IL SEDICESIMO 19 LUGLIO
Diciannove luglio 2008, sedicesimo anniversario della mattanza di via D’Amelio.
Agrigento e l’Associazione Emanuela Loi lo hanno ricordato ( “per la prima volta”-ha sottolineato Vito Alagna del sindacato CGIL di polizia) con un dibattito che si è svolto nel saloncino della Camera di Commercio.
Poco più di venti-venticinque persone,soprattutto poliziotti e un gruppetto di giornalisti che intervistano e se ne vanno..C’è il prefetto e il questore,i comandanti di Carabinieri e Fiamme Gialle,Alagna e Fabio Fabiano dell’Associazione Loi, Mariella Lo Bello della CGIL, il presidente della Camera di Commercio Messina e degli industriali Catanzaro; Enzo Alessi che modera e premette “non siamo qui per caso”.
Ha perfettamente ragione, solo che quelle parole conferiscono ai pochi presenti uno strano ruolo di voci recitanti una tragedia sempre presente che li sovrasta..
L’altra Agrigento che non c’è, è solo un rumore di fondo,un chiacchiericcio sul coraggio di cambiare, sull’acqua che dopo decenni ancora sembra un ruscello carsico che appare ogni dieci –quindici giorni e poi scompare per inperscrutabili sentieri sotterranei.
Solo un bisbiglio per i saldi che nessuno compra,per il pane e la pasta le cui scorte si esauriranno –dice la Coldiretti-fra sette mesi, qualche anatema per la melma nel mare di san Leone.L’altra Agrigento non pentita e non redenta non saprà mai del nodo alla gola che ha impedito a qualche oratore di parlare; non saprà mai della “lectio magistralis” di educazione civica svolta “a braccio” dal prefetto Postiglione.
Peggio per lo scrivente che non si era portato dietro il registratore e ancora peggio per le TV che con il loro bacino di utenza avrebbero avuto l’occasione di “migliorare l’esistente”.
Postiglione fa citazioni a raffica, a 360 gradi: da “siamo in pochi ma ci diciamo cose grandi” al sacrificio di Dalla Chiesa,alle persone di valore in condizioni di inferiorità rispetto al nemico, al fascino perverso di certe fiction sulla mafia,al “diritto che è una soluzione intelligente, all’esproprio le cui cifre non dovrebbero essere punitive per l’espropriato, ai fluttuanti consolidamenti della giurisprudenza.
Poi sulla risoluzione dei problemi idrici sbotta al naturale: “Farò il pazzo”.
Determinato e ottimista si è mostrato il questore per i tangibili riconoscimenti dell’opinione pubblica mentre il rappresentante del sindacato di polizia gli ha fatto eco dichiarando “faremo la nostra parte fino in fondo ,anzi fino in alto”.
Non è stata da meno l’assessore comunale Rosalda Passarello che indica Emanuela Loi “eroina del novecento”.
Frasi e dichiarazioni che non sono di convenienza e che, appunto per questo dovrebbero sollecitare la Chiesa a “pescare” nel martirologio delle forze dell’ordine ( forse che i corpi bruciati e devastati non sono delle vere e proprie stimmate?).
Ma anche lo Stato dovrebbe essere più cauto nei confronti dei suoi “servitori” e certamente non ha fatto bene all’opinione pubblica il trattamento riservato all’ex-prefetto di Agrigento,Sodano. Come non fa bene all’opinione pubblica quella che dall’esterno appare una esasperata ricerca di “mele marce” che colpisce personaggi diventati loro malgrado,emblemi ,come il capitano Ultimo e il generale Mori. E non piace nemmeno la sistemazione del magistrato Ayala messo a giudicare i ladri di galline ovaiole. Senza contare i profondissimi dubbi che ricadono sullo Stato e non su Contrada,per esempio.
C’è bisogno di uno Stato possibilmente etico ma senza quei fondamentalismi dettati da conflitti di interesse politico e da altri “inconfessabili motivi” chiamati “ragion di Stato” che utilizza i servitori per poi buttarli via.
A nostro parere solo così, quel giorno di maggio e questo giorno di luglio potranno acquisire maggiore rilevanza e credibilità. Eliminando persino l’alibi della non partecipazione “all’altra Agrigento” organizzando un orario di dibattito più ragionevole (il pomeriggio?) e sostituendo Claudia Casa, segretaria dell’Associazione Emanuela Loi ,che possibili riflessi condizionati farebbero ritenere non certo un punto di riferimento.
Detto e fatto tranquillamente,senza invocare miracoli a san Calò.
Diego Romeo