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Castaldo sulle riflessioni di Campo

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 06/06/2008 20:40

Il testo della risposta di Franco Castaldo, all’articolo di Vincenzo Campo, pubblicato in data 01/06/08, dal titolo:

Castaldo sulle riflessioni di Campo

Giuseppe Arnone

 “Che città strana, quella di Agrigento “:

 

“E’ davvero un piacere leggere Vincenzo Campo, acuto osservatore dalla penna raffinata. Ed è un piacere così grande che Grandangolo, pur non avendo ricevuto direttamente la riflessione che pubblichiamo sopra, pubblica comunque lo scritto perché, pur “riflettendo” in maniera diversa da questo giornale, rappresenta un contributo davvero alto che si dà ai fatti ed alle cose di Agrigento.

Naturalmente, l’appassionata riflessione di Vincenzo Campo  soffre di qualche dimenticanza ovvero di deficienza di informazione. Che nessuno sapesse delle intraprese non certe cristalline di Filippo Salamone (ma anche dell’altro socio Giovanni Miccichè) è obiettivamente un fatto non proponibile. Sarebbe stato più corretto affermare che Teleacras, mentre era direttore Taglialavoro con Sardo, Galluzzo, poi Conti e qualche altro giornalista in redazione, non ha dato notizia, e talvolta ha dato notizie al contrario, di indagini riguardanti gli editori e i politici di riferimento degli editori della tv privata. Vincenzo Campo, ad esempio, ha mai saputo che Filippo Salamone (inteso come Impresem) già dalla fine degli anni 80, ha comprato (e non scrivo: avrebbe comprato) i favori di un giornale antimafia come L’Ora? Ha mai saputo che Filippo Salamone (singolarmente e come Impresem) ha cercato di condizionare, pagando, l’informazione giornalistica in tutta la Sicilia occidentale? Del crac della Banca di Girgenti, siamo a fine anni 80 (con Taglialavoro direttore e Sardo, Galluzzo, poi Conti e qualche altro giornalista in redazione), Campo ha appreso qualcosa dall’emittente di via Stromboli? E delle vicende penali e non di Sciangula, Mannino, Nicolosi e molti  altri, cosa ha saputo Campo e detto Teleacras? E sul fatto che Teleacras, in quegli anni, fosse l’avamposto privilegiato per agevolare gli interessi dell’Impresem (dichiarazioni di Giovanni Miccichè e atti processo Tangentopoli) Campo sa qualcosa? E Taglialavoro e suoi seguaci lo hanno mai scritto?

Io che in quegli anni, come ricorda Campo, ero retribuito (piccola cattiveria, bon ton sotto i tacchi) da Teleacras mi sono occupato sin dal 1987 delle tangenti versate a Sciangula, delle vicende connesse con ambienti mafiosi di Lillo Mannino, delle grandi opere in tema di acqua (su Rai due, Mixer) sono stato pesantemente “mazziato” proprio da Teleacras diretta da Taglialavoro. Sappiamo come è finita. E Campo sa chi mi chiedeva di smentire gli articoli pubblicati su La Sicilia, forte del rapporto di collaborazione con Teleacras?  Potrei continuare sino a domani ma non lo faccio. L’argomento che Grandangolo voleva segnalare la scorsa settimana e non ha potuto farlo perchè stava andando in stampa è semplice. Direi elementare: Arnone si scaglia contro Taglialavoro solo perché ha osato scrivere ciò che non gradiva. E per me che so bene come funzionava Teleacras negli anni in cui “sono stato retribuito” mi è parsa davvero una cosa spropositata. Ho pensato: non si è salvato nemmeno Taglialavoro dalle ire arnoniane. E dire che Arnone per Taglialavoro dovrebbe avere una sorta di venerazione, quasi un totale appiattimento sulle sue posizioni, giuste o sbagliate, non fosse altro perché Taglialavoro, Teleacras (e Salamone) hanno “creato” questo personaggio verosimilmente non in maniera disinteressata. E mi stupisce che Campo non fosse informato avendo preso parte ad un processo, come difensore (e non mi dilungo, ma solo per adesso, come funzionavano le riunioni preventive a Teleacras per stabilire le linee difensive in vista degli interrogatori dei testi)  che ha messo in chiaro con sentenza definitiva chi fossero i testimoni mendaci “smentiti per tabulas”. Con l’affetto e la stima di sempre.

Cas

Forma e contenuto

Inviato da Vincenzo Campo il 07/06/2008 11:51
Caro Franco, Ti ringrazio per le belle parole. Il mio intervento, in estremna sintesi, voleva dire: non mi pare corretto che si dica maldicente a chi è stato condannato per diffamazione o mafioso a chi è stato ritenuto responsabile del 416 bis Cp, chiunque egli sia (non ho mai avuto il piacere di parlare con Filippo Salamone); non mi pare corretto che si ingigantisca una critica rappresentandola come "polemica" (erano due interventi); non mi pare corretto che si ponga in relazione una decisione giudiziale sull'apartenenza ad un'associazione mafiosa di uno dei comproprietari di una televisione col direttore i quest'ultima. E non avrei detto neanche questo se non mi fosse arrivata, da Giovanni Taglialavoro la lettera che ricopio qui di seguito.

Caro Vincenzo, ho letto la risposta che Castaldo ha dato alla tua affettuosa e misurata riflessione sugli anni della mia direzione di Teleacras.
Sai che da tempo, da quando due tribunali siciliani, quello di Palermo e quello di Agrigento, hanno posto la parola fine a tutte le accuse di diffamazione e di false dichiarazioni al pm avanzate da Castaldo contro di me, assolvendomi o archiviandole, non rispondo ai vari attacchi che lui e i suoi collaboratori mi riservano a mezzo stampa. Non ho voluto alimentare la continua rappresentazione di una storia piccola e miserabile che incanaglisce gli animi. Mi piacerebbe che si guardasse al futuro chiudendone il sipario.
Consentimi di ricordare che la seconda GUERRA MONDIALE è durata 6 anni mentre quella di Castaldo dura da 20 senza che se ne veda la possibile conclusione.
E' triste pensare che nella mia città si continui a distillare veleno attorno a storie che andrebbero consegnate al passato e che invece alimentano guerre interminabili in un eterno presente di parole mentre il contesto degrada inesorabilmente.
Per una volta, questa sola volta, rompo il silenzio per precisare alcuni passaggi importanti per una corretta ricostruzione delle cose.
Scrive Castaldo che dal 1987 erano ben visibili, almeno a lui tanto che li ha raccontati, 'le intraprese non cristalline' di Salamone, ma anche di Miccichè. Già siamo ad una fattispecie di attività un tantino diversa da quella mafiosa, solo 'non cristalline', e comunque se per Castaldo erano sufficienti a definire il pendio di perdizione dei due personaggi, perché ha continuato a percepire da loro soldi, recandosi ogni mese negli uffici dell'Impresem a riscuoterli, fino al 1993, senza alcuna prestazione professionale in cambio? Perché addirittura ad un certo punto chiede un aumento facendosi raddoppiare il compenso con più della metà in nero? Va ricordato infatti che dall'estate del 1986 in poi non esiste più alcun rapporto professionale tra Castaldo e Teleacras ma solo di retribuzione e da allora non una pagina non un rigo prodotti da Castaldo hanno arricchito gli spazi informativi di Teleacras. E' stupefacente che su questo Castaldo sorvoli. Perché ha continuato a farsi pagare dal 'mafioso' Salamone? Sardo, Galluzzo, Conti ed altri giornalisti ed io eravamo pagati per produrre un intero palinsesto della televisione. Possiamo essere giudicati dalla qualità di quel palinsesto. E poi come ci sembrerebbe azzardato giudicare il giornalismo di Castaldo su 'La Sicilia' sulla base di quello che Mario Ciancio combinava in quegli anni nei suoi affari, altrettanto azzardata ci sembra l'operazione rivolta alla produzione giornalistica di Teleacras. La quale non è nascosta, non va svelata magari con l'aiuto di qualche pentito, ma è lì, disponibile negli archivi e viva nella memoria di molti agrigentini.
Mai in nessuna circostanza la nostra informazione è stata legata agli interessi dell'Impresem, tanto è vero che amici di Castaldo, da Angelo Scifo a Calogero Sodano e a Roberto Di Mauro, protestavano sistematicamente con l'Impresem per il taglio delle nostre trasmissioni. Se a Castaldo risulta il contrario indichi quale articolo, quale trasmissione siano stati imposti o suggeriti dagli interesse dei due editori.
'Teleacras era l'avamposto degli interessi dell'Impresem' scrive Castaldo ma non è il suo pensiero: è il contenuto, lui sostiene, di dichiarazioni di Micciché. ( Miccichè dice anche altre cose sul conto di Castaldo nella testimonianza rilasciata a Stefano Dambrosio a proposito del perché lo retribuisse, è credibile anche in questo caso?)
E' un modo singolare di giudicare 'le cose' non direttamente per quello che sono ma attraverso la valutazione che di esse fa un testimone. Ma questo procedimento mentre può essere di qualche utilità nelle indagini sulla mafia, e comunque come premessa per doverosi riscontri oggettivi, non serve a niente, anzi è controproducente nel nostro caso perché 'le cose' sono chiare e visibili, non hanno bisogno di svelamento alcuno, 'le cose' sono gli articoli e i programmi trasmessi, essi vanno sottoposti a giudizio per arrivare eventualmente a quelle conclusioni.
La verità è che in quegli anni ad Agrigento si è scritta con Teleacras una storia luminosa, di giornalismo onesto e misurato che resta vivo nella memoria degli Agrigentini e che ha trovato sviluppo nei destini professionali di quelli che ne furono protagonisti e che oggi si fanno onore nelle maggiori emittenti nazionali. Nessuna invidia, nessun rancore potrà cambiarne il senso

Ricevo e pubblico l'email di Castaldo

Inviato da Gian Joseph Morici il 07/06/2008 18:47
Caro Enzo,
la lettera che ti ha mandato Taglialavoro contiene assolute ed insuperabili sciocchezze con riferimento, soprattutto, a mie pretese false testimonianze che sono assolutamente inesistenti sia nel reale che in sede giudiziaria.
Solo per questa affermazione, per le altre hanno già deciso i Tribunali, chiederò conto e giustizia nelle sedi opportune.
Naturalmente non è con Taglialavoro che voglio aprire una polemica: di solito mi rivolgo ad altri soggetti, certamente non a coloro i quali sono stati definiti per sentenza diffamatori (seppur a seguito di una pretesa provocazione), ovvero “testimoni smentiti per tabulas” ed ancora “testimoni inattendibili”, per dar vita ad un dibattito, ancorché articolato, sulle vicende di Agrigento.
Ma c’è altro.
Approfittando della Tua cortesia, Taglialavoro rievoca una vicenda – quella del mio rapporto con Teleacras – sulla quale il buon senso avrebbe dovuto consigliare di tacere. Infatti, per ben due volte l’ex direttore di Teleacras, spalleggiando il suo ex editore Salamone, ha portato in un processo siffatta ricostruzione ricavandone nel primo caso (sentenza definitiva) la qualità (?) di “testimone smentito per tabulas” e la condanna di Salamone ad un anno di carcere per diffamazione in mio danno. Nel secondo caso, sempre per aver affermato le stesse cose che oggi tu trascrivi, è stato definito dal Tribunale di Agrigento (sezione civile) “teste inattendibile”.
Taglialavoro riferisce di mie prestazioni inesistenti. Il Tribunale che si è pronunciato in tal senso, con sentenza definitiva, ha affermato l’esatto contrario. E mi dispiace che Tu, caro Enzo, pur essendo perfettamente informato dell’esito e, soprattutto, dello svolgimento del processo abbia lasciato scoccare, con imperdonabile distrazione, simile schizzo di fango.
Solo per chiarezza, e affinché la gente possa valutare, dico che: risulta, tuttavia, sempre da processi, che Taglialavoro sia stato il percettore di compensi per prestazioni mai rese erogati dall’Impresem (e non Teleacras che ha elargito altri compensi) per avere tenuto, anzi non aver tenuto afferma Mario Mondello - corsi di formazione ai dipendenti di quell’impresa. Le fatture, per centinaia di milioni di vecchie lire, sono in mio possesso e a Tua disposizione. Anzi, le pubblicherò sul mio giornale insieme all’esito del procedimento civile peraltro originato dallo stesso Taglialavoro e perso in malo modo.
Così come sono in mio possesso le quietanze di pagamento firmate da uno strettissimo congiunto (ma proprio strettissimo) di Taglialavoro per qualche milione di lire senza che il congiunto (questo si, è vero) abbia mai messo piede sia a Teleacras che all’Impresem. E, per adesso, mi fermo nell’indicare quanti congiunti di giornalisti e dipendenti di Teleacras abbiano percepito compensi per prestazioni giornalistiche mai rese.
Tornando al tema principale del mio intervento, cioè l’unico vero spunto da analizzare, interessa evidenziare, e questo Tu lo hai capito, che in cima al ragionamento non c’era la disquisizione sulla bontà e concretezza del palinsesto di Teleacras (mai messa in discussione anche perché con quel fiume di denaro messo a disposizione da Salamone e Miccichè sarebbe stato difficile fare peggio). Segnalavo altri aspetti. Che, puntualmente, non hanno trovato risposta. Infatti, tangentopoli, mafia, appalti truccati, “U tavulinu”, Banca di Girgenti, e molto altro pur venendo fuori su altri organi di informazione, a Teleacras non hanno trovato lo spazio che meritavano. Anzi, ricordo e cito solo questo esempio, che mentre io scrivevo dei pentiti che accusavano Salamone, Taglialavoro affermava che mi inventavo tutto sfruttando un caso di omonimia. E faceva finta di non sapere. E massacrava me. Troppo comodo, Enzo: per lui e per te.
Parliamo adesso di informazione e non di palinsesti con o nani e ballerine.
Taglialavoro vuol fare passare l’idea, patetico il suo tentativo, secondo la quale i suoi editori di quel tempo non hanno mai interferito sulla sua direzione. Ti pare una cosa possibile?
Cioè, Taglialavoro vuole affermare che, mentre Filippo Salamone (con il socio Giovanni Miccichè) nella qualità di titolare dell’Impresem comprava (ribadisco: comprava) i favori del giornale L’Ora, comprava le azioni della tv privata TeleL’Ora (insieme ai Cavalieri del lavoro di Catania) e faceva assumere giornalisti nella mitica testata per ottenere, a pagamento, i favori di quella stampa solo a Taglialavoro dicevano “sei libero di agire”? L’Impresem, comprava articoli di giornale per ottenere servizi compiacenti (non lo dico io, o Miccichè. lo dice la DDA di Palermo e il Gip di quel tribunale nel processo numero 6280/92 in cui Taglialavoro è stato persino testimone). Enzo, scherziamo o vogliamo fare la figura dei polli?
Tu, rimandando in rete la lettera di Taglialavoro, avalli la teoria secondo la quale Salamone comprava gli altri (e provava ad infangare me) e Taglialavoro, il direttore della sua tv, lo lasciava libero di agire? Resta il tema predominante (ed unico) del mio intervento: fatti dire da Taglialavoro cosa ha scritto della vendita del “suo” mulino (mentre Salamone impazzava ai vertici della Regione siciliana ed era definito il “presidente ombra)” classificato “bene monumentale”; fatti dire da Taglialavoro se è vero o no che ha fatto interventi per bloccare l’opposizione alla non costruzione del depuratore del Villaggio Peruzzo, incontrando, come un carbonaro, suoi avversari in una farmacia di San Leone; e fatti dire se mai hanno trovato spazio nella sua tv gli striscioni, contro di lui, degli operai che avevano occupato l’aula consiliare; fatti dire in quale archivio di Teleacras possiamo trovare i servizi giornalistici riguardanti Tangentopoli siciliana, Sciangula, Mannino, Nicolosi e quanti hanno dato vita alla stagione degli inganni e degli appalti truccati; fatti di dire da Taglialavoro in quale archivio possiamo trovare la trasmissione speciale che ha realizzato sul tema delle risorse idriche (appannaggio dell’Impresem), ospite in studio tra gli altri, Totò Sciangula, per contrastare ad un mio articolato ed esaustivo servizio televisivo su Mixer – Raidue; e fatti dire in quale archivio possiamo trovare un solo servizio, dicasi uno, che raccontasse esaustivamente (anche minimante) ciò che tutti i giornali d’Italia hanno raccontato dal 1990 al 1995 su Salamone e Miccichè e l’Impresem. Se troviamo questi servizi e li mostriamo alla gente sono pronto sin da ora a chiedere scusa e a cospargermi il capo di cenere.
E sui compensi ricevuti da Teleacras preciso: io fornivo notizie.Che spesso l’ex direttore non pubblicava per ovvie ragioni. Anzi, mi chiedeva di smentirle (incredibile). Non decidevo la linea editoriale o mi voltavo la testa per non vedere. E non organizzavo conferenze stampa per annientare la verità.
Un’ultima cosa: Miccichè.
Taglialavoro lo cita come esempio con riferimento ad una testimonianza resa al PM in relazione alla mia vicenda con Teleacras. Ma non dice della deposizione resa in Tribunale, quando io, carte alla mano, l’ho costretto a dire la verità e ad accusare lo stesso Taglialavoro. Ed infatti, proprio Miccichè ha avuto la stessa sorte, in sentenza, riservata a Taglialavoro: entrambi, ribadisco per sentenza definitiva che , per legge, è prova di verità, sono stati bollati come “testimoni smentiti per tabulas”.
Ho finito, per ora, caro Enzo. E mi spiace molto che tu non abbia voluto aggiungere una parola di verità, almeno giudiziaria, dato che sei stato parte nel processo Salamone e difensore nel processo in cui Taglialavoro è stato assolto non per non avermi diffamato ma perché gli è stata riconosciuta una provocazione che a quei tempi ad Agrigento non negavano alle persone vicine a Filippo Salamone.
Ti anticipo che su queste cose non intendo fermarmi ed anzi desidero originare un dibattito che deve portarci in Tribunale. Le mie attività sono state scandagliate, radiografate e analizzate in due lustri di processi. I risultati sono stati lusinghieri per me e noti a tutti. Tranne a Taglialavoro.
Adesso tocca a lui. Con il sostegno delle carte che ho qui davanti. E di qualche “pizzino” consegnato a testimoni che dovevano deporre avanti al pm nel processo che mi vedeva parte offesa.
Con la stima di sempre e in attesa di ricevere i tuoi scritti per pubblicarli su Grandangolo che, se non lo sai, risulta essere tra i giornali (forse il giornale) più letto e venduto nella nostra zona.
Franco Castaldo

Cavolo uno; olio q.b

Inviato da Vincenzo Campo il 08/06/2008 09:41
Caro Franco,
Gianni Morici, incolpevole tramite delle nostre querelle e al quale perciò è pure è diretta questa mia, mi ha fatto avere la lettera che hai scritto alla suocera perché la leggesse la nuora; lui, poi, per togliersi dal comprensibile imbarazzo, ha pure pubblicato la letterina con la conseguenza che la [tua] storia ora la sa la nuora, la suocera, tutta la famiglia e pure gl'indifferenti.
Ora è polemica; consentimi la divagazione: questa è polemica; sterile, inutile e di nessun interesse per nessuno quanto vuoi, ma è polemica; la risposta di Arnone all'intervista di Adragna non lo era ancora quando fu pubblicato il lancio diel tuo Giornale e non lo diventò mai. E siccome è polemica, mi auguro che anche questo mio [ultroneo] intervento sia pubblicato.
Io non amo parlare o scrivere a lungo perché il difetto di sintesi apre la possibilità di deviazioni spesso inutili e comunque dannose rispetto alla trattazione dell'argomento principale. E tutta questa vicenda ne è la dimostrazione.
In ogni caso, dal mio punto di vista, questa storia ha superato i limiti quantitativi di tolleranza di parole che sono capace d'immagazzinare per un singolo argomento; sono un incostante e le "cose" mi vengono facilmente a noia; l'indurimento progressivo e inarrestabile delle mie arterie provoca l'impossibilità di tenere insieme e coordinare fatti che non ho vissuto personalmente; lo scarso, anzi scarsissimo e direi inesistente interesse per i fatti altrui -leciti e illeciti, nobili e ignobili- che non hanno rilievo nella mia vita o nella società mi mi porta a distrarmi piuttosto che a concentrarmi su di essi; le crescenti difficoltà prostatiche mi spingono a lasciare sempre più spesso la scrivania in favore della tazza del water con la conseguente difficoltà di concentrazione; a causa di tutto questo, le mie ridotte capacità attentive e la qualità della prosa che -ammettilo- non era all'altezza delle tue migliori, hanno fatto sì che leggessi con superficialità la tua ultima nota.
Che dire?
Ti ringrazio ancora una volta per le attestazioni di stima, mi compiaccio che il tuo giornale sia il più letto della zona, ti ringrazio per aver ospitato e voler ancora ospitare i miei "divertimenti", e però...
Io, per principio e salvo a non essere costretto perché senza altro rimedio (recuperare un credito, per esempio), non affido le mie ragioni ai tribunali (consentimi la minuscola in luogo della maiuscola che hai usato tu per lo stesso lemma) e se dovessi pensare che tu sei un delinquente lo penserei indipendentemente e forse anche contro una pronuncia giudiziale in questo senso e lo direi pure a qualche fidato amico; la pronuncia nulla toglie e nulla aggiunge al fatto. Significa piuttosto attribuire valore assoluto a quanto di più relativo esiste, ché, piaccia o no, tale è l'accertamento giudiziale della verità. Conosco fin troppo bene l'accertamento giudiziale della verità per farci affidamento e le mie opinioni sono sempre del tutto indipendenti dalle sentenze e ancora di più, ovviamente, dalle trasposizioni giornalistiche delle sentenze.
Non intendo come si finisca col diventare giustizialisti per attaccare il giustizialismo altrui! o che giustizialisti si nasca?
Se credi di doverlo fare, affidati pure alla giustizia e mettici la "g" che preferisci, minuscola o maiuscola; io preferisco risolvere le mie questioni sforzandomi di essere galantuomo e gentiluomo: con un'occhiata, un'occhiataccia o un voltamento di spalle; e piuttosto che alla giustizia che conosco preferire affidare le mie ragioni ai dadi (io che non gioco) o al duello (io che non conosco nessuna arma).
Ora bonu, va': troppo olio per un cavolo!
Vincenzo Campo

all'amico Enzo (nelle vesti di suocera)

Inviato da franco il 08/06/2008 20:24

Ad Enzo Campo non ho nulla da dire tranne quanto ho già detto e cioè che essendo egli stesso testimone diretto delle vicende che ha deliberatamente diffuso conto terzipoteva certamente spendere una parola di verità.Almeno quella giudiziaria.
Confermo stima e affetto ad un uomo intelligente.
Io aspetto Taglialavoro.
I quesiti posti sono rimasti senza risposta. E ho ancora un sacco di cose da dire. Tante. E documentate. Desidero affrontare, e non solo in questa sede, tutto ciò che riguarda Teleacras e la direzione di Taglialavoro. A cominciare dalla selezione del personale, maschile e femminile, di quegli anni. E non solo.
Franco Castaldo


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