Ma la legge è uguale per tutti?
Esiste un “caso giustizia” ad Agrigento? A seguito di quanto accade anche nelle altre città, forse potremmo dire di “no”, ma Agrigento, per molti aspetti è già un caso a se stante.
È infatti nella nostra città, che spesso assistiamo a scontri violenti che finiscono con l’approdare nelle Aule Giudiziarie, lasciando nel cittadino il dubbio se realmente fosse fondato il sospetto della sussistenza di un reato, o se non si sia trattato di un’evoluzione degenerativa di uno scontro politico.
E mentre assistiamo alle reciproche accuse tra le parti in causa, agli insulti e alle querele, i processi, quelli veri, restano carte impolverate sulle scrivanie dei magistrati, con tutte le conseguenze del caso… I mafiosi, escono dalle patrie galere per decorrenza dei termini di custodia cautelare; i pedofili, vengono lasciati in libertà; qualche innocente, magari marcisce in galera, in attesa di un giusto processo. L’impressione che né ha il comune cittadino, è quella che i processi sembrerebbero dettati più dall’effetto mediatico che possono suscitare e dalla popolarità delle parti in causa, che non la gravità dei fatti o dalla priorità dovuta ai termini procedurali. Quasi come se anche di fronte la legge, la popolazione si dovesse dividere in cittadini di serie A e cittadini di serie B. Si viene così a creare uno stato di sfiducia nelle istituzioni, dal quale finisce con il trarne beneficio la criminalità organizzata.
Ma la legge, è uguale per tutti? Questo è quanto scrive l’avvocato Luigi Viola:
"La legge è uguale per tutti, ma non tutti sono uguali"
"Di recente ho vissuto un’esperienza semplice, che mi ha indotto a pormi (rectius: ripropormi) alcuni interrogativi mai del tutto risolti. Ero in un ufficio pubblico dove, da diversi giorni, cercavo di far valere una mia pretesa legittima e giustificata; ogni giorno mi sentivo dire che la mia pretesa non poteva essere soddisfatta tempestivamente e che era necessario tornare il giorno dopo: così, di giorno in giorno, era passata più di una settimana, senza che i miei diritti (o interessi1) trovassero tutela. Un po’ stanco, allora, decisi di presentarmi come avvocato; dopo qualche secondo, mi fu detto che il problema che avevo posto sarebbe stato risolto in pochi minuti. In effetti, poi, così è stato. Tale elementare fatto, sintetizzato nell’essenza, mi ha portato ad interrogarmi sul significato del principio costituzionale, di cui all’art. 3 Cost., in base al quale siamo tutti uguali di fronte alla legge: è davvero possibile ritenere che siamo tutti uguali di fronte alla legge, se non tutti siamo in concreto uguali? Più chiaramente, se al posto mio, nella vicenda esaminata, ci fosse stata una persona che non svolgeva la professione di avvocato, quanto tempo avrebbe dovuto attendere prima di vedersi soddisfatto? Molto probabilmente, avrebbe atteso anche più di me. Nella natura umana, allora, vi sono numerose suggestioni che influiscono sull’applicazione concreta della legge, per cui alcuni soggetti, subendo certi condizionamenti (determinate dal fatto che nella realtà non siamo tutti uguali), agiscono in un modo diverso che se tali condizionamenti non vi fossero mai stati. Così, in un ufficio pubblico un cittadino è diverso dall’altro, perché solo qualcuno è capace di suggestionare l’agere altrui (un avvocato suscita, spesso, un certo richiamo implicito alla legalità). Certo, si potrà dire che l’art. 3 Cost. va interpretato nel senso che bisogna trattare in modo eguale situazioni giuridiche uguali ed in modo diverso situazioni giuridiche diverse, per cui tutto sommato anche la stessa Costituzione sembrerebbe richiamare l’ovvietà che la legge è uguale per tutti, anche se non tutti siamo uguali2, a causa di una serie di suggestioni umane (e comprensibili)".
(Fonte: http://www.altalex.com/index.php?idnot=37388 )
Altro interrogativo, al quale ci auguriamo qualcuno voglia dare presto una risposta, è quello proposto dal giornalista Lelio Castaldo.
"Chi controlla i controllori?"
E’ bufera sulla giustizia e questa volta non si lesinano fendenti anche al Csm.
"C'è voluta la stampa per stanare il "corporativismo" adottato dal Csm nei confronti del giudice di Gela Edi Pinatto; c'è voluto lo sfogo del Procuratore Generale di Caltanissetta, Giuseppe Barcellona per mettere a nudo un amarissimo caso di mala giustizia. "Quando è troppo è troppo - ha dichiarato Barcellona -; quando ho saputo che il Csm non ha adottato alcun provvedimento nei confronti di Pinatto non ce l'ho fatta più..."
Otto anni per emettere le motivazioni di un procedimento che vede coinvolti soggetti di spicco del clan mafioso di Piddu Madonia; questo ritardo ha fatto si che sette imputati sono stati scarcerati per decorrenza dei termini.
Ma stiamo scherzando?
Adesso interviene anche il ministro Scotti per chiedere la sospensione di quel giudice.
Ma scusate, il Csm a cosa serve?
E' possibile che accada tutto ciò? Non è comprensibile, forse, che il cittadino nutra serissimi dubbi su come viene amministrata la giustizia italiana?
Sta di fatto che ci troviamo dinnanzi ad un episodio di inaudita gravità, dettata, forse, dalla "scarsa incisività" di un giudice di seguire correttamente e soprattutto temporalmente le fasi di un procedimento giudiziario che vedeva coinvolti elementi di spicco della criminalità organizzata. Non possiamo pensare male, ci rifiutiamo categoricamente di farlo. Ma quando la "scarsa incisività" (chiamiamola così, eufemisticamente) colpisce un medico, un ingegnere, un giornalista o un semplice impiegato non scattano immediatamente le punizioni? Non si comprende bene perchè un giudice che ha mostrato così "poco attaccamento" al proprio dovere (Pinatto sostiene per difendersi che era oberato di tanto lavoro...) non deve essere punito. Ma di quale casta parliamo?
Esiste soltanto la casta dei politici?
Un sospetto non fa testo; due nemmeno; tre sospetti cominciano a far storcere il naso. Quattro sospetti, come diceva qualcuno, cominciano ad essere l'anticamera della verità.
Non a caso anche il "Palazzo" di Agrigento sta vivendo un'altra bufera dovuta ad uno scontro politico istituzionale. I porotagonisti sarebbero il Procuratore De Francisci e l'ex sindaco di Agrigento e senatore Calogero Sodano. Il tutto per una richiesta di assoluzione nei confronti di Sodano. Pare che il suo avvocato difensore, Empedocle Mirabile, sia venuto a conoscenza di un "fortissimo richiamo" da parte del Procuratore nei confronti del Pubblico Ministero che ha avuto "il torto" di aver chiesto l'assoluzione per Sodano.
E' polemica aperta. Mirabile chiede lo spostamento del processo in altra sede "in quanto - sostiene l'avvocato agrigentino - oltre a stigmatizzare l'inusuale intervento vedo una non serenità da parte della Procura nei confronti del suo assistito..."
A tal proposito pare che Sodano si sia già attivato per attivare una serie di interrogazioni parlamentari atte a sollecitare ispezioni alla Procura agrigentina. Sodano, in passato, aveva già denunciato un Pubblico Ministero e nella giornata odierna formalizzerà per questi fatti una denuncia alla Corte d'Appello di Palermo ed una alla Procura di Caltanissetta.
Chiamiamola coincidenza, per carità. Ma sta di fatto che qulcosa non va assolutamente.
Agrigento ha vissuto "grandi processi" che sostanzialmente hanno fatto una fine ingloriosa.
Per citarne qualcuno: Somme urgenze, Favara Ovest e depuratore del Villaggio Peruzzo.
Tanta gente arrestata, qualcuno è anche morto, tanta altra indagata, offese, insulti per anni e anni, tanto clamore ed alla fine... tanto rumore per nulla. Questi "grandi processi" si sono chiusi con un nulla di fatto.
Non ultima, la vicenda del depuratore, che ha visto da parte della Cassazione che ha annullato le condanne di due ingegneri coinvolti in un procedimento che ha già visto tutti gli altri imputati assolti. Adesso rimangono soltanto i due ingegneri per i quali la Cassazione, come detto, ha stabilito che dovranno sostenere un altro processo.
Particolare che dovrà essere minuziosamente attenzionato è che chi ha promosso denunce e querele in questi "grandi processi" agrigentini (oltre che offese e ingiurie ad ogni piè sospinto) è stata una associazione ambientalista ed un suo iscritto locale.
Lo stesso, a suo modo di vedere, non ha lesinato di schiaffare su libri o su manifesti murali anche lo stesso Procuratore agrigentino, "reo" secondo l'ambientalista, di non avere ascoltato i suoi proclami mediatici o, peggio ancora, i suoi "suggerimenti" legali.
Non credete che sia arrivato il momento di fare un pò di chiarezza?".
(Fonte: http://www.agrigentoweb.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4460&Itemid=505)