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L'altra informazione

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 23/11/2007 22:03

Abbiamo pubblicato il commento dell’ex sindaco di Porto Empedocle, Orazio Guarraci, da annoverare tra i fautori dell’impianto di rigassificazione, con il quale ci si accusa di "cultura del sospetto" quando certa stampa riporta solo notizie favorevoli al rigassificatore. Guarraci sostiene che accusiamo taluni organi di stampa di essere faziosi. E' vero! Guarraci forse non ha letto le ammissioni di Schillirò (giornale La Sicilia), quando dichiara che sia lui che il giornale sono favorevoli all'opera industriale e che di conseguenza continuerà a pubblicare articoli (spot) in tal senso. Riteniamo sia palese la faziosità di chi la dichiara anche a mezzo stampa.... E sulla faziosità e disinformazione da parte del giornale “La Sicilia”, non siamo i soli a pensarlo. E’ sufficiente cercare su internet il nome dell’editore o del giornale in questione, per apprendere come siano in molti a condividere il nostro pensiero. A prescindere dall’appartenenza politica di taluni, quello che a noi interessa, è dare una visione quanto più chiara possibile su come viene gestita l’informazione in Sicilia, specie quando questa riguarda grandi interessi imprenditoriali o temi scottanti, quali la “Mafia”, per i quali giornalisti coraggiosi e “liberi” si sono fatti uccidere dal piombo e dalla viltà dei silenzi… La rassegna che vi proponiamo, è composta dalle parti più salienti di notizie, articoli e dichiarazioni sul giornale “La Sicilia” e sul suo editore, Mario Ciancio.

 

Commento di Guarraci e risposte alla pagina http://www.lavalledeitempli.net/ambiente/rigassificatore/

Quello che si preferisce tacere sull'informazione in Sicilia:

La Sicilia, da sempre, è stata luogo di contraddizioni. Terra oppressa da conquistatori e di storiche rivolte; terra di mafiosi e giudici antimafia.
E l'informazione? Naturalmente, non poteva fare eccezione.
Il primo paradosso. La Sicilia è una delle regioni italiane in cui si acquistano meno quotidiani (circa 50 ogni 1000 abitanti) e, contemporaneamente, i tre quotidiani locali - La Sicilia, la Gazzetta del Sud e il Giornale di Sicilia - scoppiano di salute, con vendite che superano ampiamente le 50mila copie giornaliere: cifre nettamente superiori a quelle di altre testate nazionali anche molto prestigiose.
Secondo paradosso. Nonostante da secoli l'informazione locale sia, in larga parte, espressione dei gruppi di potere politico ed economico e il suo conformismo secondo soltanto a quello dei paesi a regime dittatoriale, è pur vero che ben otto giornalisti siciliani hanno pagato con la vita il loro impegno per il ripristino della legalità nella nostra isola.
Come detto, il mercato editoriale è dominato da tre quotidiani locali. Il più anziano e più venduto è il Giornale di Sicilia, nato nel 1860.. Al secondo posto, sia per età (60 anni) che per numero di lettori, si colloca La Sicilia. Il quotidiano ha sede a Catania ed è molto letto nella parte sud-orientale dell'isola. Terzo posto, nella graduatoria della longevità e delle copie vendute, per la Gazzetta del Sud. Il quotidiano di Messina è il più apprezzato dagli abitanti della Sicilia nord-orientale.
Non è riuscita "sfondare" invece, l'edizione palermitana di Repubblica. "Sceso" sotto lo Stretto nel 1997, con grandi propositi e ambizioni, il quotidiano diretto da Ezio Mauro si è mantenuto a livelli di vendita decisamente inferiori alle aspettative. In Sicilia vende soltanto 27mila copie, appena la metà di quanto riesce a fare la Gazzetta del Sud.
A frenare il prestigioso giornale fondato da Scalfari sono due fattori: il primo è la diffusione dell'edizione locale che riguarda soltanto la parte occidentale della Sicilia come sancito dall'accordo con Mario Ciancio, editore de La Sicilia; il secondo è la difficoltà a reperire risorse dal mercato pubblicitario dove la Publikompass - legata a Mario Ciancio, sempre lui - la fa da padrona e favorisce il compito dei tre quotidiani siciliani.

Sparita definitivamente L'Ora e con la Repubblica che non riesce a decollare, il mercato editoriale siciliano si presenta piatto e poco appetibile per eventuali new entry.
Troppo forti i tre quotidiani regionali, definiti da alcuni "addetti ai lavori", non a torto, "giornali-fotocopia",  intrisi di retorica e demagogia, acritici verso le fonti a meno che non si tratti di magistrati e politici onesti (fanno ancora oggi rabbrividire le bordate contro Falcone e Borsellino…).

In Sicilia sono morti otto giornalisti perché svolgevano il loro lavoro sin troppo bene. Nessuna regione ha pagato un prezzo così alto in termini di giornalisti uccisi. Vuol dire forse che l'informazione siciliana è, è stata, la più vivace e battagliera a livello nazionale? Magari! Il quadro è desolante a tutti i livelli e la nostra regione non fa eccezione. Gli otto cronisti uccisi perché "scrivevano troppo" sono morti perché hanno condotto una battaglia per la legalità che da soli non si può vincere. Sono morti perché isolati. E' della loro caparbietà mista alla solitudine che sono rimasti simboli. Sono eccezioni e non la regola. La regola, nell'informazione siciliana, è il servilismo verso il potere, il conformismo e l'omologazione.

Gianni Monaco

* I dati sulle vendite dei giornali sono diffusi da ADS (Accertamenti Diffusione Stampa)

 (Tratto da :www.leinchieste.com/informazione_dibattito.htm)

 

L'europarlamentare diessino spiega: "L'iniziativa si è resa necessaria dopo l'ennesimo intervento di censura chirurgica operato nei miei confronti dal quotidiano La Sicilia che da anni manipola o sopprime consapevolmente tutte le informazioni legate alla mia attività parlamentare e istituzionale"

Decine di episodi di censura personale nei confronti di Fava che, afferma il parlamentare, "costituiscono ormai un grave danno di immagine politica oltre che patrimoniale. Conservo le mail di miei elettori catanesi che mi accusano di aver taciuto sulle vicende politiche più gravi di questi anni, dalla morte del poliziotto Raciti alle inchieste in corso sulla malversazione dei fondi comunitari alla regione siciliana, ignorando che io non ho mai taciuto ma che ogni mio comunicato, ogni commento, ogni iniziativa istituzionale, ogni interrogazione parlamentare, ogni atto ispettivo, ogni pubblica conferenza vengono sistematicamente censurati dal quotidiano della mia città".

 

 (Tratto da :www.aprileonline.info/2353/la-sicilia-censura-claudio-fava-denuncia-leditore-direttore)

 

Dei giornalisti uccisi, Peppino Impastato (1978) non ebbe alcuna tutela in quanto non iscritto all'Ordine; molti colleghi si esercitarono liberamente a dargli del terrorista. Mario Francese, cronista del Giornale di Sicilia, fu ucciso mentre indagava su una questione di mafia; ma i proprietari del suo giornale, in un'intervista, misero in dubbio la matrice mafiosa della sua morte, senza reazioni apprezzabili da parte dei colleghi. Al funerale di Giuseppe Fava, nel 1984, sindacato e Ordine nazionale dei giornalisti furono assenti. Lo stesso per Mauro Rostagno, con la motivazione che non era regolarmente iscritto all'Ordine.Non era regolarmente iscritto neanche Giuseppe Alfano, solitario corrispondente de La Sicilia da Barcellona, ucciso dai mafiosi; lo iscrissero alla memoria dopo la morte, concedendogli finalmente di diventare un giornalista «vero». Il giudice che indagava sul suo assassinio dovette sudar sette camicie per farsi dare, dal suo giornale, gli articoli che gli servivano per indagare; poté averli solo minacciando il ricorso a mezzi legali. E così via. Tutto questo per dire che, se la storia dei giornalisti siciliani è spesso - individualmente - una storia gloriosa, non lo è altrettanto quella dei loro organi collettivi e dei loro giornali.

«A Catania, i giornalisti sapevano quel che succedeva, ma non si comportavano di conseguenza - ha dichiarato il 7 aprile il magistrato della Direzione distrettuale antimafia Amedeo Bertone - E anche questo ha contribuito a far divampare gli omicidi e la guerra di mafia». Ma davvero il livello civile dell'informazione a Catania è così basso? Davvero gli organi che dovrebbero farsene garanti - sindacato dei giornalisti, Ordine professionale - non se ne sono accorti? Il giornalista del La Sicilia Concetto Mannisi, avendo scritto un articolo sul mafioso Ercolano, viene convocato dal direttore Mario Ciancio in presenza dello stesso Ercolano, severamente redarguito e invitato - sempre in presenza del mafioso - a non usare più il termine «mafioso». Mario Ciancio fa tuttora parte dell'Ordine dei giornalisti. Non risulta che Ordine o sindacato abbiano avviato provvedimenti nei suoi confronti. Un'indagine è stata invece aperta sull'«operato della collega Ada Mollica», chiamata formalmente a rispondere - dal presidente dell'ordine dei giornalisti di Sicilia - dell'articolo in cui aveva riportato l'episodio.

 

 (Tratto da: www.claudiofava.it/old/siciliani/memoria/info/info11.htm)

 

Come liquidare la concorrenza guadagnandoci pure un bel po' di milioni. Per anni Telecolor è stata un'avversaria imbattibile per Mario Ciancio, editore del quotidiano La Sicilia e dell'emittente Antenna Sicilia-Tele Etna, e proprietario di quote in quasi tutti i grandi giornali meridionali (dal Giornale di Sicilia, alla Gazzetta del Sud alla Gazzetta del Mezzogiorno) e le televisioni. Quella redazione è adesso in dismissione: tre dei giornalisti si sono dimessi, altri due - un vicecaporedattore e un caposervizio - sono stati licenziati tre giorni fa, come anticipo dei complessivi nove licenziamenti annunciati l'anno scorso dal nuovo padrone: Ciancio. L'imprenditore, ex presidente della Fieg e attuale vicepresidente dell'Ansa - nel '98 ha infatti iniziato una scalata che nel 2000 l'ha portato ad acquisire Telecolor, per annunciare un anno fa il dissesto finanziario e i «tagli inevitabili»: 9 giornalisti su 13, e 7 tecnici. I conti di Ciancio vengono contestati dai giornalisti. Tra le spese che determinerebbero il disavanzo, ci sono 2 milioni e mezzo che secondo i giornalisti servono a pagare i costi dell'agenzia Asi, creata dalla figlia Angela e che da un anno copre i servizi sportivi, ex «fiore all'occhiello» di Telecolor. Nonostante ciò, i giornalisti avevano accettato un «piano di risparmio» che stava per essere sottoscritto davanti al prefetto, quando la situazione è precipitata. Alla redazione infatti è stato presentato un protocollo che imponeva i servizi della Asi per tutti i settori, non solo quello sportivo. Il definitivo esautoramento della redazione, insomma. Che a quel punto non ha firmato più l'accordo.
Ciancio non è tornato indietro neppure davanti alle prese di posizione di numerosi esponenti politici, da Raffaele Lombardo dell'Mpa al sindaco forzista Scapagnini, a tutto il centrosinistra che proprio ieri ha presentato un'interpellanza urgente alla Camera. Grazie a un gioco di società a «scatole cinesi» affidate a fedelissimi e familiari - i figli, la stessa moglie - è sempre riuscito ad aggirare i controlli dell'antitrust e a dirsi «estraneo» alle vicende dell'emittente.

(Tratto da: italy2.peacelink.org/mediawatch/articles/art_17264.html)

 

«Dopo l’annuncio comincia lo smantellamento, l’inizio della fine: l’azione messa in atto dall’editore Ciancio contro i giornalisti di Telecolor si è concretizzata con la consegna delle prime due lettere di licenziamento. «La scelta di colpire per primi i due nostri colleghi Sciacca e Albanese che rappresentano il vertice organizzativo redazionale e che hanno condotto, assieme al fiduciario, la trattativa sindacale - osservano i giornalisti di Rci - assume le caratteristiche della ritorsione e dell’intimidazione. La Redazione non si è fatta e non si farà intimidire. Abbiamo sfidato coscientemente il potere dell’editore di fatto di Telecolor, Mario Ciancio, sapendo che il prezzo da pagare sarebbe stato alto. Ma ci sono battaglie che vanno combattute anche se le forze in campo appaiono impari. Subiamo i licenziamenti ma conserviamo il rispetto di noi stessi e crediamo di meritare quello della città e della Sicilia». «Non usciamo dunque sconfitti si sappia che abbiamo rifiutato di barattare la nostra dignità e soprattutto la nostra libertà in cambio di un posto di lavoro. «Si sappia - prosegue la nota - che Ciancio non ha mostrato alcun interesse per l’offerta di un accordo economico che la Redazione ha avanzato, accettando totalmente, come può testimoniare il prefetto di Catania, le richieste di risparmio economico avanzate dall’editore. I cittadini sappiano che abbiamo rifiutato solo una cosa: il diktat che la famiglia Ciancio voleva imporre al direttore e alla redazione. Abbiamo rifiutato, assieme al direttore, l’imposizione di una redazione parallela attraverso l’uso dell’agenzia Asi, di proprietà della famiglia Ciancio. Una misura di interposizione di manodopera che ha lo scopo unico di imporre un’informazione strettamente controllata dall’editore. Su questo abbiamo rotto, non certo sui soldi».

L’ORDINE DEI GIORNALISTI.

«Ogni spiraglio di soluzione ragionevole e concordata si è ormai chiuso con la decisione dell’azienda e della dirigenza di attuare il minacciato ridimensionamento della redazione di Telecolor». Lo afferma una nota dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia che «prende atto con profondo rammarico e torna a esprimere la più ampia solidarietà alla redazione e alla direzione dell’emittente catanese che hanno difeso la loro autonomia con grande senso di responsabilità e dignità professionale».

«Il licenziamento di Alfio Sciacca e Fabio Albanese - osserva l’Ordine dei giornalisti - è la conferma di una linea con la quale si cerca di scaricare sulla redazione il costo di responsabilità di gestione che appartengono ad altre componenti dell’azienda. L’Ordine - si ricorda nella nota - ha già giudicato inammissibile la decisione dell’editore Ciancio di "tagliare" i costi cominciando a colpire, al di là di ogni altra ragione, i giornalisti con contratto Fnsi-Fieg. E ora rinnova le più vive preoccupazioni per la contestuale decisione dell’azienda di portare all’esterno una parte non trascurabile della produzione giornalistica». L’Ordine dei giornalisti siciliano sottolinea che «continuerà a esercitare la massima vigilanza perché siano tutelati i principi fondanti e le prerogative della professione giornalistica».

 

(Tratto da: www.step1magazine.it/v2_open_page.php?id=2523)

 

Mario Ciancio, il monopolista dell’informazione in Sicilia, è conosciuto dal pubblico soprattutto come un editore di tv e giornali. In realtà, egli è soprattutto un grosso imprenditore delle costruzioni: in senso molto lato. Ecco una mappa dei suoi ultimi affari in questo campo. Graci, Rendo, Costanzo, Finocchiaro: ve li ricordate? Forse i famosi Cavalieri catanesi hanno finalmente trovato il loro erede Non solo (dis)informazione. L’impero di Mario Ciancio Sanfilippo si va via via diversificando e, accanto a giornali, televisioni e pubblicità, spuntano terreni agricoli che diventano edificabili, alberghi, musei, centri commerciali e imprese edili. Con qualche (vana, finora) incursione nell’alta finanza. Una varietà che ricorda quella dei celebri “Cavalieri dell’apocalisse mafiosa” e, proprio come per i Cavalieri, negli affari di Ciancio compare sempre più spesso l’ombra di Cosa nostra.Da quando i Cavalieri sono morti e le loro imprese fallite, Ciancio, grazie al monopolio dei media, è diventato il padrone incontrastato di Catania, uno degli uomini più potenti di Sicilia. Forse il più potente.

 

(Tratto da: www.lesiciliane.org/casablanca/spip.php?article31)

 

Poi c'è la signora Valeria - sua moglie - con un altro 13,5 per cento. Poi qualche politico, qualche manager, tutti amici. Di che giornale stiamo parlando, di che tv? Su quali nuovi media ha messo le mani il monopolista dell'editoria siciliana? Sorpresa: stavolta niente giornali, ma centri commerciali: il più gigantesco della Sicilia, lo farà una ditta (l'Icom) che è quella di cui parlavamo all'inizio e lo farà - duecentoquarantamila metri quadrati - in una zona di verde pubblico, di verde a uso agricolo e non commerciale. Scusa: ma come si può costruire un centro commerciale (e che centro!) sul verde agricolo? Neanche a Catania una cosa del genere si può fare! Infatti: non si può fare. Perciò il Comune, il 25 febbraio, ha fatto un'opportuna delibera e voilà, ciò che era verde agricolo diventa istantaneamente zona commerciale. Mercurio batte Cerere uno a zero. E i giornali? Le tv? Muti: centri commerciali (dello stesso padrone) anche loro.

 

(Tratto da: www.eddyburg.it/article/articleview/2613/0/149/)

 

Dietro l'arresto dell'ingegnere Giuseppe Ursino per le anomalie dell'appalto al Garibaldi di Catania, le rivelazioni dell'imprenditore Randazzo

“Noi non ci siamo mai visti”

«Andai a trovarlo e mi consegnò i calcoli dei lavori». La segnalazione sul ribasso e l'esclusione dei Costanzo

di Pino Finocchiaro

GARE

(Tratto da: www.centonove.it/arretrati/1999/43/23.pdf)

 

La Sicilia (di Ciancio). Il giornale, noto per essersi rifiutato di pubblicare i necrologi delle vittime di mafia, non e' mai stato sfiorato da scioperi, proteste, rivendicazioni o anche semplici richieste di chiarimento all'editore, nemmeno quando (giugno '94) costui scateno' una campagna di stampa per intimidire un pentito che rivelava collegamenti fra il cavaliere del lavoro Graci e gli assassini di Giuseppe Fava.

 

(Tratto da: giornalistisiciliani.blogspot.com/)

 

successivamente le trattative sono state interrotte, a quanto sembra, non per divergenze di natura economica, ma di fronte al tentativo dell’editore di imporre alla redazione e al direttore una serie di misure giuridiche che puntavano, a giudizio degli interpellanti, a ridurre lo spazio di liberta` dei giornalisti con una evidente mortificazione professionale;

 

(Tratto da: legxven.camera.it/_dati/leg15/lavori/stenografici/sed016/pdfbt01.pdf)


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