Tu sei qui: Portale Libera Informazione Erano in quattro di belle speranze
Azioni sul documento

Erano in quattro di belle speranze

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 05/06/2008 22:45

 

“Agrigento non deve essere più tradita” titolava il foglio della Curia nel gennaio del 1988.

Quel “non deve” era un chiaro riconoscimento che, nel passato, Agrigento era stata tradita. Adesso, nel 1988,faceva comprendere “L’Amico” con quel quartetto di deputati (ora sono rimasti solo in tre) si poteva essere sicuri che ci sarebbero state mirabilie..Si è visto poi come è andata a finire, perché non sono bastate le intelligenze, né le buone volontà profuse, né sono stati sufficienti tutti i deputati e gli uomini di sottogoverno (e donne) che l’on.Mannino ha tirato fuori dalle sue costole per dare voce al Sud, alla Sicilia, ad Agrigento. I “lavori in corso” sono sempre annunciati e mai espletati.

Lo scrivevamo un decennio fa che con l’uscita di scena di Mannino la Sicilia non era più rappresentata neanche in Televisione. Qualche anno fa PORTA A PORTA ospitò l’on. Alfano che fu subito beccato da Carlo Freccero anche lui nel salotto di Vespa con un “Berlusconi ha mandato qui un suo ragazzino…” .Da allora ci è difficile ricordare un serio dibattito sul Meridione.

Se non fosse stato per GOMORRA (libro e film) e per i RIFIUTI nelle strade, il Sud e la Sicilia avrebbero continuato nel loro assopimento, con le stragi libanesi di Capaci e via D’Amelio nel porto delle nebbie, le dissennate amministrazioni campane, la mattanza calabrese, il tutto insaporito da quel “tronfio trionfalismo” che ama citare l’appartenenza ai grandi scrittori, alla cultura e al culturame, evitando con accuratezza ciò che scrisse Pirandello ne “I vecchi e i giovani”, De Roberto ne “I Vicere’”, per finire a Emma Dante con le sue opere contemporanee.

Non si sente più parlare neanche di Enzo Scotti, il politico napoletano d’alto lignaggio ministeriale negli ultimi governi degli anni novanta.

La notizia che qualche anno fa sarebbe venuto ad Agrigento per incontrare gli amici del “Terzo Polo” è sfumata, mentre alcuni mesi fa si è appena intravisto in TV seduto accanto a Lombardo, oggi governatore di Sicilia..

Intanto i problemi antropologici di Agrigento permangono . La sua patologia elettorale che riconosce in Zambuto il suo salvatore per poi continuare a votare, dopo neanche un anno, gli “affossatori” di Agrigento, rimane negli annali delle cronache manicomiali. Una lezione che paradossalmente ha umiliato la sinistra agrigentina, indecisa tra i marxisti di giorno e i democristiani di sera, che lascia attecchire tra le sue fila un arnonismo d’accatto che conforta il borghese radical chic, l’imprenditore parassitario e il poveraccio che si illude con la Robin-tax..

E il Sud,e la Sicilia, e Agrigento restano una “conchiglia spolpata”.

Di un Sud che non ha voce, si è preso atto in un piccolo convegno sul nuovo meridionalismo che si è svolto a San Leone promosso dal circolo “Pietro Calamandrei” e dall’avv.Enrico Quattrocchi, C’erano tra gli altri, Stefano Catuara,il collega Pezzino, Fabrizio Zicari che ha messo l’accento sul “riscatto dell’uomo del Sud”.Argomenti che reclamano un “viso a viso” tra antropologia e società civile. Un percorso che il “Calamandrei” insieme alla UIL si propone di continuare, allargandolo ad altri interlocutori che hanno ben altre responsabilità.. Non è mai troppo tardi . E mai dire mai ,dice Bond.. .James Bond.(D:R:)


Sviluppato con Plone CMS, il sistema open source di gestione dei contenuti

Questo sito è conforme ai seguenti standard:

Strumenti personali