Tradito anche Giacomo Leopardi
Ma quale quiete dopo la tempesta? Neppure il tempo di una leggera schiarita, che a contraddire i noti versi, che vorrebbero gli augelli far festa, arrivano puntuali recriminazioni e polemiche, che, ben altro tintinnio di sonagli ricordano, che non quelli del carro e del passeggero che riprende la via.
Una competizione elettorale sottotono, la cui mancanza di contenuti e progettualità, ha lasciato indifferenti molti agrigentini. Pochi infatti i punti di programma dei candidati alla Presidenza della Provincia, mentre da parte dei candidati al Consiglio, si è registrato solo un assordante silenzio. Ancor più discutibile la situazione all’interno delle coalizioni. Mentre comunque nel centrodestra, dopo i primi malumori e disappunti, si è riusciti in ultimo a far quadrato sulla figura del candidato Eugenio D’Orsi; nel centrosinistra, si è assistito ad uno scontro interno, quasi che l’avversario non fosse il candidato dell’opposta coalizione, ma quelli della stessa. Iniziata con le polemiche preelettorali, sulla scelta del nome del candidato alla presidenza, la campagna elettorale sembrava aver trovato un suo equilibrio, che vedeva più candidati, con peculiarità e sensibilità diverse, contrapposti ad un solo antagonista. Una strategia dunque, che almeno in teoria, mirava ad ottenere un maggior numero di consensi rosicchiati al centrodestra e che avrebbe dovuto portare al ballottaggio. Ma a prescindere dalle dichiarazioni ufficiali dei leader del PD, che avvaloravano questa tesi, è apparso fin da subito evidente come in realtà la situazione all’interno della coalizione fosse ben diversa da quella resa pubblica. Lo scontro, tra la frangia ambientalista del partito, capeggiata da Giuseppe Arnone e l’apparato politico di Capodicasa, ha portato alla presentazione di tre diverse liste, i risultati di due delle quali diverranno ora oggetto di ulteriori lotte intestine. È infatti in gioco la leadership del centrosinistra (nel quale, e per sua fortuna, non viene tirato in ballo Renato Bruno, nonostante i voti ottenuti), che vede contrapposti Arnone, che ha preso 18.818 voti (8,31%), a Capodicasa, il quale con Giandomenico Vivacqua, ha ottenuto 33.709 consensi (14,89%). Secondo Arnone, il consenso elettorale, accordato alla sua sola persona e all’entourage (Claudia Casa, Mimmo Fontana e altri esponenti di Legambiente), senza neppure la sigla del partito, sarebbe la prova della sua vittoria politica, contro l’apparato politico di Capodicasa. Arnone sostiene inoltre, che se avesse avuto il simbolo del partito, ben diversi sarebbero stati i risultati e che comunque, il popolo di sinistra, non si riconosce più in Capodicasa, ma si riconosce invece in Mimmo Fontana e Claudia Casa. Quello che non si comprende, è come mai, vista la certezza che il gruppo composto dagli ambientalisti, riscuote il consenso dell’elettorato di sinistra, a tal punto che lo stesso si riconoscerebbe in Claudia Casa e in Mimmo Fontana, nessuno di loro, oltre Arnone, si è misurato candidandosi al Consiglio Provinciale nella lista collegata al candidato presidente, la quale ha ottenuto appena 1.414 voti (0,64%); piazzandosi così all’ultimo posto tra liste presentate. Un errore di valutazione o la consapevolezza che il voto di protesta o d’opinione, non sarebbe stato trasferibile all’intera lista o ai singoli candidati al Consiglio? E se è pur vero, che un solo candidato per la coalizione di centrosinistra (fosse stato Arnone o chiunque altro), avrebbe ottenuto più voti rispetto a quelli conseguiti singolarmente dai tre candidati, altrettanto vero, è che ancor più bruciante sarebbe stata la sconfitta e il distacco con il centrodestra. Infatti, non si possono certo sommare i voti ottenuti dai tre candidati, così diversi tra loro, pensando addirittura di superare questo stesso risultato, con una candidatura unica. Quanti elettori, avrebbero votato Arnone se fosse stato il solo candidato di sinistra? Oppure: quanti elettori, avrebbero votato Bruno o lo stesso Vivacqua, proposto come candidato unico? Certamente meno, di quanti voti in totale non abbia conseguito oggi il centrosinistra. Il dato reale è uno: il centrodestra ha vinto! Ha vinto con ampio consenso e qualsiasi polemica post elettorale, non cambierà certo un dato oggettivo. L’altro dato reale, è quello che: il 48% della popolazione, ha preferito disertare le urne! Anche questo è un dato oggettivo, sul quale i nostri politici, di destra o di sinistra che siano, farebbero bene a riflettere. Mentre Agrigento muore, “tutta a sciarra è p’a cuntra”…