Art. 21
Petizione on-line, per ribadire un secco "NO" alla censura liberticida.
“Quando gli antropologi iniziarono a confrontare le proprie conoscenze sulle poche culture primitive rimaste al mondo, fecero una scoperta imprevista. Dalle più isolate società tribali dell’Africa alle più remote isole del Pacifico, gli uomini condividevano essenzialmente la stessa definizione di informazione, la stessa idea del pettegolezzo. Cercavano perfino le stesse qualità nei messaggeri che sceglievano per raccogliere e riferire notizie. Volevano persone in grado di correre veloci oltre le colline, informarsi accuratamente e raccontare in modo avvincente quanto avevano appreso”.
(Introduzione del libro “I fondamenti del giornalismo)
Dunque, anche le culture primitive, sentivano l’esigenza dell’informazione. Successivamente, si porrà invece un diverso problema, quello di avere un’informazione quanto più possibile veritiera e quindi non condizionata dal potere politico, economico o comunque da qualsiasi altra forma di “potere forte”.
Ma come scrive George Orwell ("La libertà di stampa"), “la vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire”. Questa possibilità, di esprimere la propria opinione o di poter dire verità scomode, è alla base di ogni democrazia. Sempre nello stesso saggio di Orwell, tale principio viene rimarcato citando la frase di Voltaire: "detesto ciò che dici, ma difenderò fino alla morte, il tuo diritto a dirlo".
La Dichiarazione dei Diritti, che consiste dei primi dieci emendamenti della Costituzione americana, condivide il tema della limitazione del potere del governo federale. Essi vennero aggiunti come conseguenza delle obiezioni mosse alla Costituzione durante i dibattiti sulla ratifica negli stati e basate sulle critiche del nuovo documento (incluse quelle di Thomas Jefferson, che era all'estero durante la stesura della Costituzione); l'obiezione più diffusa era che un forte governo centrale avrebbe tirannizzato i cittadini se lasciato senza vincoli. Il Congresso approvò questi emendamenti in un blocco di dodici, nel settembre 1789, e le legislature di un numero sufficiente di stati ratificarono dieci di questi dodici entro il dicembre 1791; essi divennero quindi parte del principale documento giuridico della nazione.
I dieci emendamenti noti come Carta dei Diritti, sono ancora nella forma in cui vennero adottati oltre due secoli fa e il primo, garantisce proprio la libertà di culto, parola e stampa; il diritto di riunirsi pacificamente; e il diritto di appellarsi al governo per correggere i torti.
Questa libertà è riconosciuta da tutte le moderne costituzioni. Ad essa sono inoltre dedicati due articoli della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948:
art. 18: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione
art. 19: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
La Costituzione italiana del 1948 supera l'esigua visione fornita un secolo prima dallo Statuto Albertino, che all'art. 28 prevedeva che La Stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi. Saranno proprio delle leggi dello Stato, infatti, a consentire le censure tipiche del periodo fascista. L'art. 21 della Costituzione italiana, stabilisce che:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Purtroppo, sempre più spesso assistiamo al tentativo d’impedire la corretta applicazione dell’articolo 21 della Costituzione, calpestando così, non solo un diritto dei cittadini, ma anche quello che è uno dei principi cardine del sistema democratico.
Dopo il famigerato disegno di legge Levi-Prodi che mirava a censurare Internet e portò il Times a titolare: La Levi-Prodi è un assalto geriatrico ai bloggers italiani, facendo così ridere il mondo intero, è ora il momento dei tentativi da parte del nuovo governo e di qualche magistrato, che vorrebbero applicare, e non certo disinteressatamente, leggi liberticida, contro l'informazione libera e contro i blogger che ogni giorno pubblicano articoli mai riportati da giornali e televisioni.
È questo il caso dello storico Carlo Ruta, il quale è stato condannato dai giudici del tribunale di Modica a una multa di 150 euro (più 5.000 di spese giudiziarie) per non aver registrato il sito web accaddeinsicilia.net secondo quanto previsto dall'art.16 della legge n.47 del 8 febbraio 1948 (Disposizioni sulla stampa).
Il sito di Ruta, non era in realtà un sito giornalistico, ma un sito web di documentazione storica che, accertato anche dalla Polizia Postale di Catania, non veniva neppure periodicamente aggiornato. Un normalissimo blog, che aveva un unico torto, quello di aver pubblicato una storia scomoda. La storia, che purtroppo per lo storico, non è stata gradita dal magistrato Agostino Fera, ha portato alla condanna per STAMPA CLANDESTINA.
Il sito Censurati.it ha ritenuto opportuno avviare una petizione web, contro la condanna subita dal blogger, che noi sottoscriviamo e ci auguriamo che possa essere utile oltre che a Carlo Ruta, anche a tutti coloro che ritengono sia ancora possibile vivere in uno stato democratico, nel quale non mancano certamente le leggi per difendere la propria dignità, onorabilità e immagine (diffamazione, calunnia, offesa), senza bisogno di ricorrere a censure che a ben altri regimi potrebbero appartenere.
grazie
stretta di mano virtuale
antonella