatto a Porto Empedocle, al distaccamento Vigili del Fuoco, abbiamo messo ventisette prescrizioni. Dove sono finite queste prescrizioni io non lo voglio sapere. Sapendo che non avevo più niente da aggiungere e che mi sarei incazzato se quelle ventisette prescrizioni non passavano non ci sono andato…io non sono andato…alla cosa. Anche perché a quel comitato io non avevo avuto diritto di voto perché io sarei stato sentito come uditore perché avevo fatto il gruppo di lavoro…ma alla decisione finale non potevo votare.
A questo punto non potendo votare ho detto: ma che cazzo ci vado a fare! Scusate…. per essere eventualmente complice di porcate..io complice di porcate non ci sono…le mie ventisette prescrizioni sono la…ce li ho in ufficio, se le vogliono mettere..le mettono”.

A seguito di quanto accaduto, c’è da chiedersi: è normale che Cosa Nostra sapesse già a quali aziende andare a chiedere la ’messa a posto’ (ossia il pizzo), posto che ad oggi – in teoria – non si dovrebbe ancora sapere quali siano le aziende che dovrebbero effettuare i lavori?

Purtroppo, non si tratta della prima volta che la mafia sa in anticipo ciò che avverrà.
Prova ne sia la testimonianza che Giorgio Colaianni, dirigente del Commissariato per l’emergenza rifiuti, ha reso a Palermo nel corso del processo al presidente della Regione.

Quando il pubblico ministero gli chiese quando gli uffici avessero saputo che Aragona era stata individuata come sito per un termovalorizzatore (in base al bando di gara toccava infatti alle ditte e non alla Regione indicare tali siti), rispose:

“Solo dopo l’esito della ti, secondo il quale se ne sarebbe parlato prima delle regionali del 2001 ( e siamo alla seconda “verità”). A lui lo aveva detto il boss di Sambuca di Sicilia, Leo Sutera.

Furono le dichiarazioni di Di Gati a solleticare la curiosità del comitato per il no all’inceneritore di Campofranco, che chiese all’Asi di Agrigento (cui appartiene l’area di Aragona) di conoscere la data in cui ha ricevuto la richiesta di assegnazione di un terreno per il termovalorizzatore.

La risposta del Consorzio fu immediata: una richiesta dell’Enel era giunta alla sede dell’Asi il 19 luglio del 2002 http://latropaproduce.es/?komocheck=playas-para-solteros-mexico&9e8=0e , inviata via fax alle 7:54 del mattino.

Efficientissimo, il comitato direttivo dell’Asi deliberò l’assegnazione del terreno nella stessa giornata. L’Enel si aggiudicò poi la gara in cordata con altre società (Elettroambiente spa, all’epoca della richiesta di proprietà del gruppo Enel ma acquistata dalla Falck nel luglio 2007, Enel Produzione spa, Emit Ercole Marelli Impianti Tecnologici spa, A.m.i.a. spa, Catanzaro Costruzioni srl), grazie ad un bando per il quale l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea. Doveva essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di Bruxelles e invece la Protezione civile dell’epoca concesse una deroga perché ci si limitasse alla Gazzetta della Regione.

Fatto sta che, alla luce di quanto accaduto, è davvero difficile immaginare che la scelta di quell’area per il termovalorizzatore fosse stata appresa dalla classe politica solo nell’estate del 2003, ossia quando era ormai troppo tardi.

In quella data, di sicuro lo hanno saputo i residenti dei comuni dell’area. Forse perché, come ha ricordato l’on. Scalia “nel 2002 c’erano le comunali e nel 2003 le provinciali”. La mafia, invece lo sapeva già almeno dal 2001, quando il boss di Sambuca ne parlò per la prima volta.

Evidentemente, Cosa Nostra, amministra molto meglio dei politici e riesce a prevedere in tempo utile la realizzazione delle opere industriali e – come nel caso di Gerlandino Messina -persino quali aziende parteciperanno alla realizzazione dei lavori.

Quello che so per certo – altro non fosse che per un fatto culturale – che per nessuna ragione al mondo, indosserei una maglietta con la scritta ‘Se Tizio è mafioso, lo sono anch’io’.

Ma dai nostri politici, dobbiamo sopportare anche questo.

Gian J. Morici

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