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Aeroporto: diamo a Cesare quel ch'è di Cesare...

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 26/12/2008 14:30

Lettera aperta:

A Natale, per gli agrigentini, quest’anno il miracolo c’è stato. Almeno per quegli agrigentini che hanno visitato il sito internet Agrigentoweb.  C’è un lunghissimo editoriale che ci “regala” un aeroporto, umilia i politici, santifica un imprenditore e ci libera dalle angosce del futuro in quanto “fatto un miracolo se ne potranno benissimo fare altri”.

Sembrerebbe che il miracolo lo abbia fatto il Sig. Moncada, noto imprenditore locale, che in un impeto di filantropia,  forse più per sfregio alla classe politica che per il bene della collettività, “regala” un aeroporto ad Agrigento.

In realtà, il vero miracolo lo fa, e mi perdoni il Sig. Moncada  se lo riporto tra gli umani, il direttore di Agrigentweb, Lelio Castaldo: riesce con il suo articolo a convincere, a giudicare dai commenti dei suoi lettori, che effettivamente le cose stiano come lui le descrive: Moncada filantropo, agrigentini con aeroporto, politici “cornuti e incompetenti” e tutti felici e contenti.

Fermiamoci un attimo.

Da quanto mi è dato sapere dalla recente conferenza stampa, il Sig. Moncada, imprenditore che può, come tutti, essere simpatico o antipatico, per necessità imprenditoriali o per puro divertimento (fatti suoi) decide di costruire un’aviopista PRIVATA, in un dato luogo del territorio agrigentino.

Se ha i soldi per farlo e le leggi dello Stato lo permettono, buon pro gli faccia.

Se qualcuno pensa che il luogo scelto non è l’ideale, bene fa a dirlo ed a battersi per la salvaguardia dell’ambiente; forse vincerà la sua battaglia, forse la perderà: fa parte del normale esercizio della “democrazia” in un Paese che si ostina a definirsi democratico.

Altri punti fermi, a mio avviso, sono: l’impresa Moncada ha creato moltissimi posti di lavoro; l’impresa Moncada ha deturpato (legalmente per carità!) il paesaggio circostante Agrigento: provate a percorrere il Viadotto Morandi in direzione Agrigento e, stavolta senza bisogno di trucchi fotografici, vedrete le pale che fanno da orribile sfondo ai templi.

Fatte queste precisazioni e ritenendo di aver dato a Cesare quel che è di Cesare, mi rassegno in cuor mio a continuare a prendere l’aereo a Catania o Palermo.

Una seria e preoccupata riflessione invece la meritano i commenti lasciati dai lettori sulla vicenda.

Tranne in pochissimi casi, c’è un’esaltazione nazionalpopolare di un imprenditore che “fa qualcosa” (e, a questo punto, poco importa che si chiami Moncada) e di un giornalista che attacca ed “umilia”, a parole, un’intera classe politica. Ecco allora, una per tutti,  “Moncada sindaco” e, aggiungerei io, Castaldo vicesindaco…

Non può sfuggire, da un punto di vista sociologico e politico, la tendenza a “rinunciare” ai propri diritti, delegando all’uomo “capace” di turno, senza nessun sé e senza nessun ma, il potere politico per acclamazione, e se non con poteri “dittatoriali” almeno con poteri da “Capitano del popolo” di trecentesca memoria. E ciò senza voler fare paragoni con quello che avviene a livello nazionale…

Che la nostra classe politica, senza distinzioni, riesce a prendere i voti del popolo senza che abbia nessuna stima da parte dello stesso popolo che la vota,è un fatto acclarato e su cui tanto si è scritto. Ma guai a pensare di fare a meno di una classe politica. Se questa è inetta bisogna avere la capacità di cambiarla, non di rinunciare all’alta espressione della politica democratica che diventa concreta nel momento in cui eleggiamo i nostri rappresentanti.

Guai a pensare che “i nostri sogni e i nostri bisogni” possano essere delegati all’uomo ricco del momento, in sostituzione dello Stato e delle Istituzioni. Oggi ringrazieremmo per un aeroporto (e saremmo già pronti a perdonare qualche eventuale monelleria al Sig. Moncada) domani cosa saremo disposti a dare in cambio per un ospedale funzionante? E per l’acqua tutti i giorni?

Perdonatemi, non so voi, ma preferisco essere assetato però libero. Preferisco questa classe politica inetta all’uomo della provvidenza.

 

                                                          COSIMO PIOVASCO DI RONDO’

Ha 150 anni, ma sembra scritto oggi

Inviato da Salvo il 26/12/2008 20:06
“Nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso ...”

«Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro.

In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso.

Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare.

Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti.

In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri ...

Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso.

Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto.

Che garantisca l’ordine anzitutto!

Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla.

Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere.

Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo».


«Se un potere dispotico si insediasse nei paesi democratici, esso avrebbe certamente caratteristiche diverse che nel passato; sarebbe più esteso ma più sopportabile, e degraderebbe gli uomini senza tormentarli.

Un sistema che potrebbe sembrare paterno, ma che al contrario cercherebbe di fissare gli uomini alla loro infanzia, preferendo che si divertano piuttosto che pensare [...].

Vedo una folla immensa di uomini tutti simili, che girano senza posa su se stessi per procurarsi i piaceri minuti e volgari di cui nutrono la propria anima.

Ognuno di loro considerato in sè è come estraneo al destino di tutti gli altri [...].

Quanto al resto dei concittadini, non li vede; li tocca, ma non li sente [...]»


da De la démocratie en Amerique, 1840.

Chi non riconosce in tutto questo la nostra italietta, fatta di furbi e da chi a costoro rimette "jus vitae et mortis"? Un ritorno al potere assoluto, è indispensabile per cancellare ogni rivoluzione sociale, che ha contribuito alla nascita della democrazia.
Il sig. Moncada, è un imprenditore e in quanto tale, è giusto che si adoperi per il raggiungimento degli obiettivi d'impresa - e chi potrebbe chiedere lui il contrario?-, ma, chi ha il dovere morale di offrire un'informazione basata su fatti, è a questi che si deve attenere, senza innamoramenti che domani potrebbero andare delusi.
Peccato che un progetto come quello di Moncada, che potrebbe avere una sua valenza ed una positiva ricaduta sul territorio, corra il rischio - come sempre nella nostra città - di venire o demonizzato o santificato.
Quando noi agrigentini, saremo capaci di guardare le cose in maniera critica, senza pregiudizi o facili innamoramenti, forse allora non ci ritroveremo più ad essere l'ultima città d'Italia.
Saluti
Salvo

Moncada

Inviato da vincenzo il 06/01/2009 22:24
in ogni città ci sono scempi peggiori delle pale eoliche. Il signor Moncada ha costruito le sue imprese partendo da zero. E' l'uomo dei fatti. E' concreto. Realizza. Anche se costruisce con i suoi soldi una struttura che metterà al servizio della collettività non pretenderà che i cittadini diventino suoi sudditi. Il signor Moncada è una persona da apprezzare e imitare. Vincenzo

Per qualche dollaro in più!

Inviato da il guercio il 06/01/2009 22:35
E che cavolo, pure negli scempi siamo gli ultimi? Possibile che in tutte le altre città abbiano scempi peggiori del nostro?
Signor Vincenzo, Lei che è portatore di fede e garantisce per il Sig. Moncada, fermo restando che lo stesso può pretendere cò che vuole tanto per quanto mi riguarda non sono in vendita, può mettere una buona parola in modo che Moncada piazzi qualche pala sul tempio della Concordia così vediamo se ci piazziamo almeno in zona medaglie?


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