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Giornale "La Sicilia" e informazione

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 25/03/2008 14:11

Da una parte i complici silenzi di taluni organi di stampa, per consentire al quotidiano "La Sicilia", di portare a termine un'operazione pubblicitaria in favore del rigassificatore di Porto Empedocle, spacciandola per informazione. Dall'altra parte, il cittadino, al quale viene impedito l'accesso alle informazioni, sancito anche dalla legge Seveso e da norme di diritto comunitario. Ma fino a che punto può essere credibile l'informazione (o ciò che viene spacciato per tale), data da taluni organi di stampa? Noi non vogliamo fare alcun commento, ma vi invitiamo a leggere quanto più volte scritto sul giornale "La Sicilia" e sul suo editore.

 Marco Benanti:

 

UNO SGUARDO AI MEDIA IN SICILIA E MERIDIONE

IL CASO CIANCIO (2)

IL PERSONAGGIO  

Mario Ciancio Sanfilippo è nato a Catania il 29 maggio 1932.Editore per tradizione familiare ed asse ereditiero (è nipote del fondatore de "La Sicilia", l'avv. Domenico Sanfilippo, a cui è intitolata l'omonima casa editrice), controlla l'unico quotidiano di Catania (a parte le piccole edizioni locali de "Il Giornale di Sicilia" di Palermo e "La Gazzetta del Sud" di Messina). Ciancio ha partecipazioni azionarie negli altri due quotidiani citati (8% nel "Giornale di Sicilia", 15% nella "Gazzetta del Sud"), possiede le due maggiori emittenti locali catanesi, che hanno ambito regionale ("Antenna Sicilia-Teletna" e "Telecolor", quest'ultima acquisita nella seconda metà degli anni Novanta), oltre a controllare, insieme alla "Ses" (Società editrice siciliana) di Nino Calarco, direttore della "Gazzetta del Sud" e mediante la presenza della figlia Angela, la "Rtp" di Messina. Fino al '93, era l'editore anche dell'unico quotidiano pomeridiano di Catania, "Espresso Sera", chiuso dopo anni di bilanci in rosso.

Ciancio è vicepresidente, confermato lo scorso anno, dell'agenzia Ansa, il cui ufficio catanese è ospitato dentro lo stabilimento de "La Sicilia" di viale Odorico da Pordenone, ha forti partecipazioni in "Mtv" (alleanza con C.Romiti), controlla "Radio Sis" e condiziona anche altre emittenti locali come il caso di "Rete 8-Telejonica". La sua influenza è arrivata fino in Puglia, dove controlla il giornale "La Gazzetta del Mezzogiorno".

Marco Benanti

 

 

UNO SGUARDO AI MEDIA IN SICILIA E MERIDIONE

IL CASO CIANCIO: UN IMPERO IN CRISI?

Una volta disse: "questa è la redazione più pacifica del mondo". Poche parole, come è suo stile, tanto simbolismo, in ossequio ad un certo modo di essere siciliani e soprattutto tanto potere, mai mostrato apertamente, mai ostentato, come sempre accade quando il potere è reale.

Sull'editore-direttore Mario Ciancio Sanfilippo si moltiplicano le "leggende", raramente fatti precisi, concreti: un'altra dimostrazione di potere. C'è chi lo vuole al centro di tutte le vicende che contano in Sicilia, c'è chi lo indica come referente del sistema che governava l'Isola ieri e la governa oggi, c'è chi ne sussurra particolari inconfessabili, storie dove gli intrecci del potere reale italiano, non esclusa la mafia come sistema di potere, la fanno da padrone.

Lui, sicuramente, è un padrone, uno di quelli veri, dell'editoria sotto Roma, con collegamenti stabili anche oltre, non fosse altro per essere diventato anche presidente nazionale della Federazione Italiana Editori (Fieg). Un "impero", quindi, apparentemente saldo, per molti intoccabile, nella peggiore tradizione italiana dei monopolisti per "stile" politico e comportamenti quotidiani. Eppure qualche segnale di crisi viene fuori: nessuno lo dice, ma il tempo passa anche per Ciancio e il suo "impero". Prima l'arrivo, all'insediarsi a Palazzo Chigi di Silvio Berlusconi, sulla poltrona di presidente della Fieg, al suo posto, di Luca Di Montezemolo, poi una serie di fattori che potrebbero far presagire una crisi.

Marco Benanti

 

Da www.ildito.it le parole di Fava su Ciancio, segnalateci da Marco Benanti

 

[]Per quel che riguarda le politiche culturali proprio le Ciminiere sono la testimonianza di una scelta miope e sbagliata. Potevano essere una risorsa per il territorio, sono state

solo occasione di "regalo agli amici" o fiere e manifestazioni al di fuori di una politica complessiva. Ora si vogliono privatizzare, ma io non sono d'accordo. E' perdente una politica culturale che guardi solo ai soldi senza pensare agli investimenti nel patrimonio del sapere e della conoscenza. Così come mi pare assurdo che si regali l'uso di una parte della struttura a Ciancio, per trasmettere un programma, Insieme, senza chiedere un adeguato ritorno economico. Al posto di un museo della guerra, o dello sbarco, ci vorrebbe un vero museo della memoria"[]

 

Da

http://www.flipnews.org/bollettino/uno_sguardo_ai_media_in_sicilia_.htm

 

‘qui, il giornale “La Sicilia” del presidente uscente della Fieg, Mario Ciancio Sanfilippo, non è solo, infatti, l’espressione di un monopolio privato, che va dalla stampa quotidiana all’emittenza televisiva, passando per radio e prodotti internet, ma soprattutto è asse portante di trasversali intrecci politici, economici, sociali, in una realtà dove comanda la mafia come sistema di potere e di vita. 
Le più rilevanti operazioni che riguardano la città e il suo futuro trovano cassa di risonanza nel quotidiano locale, capace di inglobare in sé tutto l’arco delle forze politiche, economiche e sociali, all’interno di un paravento che è però, spesso, una mera rappresentazione formale di democrazia. 
Nei fatti, la storia di Catania è la storia dei silenzi interessati del suo establishment, delle sue omissioni, delle sue mistificazioni puntualmente accolte nel quotidiano di Ciancio, soprattutto sulle mille devianze della politica e sull’incombenza di piombo della mafia; Ciancio peraltro è erede di una delle massime espressione del potere degli agrari e suo portavoce per decenni. 
Quello dell’informazione locale è, pertanto, solo un capitolo della storia di una città alle prese con contraddizioni: quello dei media è infatti un sistema che contribuisce a frenare il ricambio politico-sociale in tutta l’Isola. Qualunque iniziativa deve, infatti, “passare” dal “gruppo Ciancio”, che opera in sostanza da filtro di tutto quanto accada in una provincia e in grande parte del Mezzogiorno, quando non agisce -naturalmente- a tutela diretta dei propri interessi. Ultimo esempio, ma solo in ordine cronologico, la vicenda del procedimento penale sulla realizzazione del secondo lotto dell’ospedale “Garibaldi” di Catania, in cui è indagato il braccio destro di Ciancio, l’ing. Giuseppe Ursino, per il quale è già stato chiesto il rinvio a giudizio. Il giornale e il resto dei media del “Gruppo Ciancio” hanno “silenziato” la notizia, “anello” importante per capire la vicenda denominata “Caso Catania”, che ha coinvolto pesantemente la Procura, altro snodo essenziale per capire l’impunità del sistema di potere catanese e isolano.  Plateali poi sono le interferenze fra mondo della pubblicità e presunto mondo dell’informazione: Comune, Provincia, Asl, grande distribuzione, grossi teatri, come lo Stabile, di fatto appaltano, da sempre, la loro pubblicità a “La Sicilia”, con le ovvie conseguenze sulla posizione del giornale, sulla forma e sul contenuto con cui sono confezionate le relative notizie.  Il riferimento, comunque, è ai media in generale, dalla carta stampata, alla televisione, alla radio, un intero comparto egemonizzato da Mario Ciancio, divenuto “dominus” anche nel settore della raccolta pubblicitaria (il riferimento è alla Publikompass) con un’operazione di accaparramento che è letale per chi vuole creare nuovi ambiti di partecipazione. Non a caso, molte esperienze nate in questi anni nella nostra provincia hanno dovuto fare i conti con questa condizione generale. Mario Ciancio, editore per tradizione familiare ed asse ereditario (è nipote del fondatore de “La Sicilia” Domenico Sanfilippo, a cui è intitolata l’omonima casa editrice), controlla l’unico quotidiano locale (a parte le piccole edizioni locali de “Il Giornale di Sicilia” di Palermo e “La Gazzetta del Sud” di Messina).Inoltre ha partecipazioni azionarie negli altri due quotidiani citati (8% nel “Giornale di Sicilia”, 15% nella “Gazzetta del Sud”), possiede le due maggiori emittenti locali catanesi, che hanno ambito regionale (“Antenna Sicilia-Teletna e “Telecolor”), in aggiunta a “Telecatania”, oltre a controllare, insieme alla “Ses” (Società editrice siciliana) di Nino Calarco, direttore della “Gazzetta del Sud” e mediante la presenza della figlia Angela, la “Rtp” di Messina,;è vicepresidente dell’agenzia Ansa, il cui ufficio catanese è ospitato dentro lo stabilimento de “La Sicilia” di viale Odorico da Pordenone, ha forti partecipazioni in “Mtv”, possiede “Radio Sis” etnea e condiziona anche altre emittenti locali come il caso di “Rete 8-Telejonica” di Catania. L’influenza di Ciancio è arrivata fino in Puglia, dove controlla il giornale “La Gazzetta del Mezzogiorno”

Nel dettaglio, così come accade a Palermo con “Il Giornale di Sicilia” e a Messina con “La Gazzetta del Sud”, “La Sicilia” ha un direttore che è anche un editore. Mario Ciancio, quindi, incarna una duplice veste che è una contraddizione in termini per ogni discorso su libertà di stampa. I termini della questione sono però molto più gravi: Ciancio è allo stesso tempo vicepresidente dell’Ansa, la terza agenzia di informazione del mondo e snodo centrale dell’informazione siciliana, dove operano persone di sua assoluta fiducia, oltre ad avere interessi fondiari, imprenditoriali e pubblicitari che si intersecano in modo allarmante con la vita politica di Catania e della Sicilia intera’.

Da www.girodivite.it

Riccardo Orioles, Tanto per abbaiare n. 108

 

Informazione 1. Piazza Stesicoro e' il cuore del centro storico catanese. Comprende quattro edicole, piu' una quinta a una ventina di metri. Tutt'e cinque le edicole espongono un solo quotidiano, che e' "La Sicilia" dell'editore Mario Ciancio, che ha il monopolio della carta stampata a Catania. Tutti gli altri quotidiani non vengono esposti, ma semplicemente forniti a richiesta, a eccezione di "Repubblica". Quest'ultima non solo non viene esposta, ma non viene neanche fornita integralmente. Per un accordo fra editori, infatti, il dorso con le cronache regionali di "Repubblica" viene diffuso in tutta la Sicilia ma non a Catania: e cio' allo scopo di evitare danni alla diffusione de "La Sicilia" che e' sostenuta principalmente dalle cronache locali’.

 

 

Ibidem riccardo Orioles:

 

Mario Ciancio, presidente degli editori italiani e proprietario di quasi tutti i quotidiani a sud di Napoli, e' inoltre proprietario di sei emittenti televisive regionali. Di esse, due - TeleEtna e Antenna Sicilia - sono intestate direttamente a suo nome, due alla moglie e le ultime due alla figlia. La legge Mammi', che disciplina l'assegnazione delle emittenze, vieta infatti (articolo 15: "divieto di posizioni dominanti") il possesso di piu' di due emittenti agli editori di giornali quotidiani.
Del giornale capofila di Ciancio, "La Sicilia", a Catania si ricorda che rifiuto' di pubblicare il necrologio del commissario Montana proposto dalla famiglia nell'anniversario della morte’.

 

CEMENTO S.p.A.
Gli allegri affari dell'editore Mario Ciancio


di Alfio Ferrara

 

«Prossima apertura, primavera 2003»: così almeno promette il sito dell’hotel Villa San Pietro. Lo sta costruendo a Taormina la Società G.I.S.A. S.p.A., della quale fanno parte Mario Ciancio, il proprietario del giornale La Sicilia, e Sebastiano De Luca, il presidente dell’Unione Regionale Albergatori Siciliani. Dieci piani ordinati di impietoso cemento armato sui resti di una palazzina degli anni ’30, accanto a balconcini di gerani e ville inizio secolo, senza che Comune di Taormina, Regione siciliana e Sovrintendenza ai Beni culturali di Messina abbiano fatto una piega. Ma così non sembrava quando nel 1997 gli stessi organi avevano posto un vincolo di inedificabilità assoluta sulla zona dove sta sorgendo l’albergo: la panoramica Via Pirandello che congiunge Taormina a Giardini Naxos, catalogata come zona B7, per la quale vigeva uno stretto limite di edificabilità pari a 0.01 metri cubi per metro quadrato. Nel marzo 2002, il Consiglio comunale di Taormina – con il bene placito degli altri organi competenti – ha approvato una delibera (sollecitata dal sindaco Bolognari, lo stesso che cinque anni prima aveva posto i vincoli di edificabilità) che estende per le strutture alberghiere il limite a 5 metri cubi per metro quadrato, favorendo di fatto la G.I.S.A. e investendo potenzialmente Taormina con un fiume di cemento armato. Basti pensare che la densità media in quartieri residenziali come Librino o Trappeto nord non supera i 3 metri cubi per metro quadrato. Non sono serviti a nulla i ricorsi presentati da due albergatori e dal proprietario di una villa vicina all’hotel in costruzione. Sono passate nel silenzio le irregolarità nell’esecuzione del progetto che doveva limitarsi alla ristrutturazione del vecchio edificio, ma che in realtà comporta la realizzazione di una struttura quasi il triplo di quella già esistente, per altro già completamente abbattuta. I lavori, in un primo momento sospesi dal Tar di Catania, da poco tempo sono ripresi alacremente. Sembra che lavorino anche la notte, per mantenere la promessa, o per certi versi la minaccia, di aprire l’albergo entro la prossima primavera. E sulla scia del Villa San Pietro, con questa deroga ai vincoli urbanistici altri immobili della Via Pirandello presto si trasformeranno in enormi blocchi di cemento armato: la Villa Nelson, la pensione Bel Soggiorno (che ha già presentato una progetto di ristrutturazione) o l’ex casinò del commendatore Guarnaschelli, Villa Mon Repos, acquistata all’asta per 2,5 milioni di euro. Ma Taormina non è un caso isolato. Nella parte occidentale dell’isola c’è perfino un depliant a garantire la presenza di un hotel «a soli 20 metri dalla spiaggia» di Capo Rossello, vicino al paese di Realmonte, provincia di Agrigento. Una concessione edilizia, come risulta dalle indagini in corso, rilasciata in assenza del nulla osta della Sovrintendenza, necessario per le zone con regime di vincoli edilizi. L’albergo è stato realizzato dalla cooperativa Nautisud, grazie a mutui agevolati dell’Ircac, con l’obiettivo di favorire l’occupazione. Poco più di sei miliardi di lire, ottenuti con le garanzie economiche di un’altra società: la H&C dei fratelli Fabio e Giacomo Hopps di Marsala e dei fratelli Silvio, Giuseppe e Totò Cuffaro (il presidente della Regione) di Palermo. Se poi a questi esempi di abusivismo accostiamo il disegno di legge regionale sulla sanatoria delle coste siciliane, otteniamo il quadro completo della situazione. Come vi abbiamo raccontato in un precedente articolo, la legge proposta dall’assessore Bartolo Pellegrino prevede la cancellazione del vincolo di inedificabilità assoluta entro i 150 metri dalla battigia, la privatizzazione di alcune aree demaniali e la nascita di strutture alberghiere sulla costa come mezzo di rilancio turistico dell’isola. Peccato che a credere in un rilancio del turismo siciliano ricorrendo al cemento armato siano rimasti in pochi: Cuffaro, Pellegrino e qualche speculatore edilizio. Per fortuna ci restano le raffinerie di Gela, no?

 

 

Da http://www.claudiofava.it/siciliani/memoria/info/info08.htm

 

da "I Siciliani nuovi", febbraio 1994

 Nell'81 Mario Ciancio si era messo in testa di diventare il primo editore in Sicilia e aveva comprato l'otto per cento delle azioni del Giornale di Sicilia. Altrettante, nello stesso periodo, ne avevano comprate i Costanzo, di cui l'editore de "La Sicilia", notoriamente, è buon amico; anche se - a suo dire - quell'acquisto contemporaneo sarebbe stato solo una coincidenza. Nell'84 Ciancio tenta anche la scalata alla Gazzetta del Sud, acquistando il quindici per cento delle azioni della Editrice siciliana, proprietaria della testata. L'operazione non riesce e dopo un aspro scontro con Uberto Bonino - il fondatore della Gazzetta, scomparso nell'88 - si arriva perfino in tribunale. Riesce invece l'accordo con il gruppo Caracciolo: Ciancio, mettendo a disposizione le sue macchine per la stampa di "Repubblica", ottiene in cambio che il giornale di Scalfari non apra nessuna redazione in Sicilia. Un accordo decennale che, adesso, sta per scadere. Ma che potrebbe essere rinnovato: Ciancio sta potenziando il suo centro stampa, ed ha acquistato una nuova rotativa che consentirà al quotidiano romano di stampare anche a colori. Garantita l'assenza di giornali nazionali i tre maggiori quotidiani si sono così divisi, indisturbati, l'intero mercato siciliano. Un'altra società di Ciancio, la "Sicilia iniziative speciali srl" - che ha un capitale di soli venti milioni: il minimo consentito - è arrivata a possedere addirittura otto frequenze. Troppe perfino per la legge Mammì, tanto che un paio le ha dovute cedere a due società; facenti capo entrambe al gruppo Fininvest di Silvio Berlusconi. E adesso, gentili telespettatori, trasmettiamo in diretta le nostre scuse al signor Ercolano. Erroneamente il signor Ercolano, dai Tg di ieri, è stato da noi indicato come boss mafioso. Trattasi invece - come egli stesso ci ha spiegato in una cortese visita in redazione - di un libero cittadino che esercita un'attività imprenditoriale». Ovviamente quest'annuncio non è mai stato trasmesso da alcuna televisione siciliana: è pura e semplice fantascienza. Quello che, invece, è accaduto in realtà (o quantomeno è accaduto secondo i magistrati catanesi, che ne riferiscono nella recente ordinanza "Orsa Maggiore") è «che Ercolano Giuseppe, cognato di Nitto Santapaola e padre di Aldo, abbia "richiesto" al direttore di un giornale locale di contestare, in sua presenza, ad una giornalista dello stesso giornale il contenuto di un articolo pubblicato qualche giorno prima. Orbene, in presenza dell'Ercolano, il direttore del giornale contestava alla giornalista il tono non "imparziale" del suo articolo ed invitava la medesima, per il futuro, a non attribuire l'appellativo di "boss mafioso" all'Ercolano e agli altri componenti della sua famiglia, anche se tali affermazioni provenissero da fonti della Polizia o dei Carabinieri». Quel direttore locale di cui parlano i magistrati era Ciancio che, dalle pagine del suo giornale, ha in effetti precisato diversi particolari dell'incontro; ha smentito tutto quel che c'era da smentire, tranne il fatto che la visita c'è stata, e che lui ha tranquillamente ricevuto un tizio che, due giorni prima, i suoi cronisti avevano descritto come boss mafioso. E anche questi, in Sicilia, sono i padroni dell'inchiostro’.

Vincenzo Adornetto
Riccardo Bruno

( Fonte: namir.it/TERRORISMO/seconda.htm)

 

E' informazione?????  Vediamo cosa ne pensano gli stessi giornalisti:

 http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=16703

Dinanzi a tutto ciò, cosa potevamo aspettarci dal caporedattore del giornale "La Sicilia"di Agrigento?

Il buon Schillirò, nella risposta data all'accusa da parte nostra di aver fatto disinformazione,  ha detto bene: questa è la mia posizione e quella del mio giornale, a costo di farmi accusare di scarsa deontologia!

Per fortuna esiste la rete...

                                                                                                         G. J. Morici

Inesattezza

Inviato da giuseppe50 il 02/01/2008 18:59
A Palermo c'è la redazione di "la Repubblica".
La settimana scorsa ha subito la perquisizione dei CC.
Saluti.

Precisazione

Inviato da Gian Joseph Morici il 02/01/2008 23:49
Quanto sopra riportato, afferma come il quotidiano "La Repubblica" non riporta la cronaca di Catania e provincia. Infatti, il giornale in questione a differenza del "La Sicilia" e del "Giornale Di Sicilia" che dedicano spazi alle cronache delle varie provincie, pubblica solo gli articoli della redazione di Palermo. La ringrazio comunque per la Sua cortese attenzione. Gian J. Morici


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