Vivacqua, Arnone e l’unità della sinistra
È iniziata la nuova legislatura; il Cavaliere ha presentato il suo governo alle Camere; all’opposizione, alla sinistra, all’unica sinistra che è rimasta, ha graziosamente riconosciuto il merito d’aver saputo perdere; lecoubertianamente; con onore; a sottintendere che va bene così, che giochi pure, la sinistra, a fare il governo ombra e col suo silenzio collabori affinché diventino legge le tendenze più forcaiole con l’approvazione di quella norma che, se introdotta, come una specie di miracolo o di sortilegio, trasformerà in delinquenti migliaia di uomini –uomini!
Si fa per dire “uomini”: rom, romeni, colorati, arabi e cinesi.
E la sinistra si rannicchia in se stessa, si raccoglie e, mesta come una vedova in gramaglie, tace; fa come il mio Mario –così si chiama il mio cane- quando è rimproverato; basta mettergli il collare per vederlo raggomitolarsi su stesso, dirigere gli occhi al pavimento e tacere, neanche guaire.
Meno male che c’è l’Estero che fa opposizione e critica apertis verbis le scelte insensate e inutili di chi comanda in Italia.
Ma non possiamo aspettarci che l’opposizione al nostro governo venga dalla Spagna, quando, in Parlamento e fuori, l’opposizione stessa deve e non può che venire dalla sinistra: ha questo obbligo nei confronti dei cittadini e dei suoi elettori perché lo ha assunto col chiedere il voto. È la ferrea regola del maggioritario: chi vince al governo, chi perde all’opposizione.
E proprio la legge sull’immigrazione, la pretesa d’introdurre l’ennesimo reato nel nostro già sovrabbondante ordinamento penale, potrebbero e dovrebbero essere l’occasione per affermare e ribadire uno di quei principi, qual è la solidarietà, che sono caratterizzanti rispetto alla destra più o meno nazionalista e autoritaria; gridare il principio sarebbe un chiamare a raccolta, intorno ad esso, chi lo condivide; un primo passo per la rifondazione della sinistra.
Lo stesso va fatto, in piccolo, qui ad Agrigento, su un altro versante che è quello delle elezioni del Presidente della provincia; certamente così come non m’aspetto che possa essere la Spagna a rifondare la sinistra italiana, non posso pensare che questa rifondazione venga dall’estrema provincia italiana; tuttavia so per certo che ognuno deve fare la sua parte e noi, qui, dobbiamo fare la nostra a partire dall’occasione che abbiamo; l’occasione delle elezioni, e in particolare, della candidatura di Giandomenico Vivacqua: egli ha le caratteristiche adatte perché possa fungere da elemento catalizzatore all’interno di una sinistra che oggi, purtroppo, si presenta estremamente frantumata: benché qualcuno, con una strumentalità che è pari solo alla mancanza di garbo, gli attribuisca un’inesistente mancanza d’autonomia da antichi apparati, Giandomenico non è mai stato coinvolto in questi apparati e non ha nessuna corresponsabilità in eventuali gestioni e co-gestioni.
Possiamo muovere, e io per primo muovo, tutte le critiche che vogliamo ai dirigenti e ai deputati che l’hanno proposto; possiamo auspicare, e io auspico, che il gruppo dirigente che lo ha indicato sia integralmente rinnovato; ma tuttavia non possiamo attribuire a lui, se non in maniera strumentale, le colpe e le responsabilità di chi critichiamo e di chi vogliamo sostituire.
Oggi, io credo, la priorità, l’esigenza primaria è quella dell’unificazione della sinistra che non può essere certamente affidata a chi, al contrario, divide e tende a dividere; a chi ha rifiutato il confronto ed ha scelto di candidarsi da solo, individualmente e, se del caso, contro tutti pur di candidarsi.; a chi, invece che fare un passo indietro come è d’obbligo in questi casi, ne ha fatti due avanti; a chi ha mostrato un interesse tanto forte alla candidatura da non preoccuparsi minimamente di contribuire alla sconfitta della sinistra, dell’intera sinistra.
Ma Peppe Arnone non se ne preoccupa e non può preoccuparsene: egli si offre al mondo come il rappresentante, l’unico possibile rappresentante, dell’intera sinistra e perciò come colui che ha il dovere, sente la missione di candidarsi, perché se non si candida la sinistra non ha candidati.
Caro Peppe, io ho paura degli infallibili.
Vincenzo Campo
@ Peppe: non ti curar di loro
Unità della sinistra ad Agrigento? Forse tra 10 anni...
Concedimi un breve preambolo; dal 26 gennaio 1994, data in cui il linguaggio calcistico fu ammesso nei "discorsi politici", sino a qualche mese fa, la comunicazione politica in Italia è stata caratterizzata da un elevatissimo livello di insulsaggine dialettica e programmatica; L'insulto, oltretutto spesso di bassa lega, si è fatto discorso politico ed è stato volto non tanto a "screditare" l'idea altra dell'opposta fazione ma lo stessa persona, l'essere umano che la esponeva; L'insulto, la calunnia e spesso anche la bugia erano "argomenti" che dovevano ledere l'"immagine" del volto pubblico agli occhi dell'"uomo videns", come Sartori ci definì,che la guardava in tv; e non era importante se l'idea politica iniziale non era neanche toccata di striscio in quello sproloquio.
Beh, ad un certo punto viene alla ribalta un uomo colto, di sinistra, o forse è meglio dire di centro-sinistra, che dice basta agli sproloqui ed agli insulti e comincia a parlare di programmi rifiutandosi di dire parolacce durante i comizi. Purtroppo perde le elezioni è Berlusconi oggi gode di questo nuovo clima politico creato dalla fazione politica contraria alla sua.
Ma questo, lo sai bene, è storia recente.
Dunque a livello nazionale stiamo (o sono il solo a pensarlo?) registrando un diverso clima politico. Ma in quella ormai a me lontana (fisica ma non mentale) provincia siciliana è manifesto che si adoperi ancora il "vecchio metodo" di far politica: screditare le persone e tralasciare le idee.
Giandomenico è uomo colto e di grande intelligenza. Forse, la persona più intellettualmente capace che io conosca ad Agrigento, che si "occupa" di Politica.
Io vivo e lavoro a Milano, ed a 28 anni occupo una posizione di rilievo in una grande realtà economica delle Lombardia. Penso, senza falsa modestia, di essere una delle cosiddette "menti brillanti", ed il mio fine mese e tutti i benefit che l'azienda mi concede me lo dimostra, che vanno via dalla Sicilia perchè convinti che quel luogo non possa ofrirci niente. Come me tanti altri agrigentini sono andati via. Sono convinto che persone come Giandomenico Vivacqua alla guida della città possano cambiare realmente qualcosa. Ma sono un disilluso; è troppo al di fuori dei magheggi tipici della politica cittadina per essere eletto. E' troppo "pulito" per farcela. La sua forza sono le idee...e ad agrigento le argomentazioni per idee arriveranno solo tra una decina d'anni.
E poi Peppe Arnone che si candida per l'ennesima volta... oltretutto con un'altra candidatura già presente nel centro-sinistra... beh mi sa che è rimasto un pò indietro con le sue analisi politiche.
Non gli affiderei il mio futuro.
A presto
Gerlando Grech
concordo