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Quando la mafia già sapeva...

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 03/01/2008 01:15

Termovalorizzatore: i ricordi di Di Gati e dell’on. Scalia. Un articolo di Grandangolo a firma di Alberto Montalbano.

 

La storia del termovalorizzatore di Aragona si arricchisce di un nuovo capitolo.

Nuovi documenti rendono infatti più difficile credere alle verità fin qui note sull’inizio della vicenda, ovvero sulla scelta del sito.

Una verità per così dire “ufficiale” si può ricavare dalla testimonianza che Giorgio Colaianni, dirigente del Commissariato per l’emergenza rifiuti, ha reso a Palermo nel corso del processo al presidente della Regione.

Nel giugno scorso il pubblico ministero gli chiese quando gli uffici avessero saputo che Aragona era stata individuata come sito per un termovalorizzatore (in base al bando di gara toccava infatti alle ditte e non alla Regione indicare tali siti).

“Solo dopo l’esito della ti, secondo il quale se ne sarebbe parlato prima delle regionali del 2001 ( e siamo alla seconda “verità”). A lui lo aveva detto il boss di Sambuca di Sicilia, Leo Sutera.

Le dichiarazioni di Di Gati hanno solleticato la curiosità del comitato per il no all’inceneritore di Campofranco, che ha chiesto all’Asi di Agrigento (cui appartiene l’area di Aragona) di conoscere la data in cui ha ricevuto la richiesta di assegnazione di un terreno per il termovalorizzatore.

La risposta del Consorzio è stata immediata: una richiesta dell’Enel è giunta alla sede dell’Asi il 19 luglio del 2002, inviata via fax dall’allora sindaco di Porto Empedocle, Paolo Ferrara. Alle 7:54 del mattino.

Efficientissimo, il comitato direttivo dell’Asi deliberò l’assegnazione del terreno nella stessa giornata. L’Enel si aggiudicherà poi la gara in cordata con altre società (Elettroambiente spa, all’epoca della richiesta di proprietà del gruppo Enel ma acquistata dalla Falck nel luglio 2007, Enel Produzione spa, Emit Ercole Marelli Impianti Tecnologici spa,  A.m.i.a. spa, Catanzaro Costruzioni srl), grazie ad un bando per il quale l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea: doveva essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di Bruxelles e invece la Protezione civile  dell’epoca concesse una deroga perché ci si limitasse alla Gazzetta della regione.

I documenti dell’Asi sono certamente indicativi delle modalità con cui si sono individuati i siti per i termovalorizzatori.

Nel marzo del 2002 la Protezione civile aveva dettato le linee guide cui poi si ispirerà il bando della Regione, ed è dunque comprensibile che una ditta già presente nel territorio, come Enel (che a Porto Empedocle ha una centrale), si attrezzasse di conseguenza.

Proprio su questo aspetto, però, si sono concentrate le critiche della Corte dei Conti, che ha rilevato come un bando pubblicato in pieno agosto con scadenza a due mesi, “Ha di fatto, favorito coloro che per la loro presenza sul luogo, erano a conoscenza della situazione fattuale prima della pubblicazione dei bandi e che era già in possesso di impianti e studi di fattibilità tecnico-economico-finanziaria”.

Fatto sta che, alla luce di questi nuovi documenti, è davvero difficile immaginare che la scelta di quell’area per il termovalorizzatore sia stata appresa dalla classe politica solo nell’estate del 2003, ossia quando era ormai troppo tardi.

In quella data, di sicuro lo hanno saputo i residenti dei comuni dell’area. Forse perché, come ha ricordato l’on. Scalia “nel 2002 c’erano le comunali e nel 2003 le provinciali”.

 

(Fonte: Grandangolo n. 50 Sabato 22 dicembre 2007)

 

Una nota interessante sui termovalorizzatori e Cuffaro, è quella che si trova alla pagina:

 

http://www.antoniodipietro.com/2006/05/cuffaro_e_gli_incener...

 

Non riteniamo sia il caso di aggiungere ulteriori commenti...

 


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