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Ma i cinesi muoiono?

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 06/05/2008 09:01

Quasi quotidianamente, assistiamo all’arrivo di immigrati clandestini, provenienti prevalentemente dai paesi africani. Si tratta di un fenomeno, quello dell’immigrazione, che negli ultimi decenni ha assunto proporzioni inimmaginabili, con risvolti economici e di ordine pubblico sul nostro territorio.

I flussi migratori iniziati intorno gli anni ’70, si sono nel tempo modificati, sia per la nazionalità di provenienza degli stranieri, sia per la quantità degli stessi. Intorno alla metà degli anni ’90, ai tanti immigrati provenienti dalle regioni dell’Africa, si sono aggiunti, cittadini dell’ex Jugoslavia, rumeni e albanesi. Molti sono gli stranieri provenienti da aree del pianeta dove ci sono in atto guerre e persecuzioni etniche, che trovano da noi asilo grazie alle Convenzioni Internazionali ed alla tutela prevista anche dalla nostra legge nazionale. La  sanatoria “Bossi Fini”, ha permesso di regolarizzare molti lavoratori in nero, favorendo così i ricongiungimenti familiari e l’arrivo in Italia di altri cittadini extracomunitari. Alla ormai “tradizionale” immigrazione proveniente dall’Africa, dall’Albania e dai paesi dell’est Europa, si è aggiunta più di recente, quella delle popolazioni cinesi. I cinesi, a differenza di molti extracomunitari che arrivano da noi dopo aver attraversato il Mediterraneo sulle famigerate “carrette del mare” o stipati in appositi doppifondi nei Tir, arrivano “regolarmente”, muniti di visto per ragioni di studio, salvo poi sparire ingoiati dall’anonimato, nel quale vive questo popolo di fantasmi. Se infatti, le cronache riportano con una certa frequenza notizie di reati commessi da parte di cittadini extracomunitari, spesso romeni, marocchini e albanesi, oppure quasi quotidianamente ci informa dei controlli effettuati nei confronti di venditori ambulanti non in regola con le norme fiscali e le autorizzazioni comunali (prevalentemente senegalesi), quasi mai leggiamo o sentiamo parlare dei tanti cinesi che vivono anche nella nostra città. Mai una rissa, mai furti, estorsioni, rapine, né perpetrate, ma neppure subite. Nella nostra regione, dove finanche le zingare che chiedono l’elemosina, vengono rapinate, dove il furto viene subito anche da cittadini che si sono visti portar via il pranzo di capodanno o da pasticcerie alle quali sono stati rubati una dozzina di cassate, nessuno sembra toccare i cinesi. Neppure il racket delle estorsioni, la cui esistenza è dimostrata da incendi appiccati a mezzi di lavoro, negozi, pub e ogni sorta di attività commerciale o imprenditoriale, sembra che si interessi alle attività gestite dai cinesi. Se non fosse per le caratteristiche lanterne rosse, appese dinanzi a tanti negozi, quasi sempre nella stessa via e vicini tra loro, potremmo dire che da noi, di cinesi, non c’è neppure l’ombra. Mentre si parla di integrazione degli extracomunitari, di conflitti culturali, di problemi etico-religiosi, nessuno parla della popolazione cinese residente nel nostro Paese. Inoltre, sembrerebbe che questa popolazione, non sia soggetta all’invecchiamento, alle malattie, al decesso. Quanti funerali di cinesi avete visto? La definizione “popolo di fantasmi” prima riportata, non è casuale. Infatti, secondo la DIA, una delle peculiarità della mafia cinese, è quella di resuscitare, almeno anagraficamente, i morti,  riutilizzandone passaporti e documenti, per dare un’identità legittima ai tanti clandestini che arrivano nel nostro territorio. Proprio sulla gestione del flusso migratorio dei clandestini, è fondato uno dei principali business della mafia cinese. Uomini e donne, che dopo aver pagato migliaia di euro per poter arrivare da noi, sono spesso costretti a vivere un’esistenza assai misera, gestita da chi dopo avergli procurato i documenti, li sfrutta con il lavoro nero e con la prostituzione. Attività prevalenti della mafia cinese, sono infatti: la prostituzione, le estorsioni, il riciclaggio, il controllo dell’immigrazione, il sequestro di persona. Ma perché nonostante la gravità dei reati commessi, nulla emerge, nulla si viene a sapere? Pare che un’altra caratteristica di questa mafia, sia quella di limitare la propria azione all’interno della stessa comunità, eccezion fatta, per il traffico internazionale degli stupefacenti, dominato quasi a livello globale dalle triadi cinesi (eroina). Tutto ciò, in assenza di denunce da parte di soggetti lesi e di pentiti all’interno dell’organizzazione, fa sì che il livello di attenzione da parte dei cittadini e delle istituzioni, resti piuttosto basso. In altre nazioni del mondo, con in testa gli Stati Uniti, il fenomeno della mafia cinese è conosciuto da tempo. In Italia, ma anche nel resto d’Europa, abbiamo ancora una scarsa conoscenza delle potenzialità e delle strategie che le triadi cinesi possono mettere in atto. La storiografia indica le origini delle triadi nella lotta tra i sostenitori della dinastia Ming contro gli invasori Mancia, avvenuta intorno alla metà del XVII secolo. I partigiani Ming, sconfitti, crearono una società segreta che aveva lo scopo di ripristinare i Ming Nel 1674 l’esercito mancese, distrusse il luogo dove si riunivano gli adepti e li uccise quasi tutti, tranne cinque guerrieri, che saranno conosciuti come "le tigri di Shaolin". Costoro, divennero i padri fondatori di altre società segrete, che si unificheranno successivamente sotto il nome di Triade.  Dal 1851 al 1866, la Cina dei Manciù, fu sconvolta da tumulti popolari, che portarono alla sanguinosa repressione che determinò il grande esodo di cinesi verso i paesi vicini e negli Stati Uniti d’America.  In Cina, dopo l’avvento del comunismo, le triadi, si dedicano in prevalenza al traffico degli oppiacei e al commercio delle adolescenti "illegali". Con questo termine, vengono indicate le adolescenti partorite in violazione dei precetti di contenimento demografico imposti dal Partito Comunista Cinese e da quest’ultimo commercio allo sfruttamento della prostituzione e della manodopera in nero, se non in regime di schiavitù, il passo è stato molto breve. Grazie ai profitti derivanti dal traffico di eroina, le triadi, che hanno da tempo abbandonato i principi ed i richiami alle antiche tradizioni, per diventare un’organizzazione criminale, avviano una vera e propria campagna di corruzione che consente all’organizzazione di convivere pacificamente con il Governo del Paese. A tal punto, che nell’aprile del 1993, il ministro della Polizia cinese Tao Siju, nell’annunciare che le autorità comuniste non intendevano decretare un’amnistia per gli studenti che avevano partecipato al movimento di Tienanmen, dichiarò che il governo era lieto di unirsi alle triadi, i cui membri, se fossero stati buoni patrioti e se avessero contribuito ad assicurare la prosperità economica al Paese, andavano rispettati. Questa, fu la legalizzazione del rapporto governo-triadi. Negli USA, le attività criminali storicamente gestite dalla mafia italo-americana, sono passate sotto il controllo delle triadi cinesi, le quali, hanno ampliato il loro raggio d’azione, aggiungendo alle classiche attività criminose, nuovi “settori”, quali il traffico di adolescenti e l’espianto di organi per i trapianti a facoltosi pazienti. Una strategia di insediamento e controllo sul territorio da parte delle triadi,  è quella sperimentata con successo negli Stati Uniti, in Canada, in Inghilterra, in Olanda,