CAMILLERI ADESSO E’ SCOMODO PER I LAUDATORES AGRIGENTINI
Sono bastate cinque “poesie (in)civili” lette da Camilleri al NO CAV DAY per confinare al silenzio e far ammutolire i “laudatores” agrigentino-empedoclini, fino all’altro ieri pronti a osannare,a fregiarsi e a schermirsi col nome di Andrea Camilleri.
Una fine ingrata,peggiore di quella che è toccata a Leonardo Sciascia a cui almeno è stato risparmiato lo spettacolo dei suoi “laudatores” che con poca testimonianza personale sono diventati “testimonial” mediatici di un esistente che a Don Leonardo avrebbe fatto senz’altro schifo.
E poiché bisogna pur campare e tutti “teniamo famiglia” in attesa che “ passi ‘a nuttata” vogliamo porgere all’attenzione del colto e inclito pubblico (“bravo,grazie”!) il testo delle cinque poesie-civili lette da Camilleri in Piazza Navona mentre una telecamera che “oggettivamente” registra tutto, stacca dal primo piano del volto di Camilleri e va a inquadrare un piccolo cartello dove sta scritto “Alfano servo del caimano”. Insomma un “day” poetico e per giunta in rima baciata.
Ecco il testo delle poesie civili che ricorda le piazze della beat generation e dei suoi “juke-box all’idrogeno”.
-1-“Ai monomaniaci basta appena un fugace pretesto
Per sprofondarli nel loro delirio particolare,
nella loro ossessione devastante.
Le sue parole scatenanti sono giustizia e giudici. A sentirle, la sua trasformazione è immediata. Il sorriso gli si muta in un ghigno.
Dalla faccia gli cade la maschera variopinta e sotto appare
Una tavola di Cesare Lombroso.
-2-Onde ridurre ulteriormente le spese, il ministro della giustizia ordina che solo per lui la prescrizione sia preventiva e pregressa, ancor prima che i processi siano prefissati a ruolo e pertanto i P.M. che li iscrissero nel registro degli indagati, siano pregiudizialmente mandati in proscrizione. Per favore,attenti agli errori di stampa.
-3- Ha più scheletri dentro l’armadio lui che la cripta dei cappuccini a Palermo.
Ogni tanto di notte, quando passa il tram, le ossa vibrano leggermente e a quel suono gli rizzano i capelli sintetici. Teme che le ante dell’armadio si aprano e che torme, non di fantasmi ma di giudici in toga balzino fuori agitando come nacchere, scintillanti manette.
-4- Non importa che abbia avuto due mogli e che le sgualdrinelle confortino le sue notti.
Non importa che la sua morale abbia più buchi di un colabrodo.
Non importa che abbia corrotto, falsificato i bilanci, giurato il falso, prevaricato, adottato la menzogna come stile di vita.
Non importa.
Sia ricevuto in Vaticano con tutti gli onori.
Pecunia, antica saggezza, non olet.
-5- Si prendano subito le impronte digitali dei bambini rom, ordina
Un paio di baffi sul nulla.
E i baffi giurano che non è razzismo ma solo umana pietà verso
I bimbi costretti a mendicare.
Che cuore, che generosità!
E mi tornano a mente i versi di un grandissimo: “ Sei così ipocrita che quando l’ipocrisia ti avrà ucciso sarai all’Inferno ma ti dirai in Paradiso”.
Diego Romeo
(Fonte: http://www.sicilia7.eu/ )