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Sempiterna questione meridionale

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 01/06/2008 13:58

“Avvertiamo con gioia i segnali di un clima nuovo,più fiducioso e costruttivo legato al profilarsi di rapporti più sereni tra le forze politiche e le istituzioni in virtù di una percezione più viva delle responsabilità comuni”

Sempiterna questione meridionale

Benedetto XVI

Sono parole di Papa Benedetto XVI e con tutto il rispetto per la dottrina e il profetismo del Sommo Pontefice, francamente si rimane perplessi e non vorremmo nemmeno utilizzare abusivamente una battuta latina “non possumus”. Anche tra le bombe fumogene del buonismo si fa fatica a scorgere segnali di controtendenza che costringono anche Beppe Severgnini a scrivere:”Benedetto XVI rileva un clima più fiducioso e costruttivo. Dal Vaticano il primo cittadino di Roma segnala “un ritorno all’intolleranza anni settanta” Ha ragione il Papa tedesco o il sindaco Alemanno? Dilemma germanico nella capitale.”Né possiamo sperare che L’Amico del Popolo agrigentino possa informare il Santo Padre dello stato delle cose agrigentine, visti i silenzi e i sostegni espliciti e le speranze sempre sventolate nel ricordo dei “giorni dell’onnipotenza” allineato con il nuovo trend postelettorale. A livello nazionale basta leggere i maggiori notisti Di questo “Partito Romano” sembra che adesso faccia parte l’ex radicale Benedetto Della Vedova quando scrive:”Da noi c’è pluralismo etico, ci sono tutti, cattolici e non”..Con un brivido ricordiamo che anche nel ’78 c’era questo clima che terminò miseramente in via Caetani.

 

C’è però una Agrigento che si muove,che resiste fuori dai dibattiti televisivi ormai ridotti a cicaleccio di Porta di Ponte.

Domenica all’Aster, ore 10 è annunciato un dibattito sul Meridionalismo sul quale occorre ancora meditare visto che sull’argomento ci giochiamo tutto.

L'ultimo impegnativo dibattito parlamentare sul Mezzogiorno è stato quello del 1961» - ricordava Giorgio Napolitano (oggi beneamato Presidente della Repubblica) nella Tavola Rotonda organizzata a To­rino nel giugno 1985 dal Centro Europa Ricerche.

«Il Sud é scomparso dall'agenda di governo» - gli faceva eco Antonio Gíolittí su La Repubblica. «Povero Mezzogiorno da sempre abbandonato» - esclamava Pasquale Sa­raceno, sempre su La Repubblica di quell’anno.

Non sappiamo che effetto facciano queste dichiara­zioni sulle intelligenze e le coscienze dei politici isolani, oppure quanta e quale traccia abbia lasciato nei fatti il famoso Convegno dell'Hotel Ergife sul Mezzogiorno svoltosi a Roma a ridosso degli anni 80-90.

E quali sono oggi i termini della questione meridionale? Ci sono analisi e interpre­tazioni che vanno a supportare le configurazioni passate? II tormentone elettorale non ha più alibi e la nuova maggioranza del centro destra è stata chiamata a risolvere la «ve­xata quaestio». Ma quanti Sud ci sono?

C'è il «distretto dei divani» in Puglia, il «distretto sommerso» diffuso un pò dovun­que che si rivela con l'alto aumento delle partite Iva; per finire a quello che senza mezzi termini viene chiamato il «distretto criminale» della Sicilia Occidentale.

Non si può dire quindi che esista un Mezzogiorno unico e indifferenziato e certa­mente non si possono riproporre i terminì del come la questione meridionale è stata vissuta nel dopoguerra. Ma è indubbio che con i fenomeni di globalizzazione dell'e­conomia e con l'avvento del terziario avanzato, la "questione" è stata abbandonata al suo destino poiché secondo una diffusa opinione l'arretratezza economica meridionale ha coinciso con un grande gap culturale che ha ulteriormente aggravato il divario. C'è il grave sospetto che la tentazione della politica dominante sia quella di alleggerirsi del peso del Sud per concentrare tutte le risorse verso un traguardo europeo al quale solo le parti settentrionali del Paese sono pronte. Cosa ha fatto il «mister sud» che il governo Berlusconi aveva nominato?

Un altro aspetto è certo: la questione meridionale non potrà essere appannaggio del centro destra. La sinistra, se avrà ancora sangue nelle vene, dovrà misurarsi ancora con la «questione» e, probabilmente, su di essa dovrà riorganizzare le sue fila e riprendersi l'onore perduto magari senza ricorrere allo storico Luciano Cafagna che parla di «se­paratezza accresciuta». Davvero una brutta gatta da pelare per una sinistra siciliana che deve vedersela con la crisi esistenziale della politica e delle sue istituzioni, con la pu­trefazione della Regione e con un intervento pubblico che ha «viziato» quell'impren­ditoria sopravvissuta. Ci sarà poco da rimembrare il «blocco agrario» e filosofeggiare sul «blocco sociale», visto come sono andate le cose in questi ultimi decenni.

Il Sud di Alfano ,Capodicasa e Lombardo è sempre qui. Nudo e crudo.

Le prime somme l'elettorato comincia a tirarle e non sarà un bel vedere e sentire per il "teatrino della politica" sulla cui definizione questo giornale insiste da tempo. (Diego Romeo)

Fonte: http://www.sicilia7.eu/index.php/Politica/SEMPITERNA-QUESTIONE-MERIDIONALE.html