Le tre “F”: feste, farina e forca
All’inizio fu “Panem et circenses” (Pane e giochi del circo), la locuzione in lingua latina, utilizzata nella Roma antica.
La frase, creata dal poeta Giovenale, descriveva perfettamente e in maniera sintetica, il modo di governare il popolo, divertendo le classi dominanti e creando una falsa fratellanza con i più poveri ed oppressi, in modo da addormentare le coscienze di questi ultimi ed evitare sentimenti di ribellione.
Successivamente, Ferdinando II di Borbone, aggiunse alla farina e alle feste, il deterrente della forca, coniando le famose tre “F”, “feste, farina e forca”, con le quali governare il popolo.
Durante il periodo borbonico infatti, a Napoli, nel corso di feste pubbliche e di distribuzioni di pane, venivano eseguite numerose impiccagioni al fine di dimostrare il potere politico e la capacità di mantenere sicurezza e legalità nel regno.
Passano i secoli, ma qualcosa del passato resta sempre.
Le feste, rappresentano ancora il sale del potere politico, con il quale addormentare le coscienze e far sentire tutti uguali, mentre la forca, sostituita con altri mezzi meno cruenti, ma non per questo meno incisivi, continua a far parte delle regole del “buon governo”.
E la farina? Quella, resta purtroppo come promessa elettorale o quando reale, mero strumento di politica clientelare.
È seguendo questa logica, che si può spiegare quanto accade ad Agrigento.
La “città della sete”, quella del mare inquinato, della disoccupazione, dell’immondizia, della miseria che la relega tra le ultime della nazione, ma è anche la città delle feste o pseudo tali.
Da quelle religiose, a quelle tradizionali, fino ad arrivare a quelle di più recente importazione come la “notte bianca”.
Dopo un’estate allietata da spettacoli e spettacolini, nei posti più disparati, più o meno validi, il tutto mentre i turisti (ma non solo loro…vero Marco?), fuggivano da una città senz’acqua e con il mare inquinato, è arrivata finalmente la fatidica data della “notte bianca”.
“Notte bianca”, che coincide con un’altra occasione per la grande “F” della festa: Roberto Bolle danza nella Valle dei Templi!
Ma come fa un Comune con i "conti in rosso", ad organizzare "notti bianche"?
Mistero dei colori…
Mentre c’è chi tenta di attrarre o mantenere il consenso popolare organizzando attività ludiche collettive, distraendo così l'attenzione dei cittadini dalla vita politica in modo da lasciarla solo alle elitè, c’è chi preferisce cimentarsi (forse sull’onda di quanto accade a livello nazionale) con la terza “F”: la forca!
Brunetta, precursore della facile risposta al comune sentire (i fannulloni della Pubblica Amministrazione), non ha faticato molto a far proseliti (Sicilia - Calendario venatorio: è aperta la caccia alle streghe ), a loro volta seguiti a ruota nelle piccole realtà locali.
Dopo una dura campagna di moralizzazione nei confronti dei dipendenti, dopo aver preventivato il turnover dei dirigenti, il presidente della Provincia, Eugenio D’Orsi, si catapulta sulla vicenda della “schiticchiata” all’orto botanico.
“Schiticchiata”, deriva da “Schiticchiu “ e se avete avuto la bontà di leggerne la definizione, sapete già che è un qualcosa che ha a che fare con l’alimentazione.
Ma cos’è accaduto di così grave da far tuonare la voce stentorea dell’irreprensibile ed inflessibile presidente D’Orsi?
Alcuni dirigenti ed impiegati della Provincia regionale di Agrigento, pare si siano organizzati per banchettare all’interno dell’orto botanico, area nella quale, è vietata qualsiasi forma di “Schiticchiata”.
Sarà stato per il caldo, sarà stato per leggerezza, sta di fatto che questi impiegati hanno utilizzato l’area di cui sopra per organizzare una grigliata.
Purtroppo per loro, il fumo del barbecue, non è passato inosservato e qualcuno ha prontamente avvisato il presidente di ferro, il quale non ha esitato ad inviare sul luogo una pattuglia della polizia provinciale, che ha provveduto a fotografare la scena e identificare i commensali.
D’Orsi ha subito dato l’avvio ad un provvedimento disciplinare, ma ciò non esclude eventuali e ben più gravi conseguenze, forse anche di carattere penale, a carico dei presenti.
La notizia, ha purtroppo trovato eco nella stampa nazionale.
Senza volere entrare nel merito della legittimità e leicità della “schiticchiata”, pur non condividendo la leggerezza che ha spinto i dipendenti a trasformare l’orto botanico in area da picnic, non possiamo non rimanere perplessi dall’enfasi che si è data alla notizia e da quest’atmosfera da “santa inquisizione” che si è venuta a creare.
Tanto impegno, non potrebbe meglio essere indirizzato?
Non bisogna infatti dimenticare, che tanta solerzia e zelo, non sono state mostrate neppure per dotare la Provincia Regionale di Agrigento di un organo indispensabile, quale la Giunta che, caso forse più unico che raro, è stata nominata dopo oltre due mesi dalle elezioni.
Se anziché impegnare la polizia provinciale in operazioni “antischiticchio”, la stessa venisse meglio utilizzata nei controlli delle discariche, abusive e non, per i problemi d’inquinamento atmosferico, idrico e marino, per i tanti altri compiti istituzionali previsti e certamente di maggiore spessore, forse avremmo qualche “sciampagnuni” in meno segnalato, ma certamente molti delitti ambientali in più denunciati…
Sulla seconda “F” (farina), forse non è il caso di discuterne, posto che l’argomento vede spesso coinvolti soggetti di notevole spessore in ogni campo e potrebbe avere per noi nefaste conseguenze.
Se siete convinti della ragione dell’uso delle Feste e della Forca, leggete questo:
«Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro.
In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso.
Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare.
Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti.
In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri ...
Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso.
Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto.
Che garantisca l’ordine anzitutto!
Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla.
Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere.
Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo».
«Se un potere dispotico si insediasse nei paesi democratici, esso avrebbe certamente caratteristiche diverse che nel passato; sarebbe più esteso ma più sopportabile, e degraderebbe gli uomini senza tormentarli.
Un sistema che potrebbe sembrare paterno, ma che al contrario cercherebbe di fissare gli uomini alla loro infanzia, preferendo che si divertano piuttosto che pensare [...].