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Vittime e opportunità perdute

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 07/12/2007 09:15

In una terra dove tutto si confonde, dove non si capiscono i ruoli, dove la mediocrità è legge, accade pure che si fermi la "naturale evoluzione della specie".

(Nell'immagine tratta da internet, la strage di via D'Amelio) Domani, 7 dicembre 07, nella Caserma dei Carabinieri di Naro, verrà scoperta una lapide per ricordare il maresciallo narese Calogero Vaccaro.

Il maresciallo Vaccaro, venne ucciso il 30 giugno 1963, quando a seguito di un attentato, persero la vita il tenente Mauro Malausa, il maresciallo artigliere Pasquale Nuccio, il soldato artificiere  Giorgio Ciacci, il maresciallo di polizia Silvio Corrao, i carabinieri Marino Fardella ed Eugenio Altomare.

Due recenti pubblicazioni, “La zona grigia. Professionisti al servizio della mafia” del giornalista de “Il Sole 24 ore” Nino Amadore e “Oltre il buio della mafia”, del giornalista Alfonso Bugea, alimentano un dibattito che è, purtroppo, sempre di grande attualità, anche nella nostra provincia.

C’era una volta la Sicilia, una regione ricca di sole, dove si sarebbe potuto vivere bene, programmando uno sviluppo economico in perfetta sintonia con le peculiarità dei luoghi.

Il sole c’è ancora, così come le città che già esistevano ben oltre cento anni fa, quello che non c’è stato, è lo sviluppo economico.

Dove c’era una volta, una piccola sorgente d’acqua dolce in un deserto, c’è ora Las Vegas.

I mormoni che percorrevano nella seconda metà dell’800 quella strada, scelsero la zona della sorgente come base del loro peregrinare.

Ma nonostante fossero avvezzi ad ogni forma di rinuncia e sacrificio, non resistettero in quel posto neppure tre anni.
Las Vegas, nacque ufficialmente nel 1905, allorquando vennero venduti 1200 lotti di terreno, habitat ideale solo per  i serpenti a sonagli.

Nel 1931 venne legalizzato il gioco d'azzardo, aprendo così la strada ad una nuova epoca, che porterà alla realizzazione del primo casinò, El Rancho.

L’idea di edificare la capitale del gioco d’azzardo in pieno deserto del Nevada, fu del mafioso Ben Siegel, soprannominato “Bugsy” (pidocchio), il quale costruì l’hotel Flamingo.

Successivamente, Frank Sinatra & company, non tardarono a capire che l’idea di “pidocchio” era quella giusta.

Al Flamingo, si aggiunse quindi ben presto il Sands.

Oggi, la città, è una delle mete turistiche più popolari degli USA.

Roulette e slot, alberghi da oltre 3000 camere, lusso e spettacolo, realizzano 33 milioni di turisti l’anno, l’aumento di oltre il 50% della popolazione nel corso degli ultimi anni e un numero sempre crescente di posti di lavoro
Dopo gli anni '60, il Nevada si rifà il look  e dichiara guerra alla mafia.

Celebre divenne il caso di Frank Sinatra, il quale sospettato di legami con la mafia, si vide negare la possibilità di diventare proprietario di un casinò.

Ma per una “strana coincidenza”, Oscar Goodman, avvocato delle più importanti famiglie mafiose, verrà eletto sindaco di Las Vegas nel 1999.

Oggi, una legge federale permette alle riserve indiane di aprire dei casinò in alcuni stati d’America ed è così, che anche nella vicina Arizona ed in altri stati, sorgono alberghi e casinò, laddove fino a ieri, esistevano solo rocce, cactus e serpenti a sonagli.

Nel 1989, nella “capitale del vizio”, viene inaugurato l’albergo Mirage (3.044 camere), dando corso ad una nuova epoca, che vuole di Las Vegas un luogo dove poter ospitare non solo adulti e “peccatori” di ogni genere, ma anche le famiglie americane e non.

Viene realizzato pertanto nell'atrio dell'albergo, un vulcano, che entra in eruzione ogni mezzora, affascinando grandi e piccini.
Il successo della formula del Mirage, porterà alla nascita del Mandalay Bay (3.300 camere), al cui interno è stata ricreata una laguna con tanto di onde e spiaggia di sabbia; del Luxor (4.427 camere); e dell’immenso Mgm Grand, che con le sue 5.005 camere, rivendica il primato di albergo più grande del mondo.

Ma qualsiasi cosa, ogni passo, ogni esigenza, persino per andare al ristorante o alla toilette, porterà a passare dinanzi ai tavoli da gioco.

Una città dove scorre un fiume immenso di denaro, dove il guadagno onesto è rappresentato dal gioco e dove è facile immaginare quanti soldi vengano riciclati, e che pure deve fare anche i conti con una giustizia pronta a condannarti per aver ridotto in miseria e quindi indotto a delinquere un “inconsapevole” cittadino.

E’ per questo, che come sui nostri pacchetti di sigarette, ovunque si trova scritto che “il gioco può produrre effetti dannosi”.

L’odore della “Mafia”,  non è più quello dell’alcool durante il proibizionismo, né quello della dinamite o delle raffiche di mitra.

La mafia  qui puzza di biglietti verdi, di champagne, auto di lusso e giacche doppio petto.

Tra i migliori 20 alberghi al mondo, ben 19 si trovano a Las Vegas.

Il “Boss”, spesso italo-americano, è uomo di mondo, un businessman.

Organizza e partecipa a party ricchi di bella gente, a cene di beneficenza, è insomma un uomo in vista, che non trascorre certo il suo tempo a nascondersi in un puzzolente ovile, senza poter neppure spendere quanto “guadagna”.

Ha sul suo libro paga il politico, così come fa con l’avvocato o il dentista.

I ruoli sono ben distinti, anche se spesso interagiscono fra loro.

Poco gli importa di taglieggiare il cittadino, di pensare a stragi di innocenti o ad altre azioni che comunque potrebbero portarlo al braccio della morte.

Ha capito, che senza correre molti rischi, può guadagnare sulla crescita economica del suo territorio, semplicemente ungendo gli ingranaggi giusti e trasformandosi in abile manager.

Pochi arresti, spesso per regolamenti di conti all’interno dell’organizzazione, ci mostrano uomini eleganti e dediti agli affari, come qualsiasi altro imprenditore.

L’appartenenza e la caratura di quest’uomo, spesso la noti solo ai suoi funerali, quasi sempre per cause naturali, e la misuri con il numero delle limousine e dei fiori.

È avvenuta, come per tutte le specie, secondo la teoria di Darwin, una naturale evoluzione

Ma torniamo alla Sicilia.

Sole, mare e tante risorse che avrebbero potuto fare di questa terra, che non è habitat per soli serpenti a sonagli e cactus, un paradiso per i turisti e gli abitanti.

Ma qui la puzza, è sempre la stessa.

Quella della polvere da sparo, della benzina, del sangue.

Non c’è stato il “salto di qualità” non c’è stata “l’evoluzione”.

Non è chiara la distinzione dei ruoli tra mafia, politica e imprenditoria.

Non è chiaro chi sia a servizio; se la mafia del potere politico o viceversa.

Le uniche cose chiare, sono la fame e la miseria che regnano immutate nelle nostre città e lo scarso acume di politici e mafiosi, che hanno saputo solo parassitare sul lavoro altrui.

Tra le tante disgrazie toccate in dote alla Sicilia, anche quella di aver sconfessato le teorie di Darwin…