UCCISA DUE VOLTE
Ecco come una vittima diventa quasi colpevole di “essersela cercata”. Questo è quanto alcuni media stanno cercando di trasmettere all’opinione pubblica. Dal giornale “La Sicilia” del 15 maggio 2008:
“Orrore a Niscemi quattordicenne uccisa
“Sono incinta di uno di voi e lo dirò alle vostre ragazze“
La provocazione di Lorena avrebbe scatenato il branco
di Alfredo Zermo
Lorena era una ragazza normale. Lorena Cultraro aveva 14 anni, amava la vita e scriveva poesie nel suo diario. Era alta per la sua età. Era attraente e curava molto il suo aspetto: pochi giorni prima di essere uccisa era andata dal parrucchiere per fare i “colpi si sole” ai capelli. Era al primo anno delle scuole superiori. Frequentava, quando ne aveva voglia, la prima B dell’Istituto Tecnico Commerciale “Leonardo Da Vinci”. Aveva cominciato l’anno scolastico con entusiasmo e all’inizio si presentava a scuola tutti i giorni. Nel secondo quadrimestre invece aveva cominciato a fare diverse assenze. Come molti giovani a Niscemi dove sono in tanti a preferire il lavoro nei campi ai banchi di scuola – andava a lezione più per obbligo di legge che per passione. Nell’ultimo periodo aveva cominciato a collezionare anche diverse note sul registro degli insegnanti. Note disciplinari: non obbediva, mancava di rispetto ai professori e pare che a volte si rendesse protagonista in classe di scenate ispirate a film horror come “L’esorcista”. Nulla di patologico, comunque. Anche se – come a raccontato l’insegnante di religione, Don Rosario Di Dio – ultimamente era rimasta sconvolta da “The Ring” – un film americano in cui un’inquietante bambina, Samara, viene uccisa in un pozzo circolare, a forma di anello. “Mi finirà come lei” aveva detto Lorena in una funesta profezia il 30 aprile scorso poco prima di lasciare la scuola e questo mondo. “Lorena era una ragazza vivace ma sempre angosciata”. Nei primi giorni di maggio l’ipotesi più plausibile era quella della cosiddetta “fuitina” una pratica ancora molto diffusa nelle piccole e semplici realtà dell’entroterra siciliano, dove la scappatella viene vista come una specie di matrimonio lampo per affermare un amore malvisto. Ma con chi sarebbe dovuta fuggire la bella Lorena? Il suo ragazzo Domenico (uno dei tre minorenni fermati) si vedeva infatti scorazzare in paese con il motorino. Così la pista dell’allontanamento volontario è stata presto abbandonata. “Lorena aveva diverse amicizie maschili. Ragazzi anche più grandi di lei che la venivano a trovare spesso a scuola”, ha raccontato Alberto, 14 anni, compagno di classe della ragazzina uccisa. “Questi suoi amici – ha detto Giuseppe, 14 anni – si facevano notare sempre quando venivano davanti alla scuola perché sgommavano con le moto e facevano altre acrobazie. Lei rideva e loro le facevano la corte perché era una bella ragazza”. Lorena non aveva tante amiche, se non Martina, quella del cuore. E spesso usciva per passeggiate in motorino con quei ragazzi più grandi di lei. Andavano in giro per le campagne niscemesi, fra carciofi, ulivi e zolle di terra secca, magari per fumare una sigaretta o uno spinello. E forse con questa scusa è stata portata il 30 aprile scorso dai suoi tre “amici” più grandi di lei in quel casolare dove è stata uccisa. Sembra che non fosse la prima volta che andavano in quel casolare non distante dal paese, ma comunque lontano da occhi indiscreti. Trascorrevano lì delle ore e – secondo quanto accertato dai Carabinieri – la ragazza aveva rapporti intimi con tutti e tre: Domenico, 17 anni, carrozziere, Giuseppe, 16 anni, agricoltore, e Alessandro, 15 anni, il più piccolo del gruppo, studente. Tre ragazzi normali – li definiscono tutti -, proprio come Lorena. Che odiavano la scuola, proprio come Lorena, ma che lavoravano o davano una mano alle famiglie nei campi. Voci di paese raccontano che la ragazza fosse incinta o che quantomeno avrebbe pensato di esserlo fino a quando non avrebbe fatto un test di gravidanza, di quelli che si comprano in farmacia: però il risultato sarebbe stato negativo. Nonostante questa avrebbe detto ai tre ragazzi del branco di aspettare un bambino e che il padre era uno di loro. Ma chi? La ragazza aveva minacciato i tre minorenni di rivelare i loro rapporti sessuali alle fidanzatine di due degli arrestati. La paura di essere scoperti e il senso di colpa a quel punto avrebbero provocato la reazione del branco, che però non ha agito d’impeto. I tre ragazzi hanno programmato – un po’ confusamente – il brutale omicidio. L’hanno picchiata, strangolata con una cordicella e poi hanno gettato il cadavere in quella vasca a forma di anello, pensando probabilmente che non sarebbe mai più tornato a galla con la sua crudele verità”.
Cosa arriva al lettore?
“La provocazione di Lorena avrebbe scatenato il branco”.
Quasi a dire: se Lorena non li avesse provocati, non sarebbe accaduto nulla.
“Era attraente e curava molto il suo aspetto: pochi giorni prima di essere uccisa era andata dal parrucchiere per fare i “colpi si sole” ai capelli”
Quale ragazzina non cura il proprio aspetto? Questi particolari, che nulla hanno a che vedere con i fatti, danno solo l’immagine di una ragazza carina e vanitosa.
“Aveva cominciato l’anno scolastico con entusiasmo e all’inizio si presentava a scuola tutti i giorni. Nel secondo quadrimestre invece aveva cominciato a fare diverse assenze. Nell’ultimo periodo aveva cominciato a collezionare anche diverse note sul registro degli insegnanti. Note disciplinari: non obbediva, mancava di rispetto ai professori e pare che a volte si rendesse protagonista in classe di scenate ispirate a film horror come “L’esorcista”.
Zermo, perché non ti chiedi per quale ragione il comportamento a scuola è cambiato? Cosa è successo? Perché presentarla solo come una ragazzina che marina la scuola, indisciplinata, irrispettosa e che si rende “protagonista in classe di scenate ispirate a film horror come “L’esorcista”?
“Lorena aveva diverse amicizie maschili. Ragazzi anche più grandi di lei che la venivano a trovare spesso a scuola”.
“Amicizie maschili”: non servono commenti.
“E spesso usciva per passeggiate in motorino con quei ragazzi più grandi di lei. Andavano in giro per le campagne niscemesi, fra carciofi, ulivi e zolle di terra secca, magari per fumare una sigaretta o uno spinello”.
L’eventuale spinello, le amicizie, il presunto girovagare per le campagne, cosa c’entrano con il delitto?
Sembra che non fosse la prima volta che andavano in quel casolare non distante dal paese, ma comunque lontano da occhi indiscreti. Trascorrevano lì delle ore e la ragazza aveva rapporti intimi con tutti e tre.
Zermo attribuisce ai Carabinieri queste affermazioni. Se già in precedenza, i ragazzi erano soliti appartarsi in quel luogo e la storia viene così riportata, escludendo che ci si possa solo basare su quanto dichiarato dai fermati (che chiaramente non hanno interesse a rilasciare dichiarazioni diverse da quelle sopra riportate), si deve supporre che qualcuno sapesse ciò che accadeva in quel casolare. Mai a nessuno è venuto in mente che si trattava di una ragazzina, che poteva essere stata plagiata o vittima del branco già da prima di essere uccisa? Nessuno ha mai pensato che fosse giusto intervenire?
Tre ragazzi normali – li definiscono tutti -, proprio come Lorena. Che odiavano la scuola, proprio come Lorena, ma che lavoravano o davano una mano alle famiglie nei campi.
I ragazzi, sono in tutto normali come Lorena, salvo il fatto che in più aiutano la famiglia nel lavoro. Zermo, ti sei chiesto se Lorena aiutasse in casa o in altro modo la famiglia?
Voci di paese raccontano che la ragazza fosse incinta o che quantomeno avrebbe pensato di esserlo fino a quando non avrebbe fatto un test di gravidanza, di quelli che si comprano in farmacia: però il risultato sarebbe stato negativo. Nonostante questa avrebbe detto ai tre ragazzi del branco di aspettare un bambino e che il padre era uno di loro. Ma chi? La ragazza aveva minacciato i tre minorenni di rivelare i loro rapporti sessuali alle fidanzatine di due degli arrestati.
Ma quanta gente in paese sapeva questa storia? Persino il test di gravidanza. Lorena andava in giro a raccontare la storia del test, del ritardo e anche dell’esito del test? Ma a quanta gente, a questo punto, dovrebbe rimordere la coscienza per aver fatto finta di nulla, per aver taciuto?
La paura di essere scoperti e il senso di colpa a quel punto avrebbero provocato la reazione del branco.
Complimenti Zermo. Adesso abbiamo la spiegazione e la giustificazione a tutto.
Una domanda: avresti descritto così la vittima, se si fosse trattato della figlia del solito potente di turno? La figlia del politico, dell’imprenditore, del mafioso?
No Zermo, non lo avresti fatto. E sai perché? Te lo dico io:
Giornale "La Sicilia" e informazione
Questa è “l’informazione”! Abbiate pietà almeno per i morti.
Corriere Della Sera
L' ordine di uccidere Lorena partito da un sms
I tre minori: soffocata per non farle rivelare che era incinta. Accusa di omicidio premeditato
NISCEMI - Non è stato uno scatto d' ira ma un omicidio premeditato e brutale con un ordine partito via sms. Tutto si è consumato all' interno del casolare di «Vallo Giummara» in cui altre volte Lorena si era appartata con quelli che sarebbero diventati i suoi carnefici. Il Ris di Messina ha recuperato circa 30 reperti: impronte, mozziconi di sigarette, brandelli di vestiti e soprattutto tracce biologiche, forse sangue. Segno che Lorena ha cercato di reagire è sarebbe stata ferita prima di morire per strangolamento: due la tenevano immobilizzata mentre il terzo le teneva tappata la bocca per non farla gridare. A confermare la premeditazione c' è quel rudimentale cappio (un cavo per antenna tv) che i tre si sarebbero portati dietro e forse anche un coltello. A raccontarlo è stato il più piccolo dei tre Alesando, 15 anni. «Domenico e Giuseppe hanno cominciato a spogliarla, lei non voleva. Abbiamo avuto tutti un rapporto con lei. Poi sono stati loro che hanno cominciato a prenderla a calci e pugni, quindi le hanno stretto il cavo del televisore attorno al collo fino a soffocarla». Indizi e testimonianze pesantissimi che hanno fatto scattare il fermo con l' accusa di omicidio premeditato ed occultamento di cadavere. Quel 30 di aprile i tre presunti assassini volevano ad ogni costo mettere a tacere Lorena perché aveva detto di essere incinta di uno di loro e minacciava di farlo sapere in giro. L' ordine di ucciderla sarebbe addirittura arrivato via sms. Alessandro: «Eravamo davanti alla scuola quando Lorena ci ha detto che avrebbe raccontato che era incinta di uno di noi. Dopo un po' mi è arrivato l' sms di Domenico (il fidanzato ndr) ed abbiamo organizzato tutto per quel giorno». Non solo. I tre ragazzini avrebbero pure provato a depistare le indagini. Sarebbero stati loro a parlare della Golf Volkswagen accanto alla quale sarebbe stata vista Lorena alle 15,30 del 30 aprile. E poi il riferimento ad un uomo di Caltagirone. Tutto falso. Dai tabulati telefonini si è scoperto che non c' era alcuna chiamata di Lorena con gente di Caltagirone ma ce n' erano tante indirizzate ai tre ragazzini, in particolare a Domenico che oggi compie 17 anni. A quel punto, è il 5 maggio, i tre vengono interrogati ma giurano di non sapere nulla. E lo ripetono anche a casa per 13 giorni, fino a quando Alessandro ammette: «Abbiamo perso la testa». Ora sono rinchiusi in una struttura di prima accoglienza di Catania in attesa di essere interrogati dal Gip. Oggi ci sarà anche l' autopsia per capire se Lorena era realmente incinta.
Sciacca Alfio
Pagina 6
(15 maggio 2008) - Corriere della Sera
x lasicilia
corretta informazione
davvero grandi
bravo zermo
Ora posso andare a casa?
Niscemi, Lorena morta strangolata
"E ora, posso andare a casa?"
Lo ha chiesto al magistrato uno degli indagati dopo la confessione resa ieri
Uno dei tre indagati per l'omicidio di Lorena Cultraro
CATANIA - Lorena Cultraro è stata massacrata con calci, schiaffi e pugni prima di essere strozzata con un cavo da antenna. Il corpo della quattordicenne uccisa a Niscemi (Caltanissetta) da tre minorenni di 15, 16 e 17 anni, è infatti pieno di lividi e volto è tumefatto. Sono i primi risultati dell'autopsia, completata nel primo pomeriggio. Il medico legale Maria Berlich aveva iniziato l'esame intorno alle 11 nell'obitorio di Caltagirone (Catania). Sono state fatte delle lastre poi ripetute, perché non chiare.
Compiuto anche l'esame eziologico. "Non è stato possibile, per le condizioni del cadavere, accertare se Lorena fosse incinta. Bisognerà attendere l'esito degli esami istologici e ci vorranno dei giorni", ha spiegato il medico legale. Il volto della ragazza è quasi irriconoscibile: il padre, Giuseppe Cultraro, ieri l'aveva potuta riconoscere, come lui stesso ha spiegato, solo per le meches ai capelli che si era fatta da poco.
Ieri il giudice ha confermato l'arresto dei minorenni, dopo averne verbalizzato la confessione. Dopo aver confessato il delitto uno dei tre minorenni, si legge nell'edizione odierna del Giornale di Sicilia, ha chiesto al giudice se poteva andare a casa. "Signor giudice, le ho confessato tutto. Ora posso andare a casa?", avrebbe detto. A quel punto, riferisce il quotidiano, il magistrato del tribunale dei minori gli ha gridato: "Ma lo capisci che hai confessato un omicidio? Ma dove vuoi andare?".
Nessuno dei tre giovani potrà essere condannato all'ergastolo, come chiedono disperati i genitori di Lorena. La pena massima prevista dal codice è di trent'anni, con la possibilità di una riduzione di pena fino a un terzo.
(16 maggio 2008)
X Zermo