Ricordando Gaetano
Era il 10 Novembre 1992, quando a Gela, città martoriata dalla guerra di mafia che in pochi anni ha ucciso decine e decine di persone, con 5 colpi di pistola alla schiena, venne ucciso Gaetano Giordano.
Gaetano, era un amico di famiglia. Sposato, 2 figli, proprietario di una profumeria in pieno centro storico. Gaetano si era rifiutato di pagare il pizzo. Disse di no a quella organizzazione criminale che nei primi anni ’90, deteneva il controllo economico e politico della città. Il suo no gli costò 5 colpi di pistola sotto casa. Quanti i ricordi di giornate passate insieme, a parlare di lavoro, di prospettive, ma anche di cose diverse e apparentemente lontane, quali il pizzo. Qualche anno prima, quando anche la mia famiglia era proprietaria di negozi di profumeria, avevamo più volte affrontato l’argomento “racket” e tanto Gaetano, quanto mio padre, seppur con la serenità di chi non aveva ancora dovuto far fronte a simili problemi, guardavano con preoccupazione al futuro. Poi, gli ultimi incontri. L’esternazione di qualche paura, ma anche la determinazione di non cedere a nessun ricatto. Ancora qualche mese, la triste notizia, il pianto, la disperazione di Franca (la moglie) e una famiglia distrutta. Gaetano Giordano, è una vittima di mafia, una tra le altre. Oggi, sempre più spesso, sentiamo o leggiamo di “vittime di mafia”. Vittime, che denunciano i loro estortori, che raccontano di ricatti, minacce, avvertimenti. Ma anche pentiti, che parlano di “messa a posto” di imprese, di appalti pilotati, di omicidi. Vediamo questi uomini, tanto gli uni quanto gli altri, protetti, blindati. Trasformati spesso i primi, in “eroi dell’antimafia”. Poi, magari leggiamo di “eroi” che taglieggiavano le aziende, o di “eroi” che, seppur sotto tutela, non esitavano a chiedere “favori” a “Cosa Nostra”. Come non rimanere sconcertati dinanzi tutto questo? C’è una gran bella differenza tra colui che paga o ha pagato il pizzo, per la paura di fare la fine di Giordano, e coloro che invece hanno tratto benefici, vinto gare di appalto, ottenuto concessioni in maniera illegale o comunque poco trasparente e che in ultimo, forse, prendono le distanza da un sistema che li ha favoriti, denunciando la bassa manovalanza della mafia ed assurgendo al ruolo di eroi, di paladini, di simboli da proporre ed imitare. Gaetano, sapeva il rischio che correva, ne era quasi certo, ma aveva rifiutato la scorta, convinto com’era, che non sarebbe servita a nulla. Gaetano, non aveva “fatto affari”, la sua azienda, non aveva tratto alcun beneficio da strani rapporti, né lui si era arricchito grazie al potere politico-mafioso. Quanti possono dire altrettanto? Tutti conosciamo quello che le cronache ci hanno indicato come “u tavulinu”, dove imprenditori, politici e mafiosi, si spartivano affari milionari, discutevano di gare, appalti, affidamenti. Purtroppo, le denunce delle “vittime della mafia”, non fanno quasi mai cenno, eccezion fatta per qualcuno spesso già individuato dagli investigatori, ai nomi dei politici, regionali o nazionali che siano, che li hanno favoriti. Eppure, grazie ai pentiti, sappiamo che il pizzo, quello che veniva definito “Tassa Riina”, era di gran lunga inferiore alle tangenti dei politici. Eppure, grazie alle indagini e alle intercettazioni, sappiamo dei coinvolgimenti di soggetti politici, di funzionari e pubblici ufficiali della Pubblica Amministrazione, in affari illeciti, grazie ai quali la mafia cresce indisturbata. Quando ripenso a Gaetano, così diverso da tanti, forse troppi, eroi, non posso fare a meno di pormi inquietanti interrogativi: ma chi ha tratto benefici, magari a discapito di altre aziende, è vittima o carnefice? Basterebbe ben poco, per provare a capire fino a che punto si sia trattato di sottomissione e non di affari in comune. Sarebbe sufficiente verificare le possibilità economiche di un soggetto o di un’azienda, prima e dopo aver avuto determinati rapporti, per sincerarsi della qualità del rapporto stesso. Esiste ancora “u tavulinu”? Esistono ancora politici corrotti e collusi? Se così è, e così è, perché i loro nomi non vengono quasi mai fuori? La mafia, non si combatte “consegnando” un “picciotto”. Non si combatte lasciando a chi ha fatto affari, i beni illegittimamente acquisiti. La mafia, si vince solo se gli si tocca il portafogli. Se tanto gli imprenditori, quanto i politici, venissero sottoposti a misure quali il sequestro dei beni illegittimamente posseduti, a quel punto, nessun politico, nessun imprenditore, vorrebbe correre il rischio di perdere ciò che già possiede. Così, rimane sempre la possibilità di facili arricchimenti, per poi prendere le distanze da un sistema con il quale si è per lungo tempo convissuto, in danno di altri imprenditori e di tutta la collettività. Caro Gaetano, com’era diverso il tuo modo di fare antimafia…
Gian J. Morici
parlare a bassa voce... spegnere la luce...
Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine
Appunti di una vita dal valore inestimabile
Insostituibili perchè hanno denunciato
Il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato
Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra
Di faide e di famiglie sparse come tante biglie
Su un'isola di sangue che fra tante meraviglie
Fra limoni e fra conchiglie... massacra figli e figlie
Di una generazione costretta non guardare
A parlare a bassa voce a spegnere la luce
A commentare in pace ogni pallottola nell'aria
Ogni cadavere in un fosso
Ci sono stati uomini che passo dopo passo
Hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno
Con dedizione contro un'istituzione organizzata
Cosa nostra... cosa vostra... cos'è vostro?
E' nostra... la libertà di dire
Che gli occhi sono fatti per guardare
La bocca per parlare le orecchie ascoltano...
Non solo musica non solo musica
La testa si gira e aggiusta la mira ragiona
A volte condanna a volte perdona
Semplicemente
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che sono morti giovani
Ma consapevoli che le loro idee
Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole
Intatte e reali come piccoli miracoli
Idee di uguaglianza idee di educazione
Contro ogni uomo che eserciti oppressione
Contro ogni suo simile contro chi è più debole
Contro chi sotterra la coscienza nel cemento
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che hanno continuato
Nonostante intorno fosse tutto bruciato
Perchè in fondo questa vita non ha significato
Se hai paura di una bomba o di un fucile puntato
Gli uomini passano e passa una canzone
Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione
Che la giustizia no... non è solo un'illusione
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Pensa