RICORDANDO EMPEDOCLE MIRABILE
Viva ed intensa è stata la partecipazione al dolore dei familiari dell’Avv. Empedocle Mirabile, inaspettatamente scomparso, segno tangibile di un riconoscimento meritato delle sue elevate qualità di uomo e di professionista, protagonista insigne dei processi più impegnativi trattati dalla Magistratura agrigentina, che gli sono valsi l’apprezzamento dei Giudici di merito e del Supremo Collegio.
Una lezione di stile di vita e di meritevole impegno professionale la sua, un esempio da seguire per i giovani colleghi in tempi che mettono a dura prova il ruolo e l’incidenza sociale della nobile professione forense.
Le elevate qualità umane dello scomparso attengono alla sua sfera familiare, alla curata educazione impartitagli dal padre, insigne avvocato, anche lui presidente dell’Ordine degli Avvocati e dalla madre, la nobildonna Dora Caratozzolo, da tutti ricordata per le sue doti e le virtù familiari.
La riconosciuta capacità professionale l’Avv. Mirabile la trasse dalla dedizione allo studio e dalla frequentazione impegnata delle aule giudiziarie, fin da giovane, sotto gli auspici e la guida affettuosa di illuminati maestri.
Tra i tanti ricordi di una lunga frequentazione e dal comune impegno di lavoro affiora l’esperienza del processo “Vetro”, in cui fu possibile far valere la verità dell’innocenza degli accusati mettendo a luce l’erroneità di una perizia tecnica che aveva sviato e posto in errore la stessa Magistratura procedente, come con scrupolosa obiettività riconobbero i Giudici della Corte di Assise.
C’eravamo proposti di pubblicare gli atti di quel processo e di alcune comuni esperienze, ma il travolgente impegno professionale da lui assolto il giorno stesso dell’incidente e della morte, come ho avuto modo di constatare scorrendo i nomi degli avvocati che giorno 28 avevano fatto ingresso al carcere Pagliarelli di Palermo l’ha fatto procrastinare e resta solo un rimpianto che trattengo nel ricordo vivissimo di un indimenticabile collega ed amico.
ENRICO QUATTROCCHI