Morire a due anni
Quante vite spezzate in nome di un progresso che parla più di business, che di prevenzione?
Ho appena finito di leggere l’articolo, non ho voglia di scrivere, ma ho dentro tanta rabbia che non riesco a trattenermi.
Siamo ormai abituati a leggere la cronaca, le casistiche; non ci impressiona più nulla.
Incidenti, omicidi e violenze di ogni genere, scandiscono le ore della nostra giornata, lasciandoci totalmente indifferenti.
Ma è giusto morire a due anni?
A Gela, un bambino, Matthias Gallo, è morto. Non è morto a causa di un incidente, è morto come ormai troppa gente muore.
Il giornalista Sergio Nigrelli, nel suo articolo pubblicato su “Sicilia Oggi”, dal titolo ” Morte sotto le ciminiere”, scrive: “lo ha stroncato “rabdosarcoma”, una brutta malattia come quell’epitelioma che rode l’uomo dal fiore in bocca di Pirandello. Malattie che sembrano portare nomi di fiori, ma che fiori, certamente, non sono, portano la morte.”
Dal giornale, apprendiamo che l’impatto ambientale dello stabilimento Eni, è sempre stato molto forte e che fino a dieci anni fa, non esistevano regole, tranne che quelle dettate dalla più grande raffineria d’Europa.
Morti, malformazioni neonatali, fumi e miasmi che appestano l’aria e denunce, esposti, processi senza sentenze e prescrizioni.
Dal 2001, la Procura indaga e chiede lumi.
Goffredo Bianchi, segue per conto della Procura i casi tumorali che gli vengono segnalati, sostiene che esiste un impatto dello stabilimento sulla popolazione, e che i casi per gli anni a lui sottoposti, manifestano chiaramente che una correlazione fra causa ed effetto c'è; ma, è comunque difficile dimostrare nei casi specifici, che essi dipendano dalla qualità dell’ambiente.
Quando negli USA, le compagnie del tabacco, finanziavano gli studi di ricerca sul cancro, si preoccupavano di non far trasparire il nesso causa-effetto.
Quando questo venne provato, le compagnie manifatturiere si ritrovarono a dover pagare danni ingenti ai fumatori affetti da cancro.
Nessuno in quel caso, ritenne che nello specifico andasse dimostrato il nesso causa-effetto, che era già stato ampiamente dimostrato in generale.
L’Eni, dal canto suo, negli ultimi cinque anni, cerca di mitigare l’impatto ambientale dello stabilimento.
Cosa resta ai genitori di un bimbo morto all’età di due anni? Sicuramente non il conforto del dubbio, non i cavilli burocratici, non gli escamotage giuridici, ma solo l’amarezza, il dolore, la disperazione, con le quali convivono ormai troppe famiglie gelesi.
Un bimbo, il cui sorriso è ormai un numero in una delle tante casistiche sulle patologie tumorali.
Un bimbo, la cui morte è per qualcuno solo un inconveniente da risolvere, forse in sede giudiziaria.
Un bimbo, che era la gioia e la speranza di due genitori e che adesso non c’è più…
No, non si può pensare ad un bambino come ad un numero. Non si può uccidere così un sorriso.
Ma mentre la Procura indaga, mentre l’Eni cerca, e lo fa solo ora, dopo decenni, di mitigare l’impatto, i bimbi nascono malformati e continuano a morire.
Anche questa è la Sicilia, dove se la mafia uccide di lupara, le omissioni, le lungaggini burocratiche, la mancanza di una coscienza critica, forse ne uccidono molti di più con il silenzio.
Non si deve più scrivere di bimbi morti…
Dolore
Tante altre purtroppo se ne conntinueranno a versare.