Il mio voto libero
Oggi, su Suddovest è stato pubblicato un articolo di Giovanni di Girgenti (http://www.suddovest.it/cms/?q=node/181) sulla vicenda Zambuto sindaco, vittoria delle sinistre, falla nella destra, vittoria sul voto blindato, passaggio a destra, ripensamenti e riconsiderazioni.
Chi sia Giovanni di Girgenti, io non lo so, ma dev’essere un ingenuo; o uno che, se di Girgenti oltre che di nome anche di fatto, ha memoria corta; o uno più furbo assai di quanto non voglia sembrare. O, forse e più semplicemente uno che, ingenuo irretito da bluff, al bluff non si rassegna.
C’era una volta, ad Agrigento, una certa Maria Pia Campanile; abitava alla Passeggiata, era moglie di uno stimato chirurgo agrigentino appassionato di caccia, della vita, del mare e della natura.
Cattolica, con grande impegno s’era dedicata alle questioni femminili, aveva dato dignità di vera associazione a ciò che fino ad allora era stato solo una sigla, il Cif, aveva fondato e diretto consultori familiari. Ebbe a ricoprire pure cariche istituzionali. Ma siccome questo non è un coccodrillo e, per di più auguro lunga e felice vita a Maria Pia, smetto con l’elencazione dei meriti e piglio quella dei demeriti.
Scherzo: ripiglio il mio discorso.
Avvenne che, tanti e tanti anni ormai sono passati, quando sembrava che fosse in atto un cambiamento vero e radicale nell’intero Paese, mentre che il Partito della Democrazia cristiana era in vero subbuglio, mentre che qui a livello provinciale quel partito era retto da un commissario che si chiamava Casilli Cosimo e che veniva dalla Puglia, mentre che qualche ingenuo come me credeva che finalmente in quel partito avesse potuto riemergere l’anima autenticamente popolare che aveva alla sua fondazione, mentre quell’ingenuo immaginava che fosse possibile rompere il cordone fra partito e malaffare, mentre lo stesso ingenuo sognava di farla finita con le clientele e cominciare a fare i conti con le idee, mentre tutto questo avveniva, doveva eleggersi il nuovo sindaco di questa nostra Città.
Girgenti: niura la terra e niura la genti, dicono nel trapanese.
Il quadro: prime elezioni col maggioritario. Sperimentazione massima.
Candidato per le sinistre Arnone. Oggi diremmo immarcescibile, allora era semplicemente nuovo luccicante, smagliante. E se è in piena forma ora, allora com’era? un Principe azzurro, un Sammichelarcangelo che brandisce la spada contro il drago del malaffare, della collusione.
Candidato della diccì: Maria Pia Campanile, nel segno del nuovo e del rinnovamento del partito e della società. Candidato unitario, senza tentennamenti, senza opposizioni, mugugni e malumori. Candidato di tutti i deputati e di tutte le correnti.
Il terzo candidato, un fuoruscito dalla diccì, ex repubblicano, allora con Ajala, Alleanza democratica.
Sulla carta quelle elezioni non serbavano sorprese: la Democrazia cristiana era stata ininterrottamente al governo della Città e quando non aveva avuto la maggioranza assoluta dei consiglieri alle elezioni, se l’era procurata con campagne acquisti prima della quarta riunione di consiglio. Maria Pia non avrebbe vinto a primo turno perché c’era la variabile Arnone, però...
Come fu e come non fu, invece, la gente per la prima volta da quando c’era la Repubblica non votò DC come aveva fatto sempre, con regolarità e senza fantasia, e si divise fra i due non DC.
Il voto ad Arnone non aveva bisogno di spiegazioni.
Ma neanche quello dato all’altro: Giovanni di Girgenti non scriveva ancora, ma l’avesse fatto abrebbe detto che l’elettorato agrigentino si era finalmente liberato dal giogo della clientela; i cittadini agrigentini, pure quelli di Villaseta, del Rabato e di San Michele, d’un tratto acquistata coscienza di se e della propria dignità, erano divenuti elettori e non più clientes; avevano avuto la forza e l’orgoglio di dire un grande e liberatorio NO ai capi elettori, ai capi bordone, ai caporali e ai maggiorenti e riappropriatisi del loro voto l’avevano liberamente donato al terzo incomodo.
Quella volta al primo turno, pur essendo come sempre padrone del mio voto, votai per Maria Pia e al ballottaggio per Arnone.
Sintetizzo all’estremo quello che è avvenuto anni e anni dopo e che il mio –pur sconosciuto- amico di Girgenti mostra di non aver compreso, ma forse perché non ha mai saputo della storia che ho ora raccontato; ché se l’avesse saputa avrebbe avuto una chiave di lettura delle cose di Girgenti....
Quello che resta del meglio della vecchia diccì, l’erede e successore, che si è raccolto intorno all’azzurro, allo scudocrociato e alle colombe neo-autonomistiche, unitariamente alle ultime elezioni amministrative, ha approvato la candidatura dimauriana del medico Enzo Camilleri; tutti d’accordo, capi elettori, capi di partito, capi di corrente, capi bordone, caporali e maggiorenti, tranne un giovane fuoruscito dal Cdu che pur di candidarsi e contro ogni regola del maggioritario, caparbiamente è andato da solo e si è candidato a Sindaco, verso il suicidio sicuro, naturalmente
Però ancora una volta, né più e né meno come allora, tanti e tanti anni fa, quando sammichelearcangelo eccetera eccetera, di nuovo e per la seconda volta nella storia della Città, gli agrigentini riacquistarono la titolarità del loro voto e lo diedero liberamente. Di nuovo. Come allora. Come fu per Maria Pia. Nientedimenoche e insapettatmente al giovane fuoruscito in rotta col più importante politico dell’Isola, che era il Governatore Cuffaro: Marco Zambuto.
Io, ancora una volta padrone del mi voto, ma ancora una volta incapace di comprendere e ancora una volta felice di non aver compreso, ho votato per Lillo MIccichè –verde perdente- al primo turno e per Camilleri al ballottaggio.
Ora come allora il mio voto se n’è andato in direzione contraria a dove quelli che possiedono i voti blindati avrebbero voluto che andasse.
Girgenti l’ha capita, Di Girgenti forse ancora no.
Enzo Raffadali, alias Vincenzo Campo
Parallelo con le prossime Provinciali
Vincenzo Campo (o Enzo Raffadali, se si preferisce)
chissa
Saluti
Un elettore confuso