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Quattro righe

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 13/09/2007 09:49

Chi non ha mai affidato pensieri, sentimenti o emozioni ai colori, alla musica o ad uno scritto?

  
Quadrante
 
Dodici ragazze
danzano in piazza.
 
Dodici zingare
leggono il tempo.
 
Tutte conoscono
un po’ del passato.
 
Ognuna ti dice
qual'è il presente.
 
A ognuna di esse
è legato il futuro.
 
Nell’eterno carosello,
danzano dodici ragazze.
 
 
La Valle
 
Punta l’agave il dito,
rosse colonne immemori
tra neve di mandorli
e cineree argille.
Turbinio di petali,
candide farfalle
carezzano dolcemente
orbite vuote di tombe.
Dorati scintillii
su una volta azzurra,
fragranze di erbe,
zagara e agrumi,
riempiono i sensi
e turbano l’anima.
 
 
Giramondo
 
Fresca abbraccia la sera
nel dedalo delle vie.
Sotto il gelido manto della notte
mi scaldo con una coltre di stelle.
Beffardo il sorriso dell’alba,
che per le strade del mondo
bacia chi non ha casa
e nessuno che lo attende.
 
 
 
 
Frutti acerbi
 
Una bimba
dai riccioli d’oro,
sorride felice
(Mela verde).
 
Un uomo
luna e carbone,
anch’egli sorride.
 
Nel buio del vicolo
un torsolo di mela
(Piangono le stelle).
 
 
Oltre i confini
 
Specchio cosa vedi?
Riflesse due ombre,
un sinistro pirata
e un gentiluomo.
 
Duro diamante
su lastra di vetro,
leggera la mano
nella carezza.
 
Vecchio lupo di mare
nelle buie taverne,
dai modi garbati
nel cogliere un fiore.
 
Insieme viaggiano
su fiumi di vento,
nell’Eden perduto
di petali e spine.
 
Oltre i confini
di Abele e Caino,
verde e argento
la foglia d’olivo.
  
 
Medio Oriente
 
Il mio strumento
possiede tre note,
la metà delle corde
di una chitarra.
 
Con ogni nota
sboccia un fiore,
apre una rosa
che porta al cuore.
  
Ombra
 
Ho visto i mesi
scorrere tra argini
irti di spine.
Ho visto le piume
di angeli caduti,
formare un sentiero
contorto e infinito.
Ho visto amore
i tuoi occhi spenti,
la tua paura
nei tuoi silenzi.
L’arco del tempo
da giorno a giorno,
la fine e l’inizio
degli eterni silenzi.
   
Mercante
 
Nella piazza
stava un mercante.
Dava i suoi sogni
in cambio del vento.
 
Passò una zingara
con luce di pianto,
celava in seno
un grillo d’oro.
 
 
Barbone
 
Sotto i ponti del sogno,
vive un barbone.
Sotto i ponti del sogno,
non mendica nulla,
non tende la mano
nel gelo dell’alba.
Sotto i ponti del sogno,
solo il silenzio.
 
 
Van Buren Street
 
Lucciole spente
vendono il tempo.
La luna gioca
con semafori rossi
e il cielo viola
confonde le stelle.
Stridore di gomme,
passaggi all’incrocio
e lame di carta
uccidono poesie eterne.
 
 
 
Era tardi, era già sera
 
Non piangere.
Non piangere
se pensi che tutto
poteva esser diverso,
poiché era tardi.
Era la sera,
che porta via il giorno.
Ti presi per mano
e non era mattino.
Non piangere
se i miei occhi
tramontano sul mondo
Era già la sera…
 
 
Venditrice di sogni
 
Piccola amica,
cosa mi hai dato?
Una mela di ghiaccio
e un sogno di carta.
Con una scheggia di voce
rotta dal pianto,
pagai un sogno che brucia
come neve che scioglie.
Comprai da te
la mia grigia tristezza,
incartata nell’oro
delle tue false parole.
 
Tu
 
Tu che non capisci
il mio universo
la luce vivida
dell’unica stella.
 
Tu che non vedi
la notte bagnarsi
di calde lacrime
e lunghi pianti.
 
Tu che non sai
del cappio d’angoscia,
del dolore del morso
della tua assenza.
 
 
 
Debora
 
Le stelle arano
i campi del cielo.
Nella mente,
i tuoi occhi,
artigli d’orso,
graffiano il cuore.
Un lungo serpente
attanaglia la gola
e sul granito del viso,
gocce di rugiada.
 
 
Preghiera del vecchio
 
“Bimbo , vendimi l’ingenuità,
affinché possa barattarla
con una rosa senza spine.
 
Dammi i sogni e le speranze,
perché ieri non sia stato
un petalo perso nel vento”.
 
Sul volto del vecchio,
i ragni del tempo,
tessono una tela di rughe.
 
 

Nessuno

 

Nessuno porterà fiori.
Nessuno pianterà la croce.
Ho calpestato zolle
intrise dal sangue,
valicato i monti
delle anime in pena,
attraversato deserti
di umana solitudine.
Ho visto trascorrere
le stagioni del dolore,
dissetarsi nel pianto
e nutrirsi del sangue.
Orma che segna stanca
la polvere del tempo,
ombra che cerca la quiete.
 
 
Mela d’oro
 
Nei miei occhi
folli di vento
mezza mela d’oro.
 
L’ossidiana della notte
è tagliata d’argento.
 
Cosa è mezza mela
staccata dal ramo?
 
 
Follia
 
Carezze di sole,
lunghi sospiri
e notti amare.
Un nome di donna,
l’angoscia del pianto
e di promesse tradite.
Odore di mosto,
di pane buono
e dolci carezze.
 
  
Lucerna
 
L’olio della lucerna
lentamente si consuma,
spirando nella fuliggine
della tremula fiamma.
Danzano intorno
grottesche ombre,
proiettate su muri
gialli di ricordi.
La notte sull’uscio,
precede di un passo
la scarna figura
di una nera signora.
Apri la porta,
non senti che bussa?
Negli occhi di vetro
ne resta il ritratto.
 
 
Origini
 
Alito freddo di buio
sulle rive del Dnepr.
Le donne ascoltano
lupi e violini.
Avi di neve
caldi di sangue,
spariti nella nebbia
di dorate speranze.
Nelle mie vene
giocano i vecchi,
tessendo trecce
di steppa e di zolfo.
 
  
Penelope
 
Penelope tesse.
Sul filo delle parole,
tesse una lunga tela.
 
Intreccia sull’arcolaio
sogni e promesse.
Penelope tesse.
 
Nel verso della civetta,
nel tempo dell’ombra,
Penelope sfila
sul bianco cotone.
 
Sull’arcolaio restano
bugie ed inganni,
di un filo bagnato
di febbri notturne.
 
Penelope tesse e sfila,
una tela infinita.
 
 
Giardiniere
 
All’alba della notte
baciai gli iris.
Nel mezzodì di tenebre
recisi i gigli.
Nel tramonto del buio,
fiori di pesco e rose rosse.
 
 
Khamsin
 
Canto di sirene.
Una gru in volo
attraverso monti
di bianca ovatta,
sorvola lo specchio
d’eterno riflesso,
colori di cielo
e spruzzi di neve.
I venti del sud
pittori dell’aria,
sollevano onde
dal mare di sabbia.
Solca l’aratro
i campi del cuore,
di un bimbo senz'ali
che sogna le gru.
 
 
Claire
 
Un lungo viaggio
a ritroso nel tempo
nella vana ricerca
del momento passato.
È colma la ciotola
di erbe amare,
raccolte nell’alba
di grigio lavagna.
Phoenix ha perso
il colore del sole,
nell’arido pianto
di un viso di cera.
La bocca asciutta,
ha sapore di piombo
e il cuore sgrana
un rosario di ghiaccio.
Finestre di croci
dai vetri opachi
freddi di marmo
e corone di fiori.
Note d’organo,
galleggiano in aria
fra banchi vuoti
e fazzoletti di carta.
Mi volto ancora,
soltanto un minuto,
nell’ultimo bacio
a una lastra di bronzo.
Palloncini colorati
e girandole al vento,
nell’assurdo novembre
di un prato verde.
 
 
Il bimbo
 

Nella stanza, la voce del bimbo:

“Mamma, sono di vetro le stelle?”

- No bambino mio, dormi…-

“Perché luccicano, sono di fuoco?”

-Taci! Non guardare le stelle…-

“Sarà perché sono umide?”

- No. Piangono… -

“E per chi piangono mamma?

-      Piangono per te figlio mio –

Ora il bimbo tace.

I suoi occhi sono stelle…
 
 
Illusione
 
Sul mattino di pianto
scende la notte,
avvolgendo nel sudario
la tua sofferenza.
Solo uno zampillo,
la tua voce rotta,
e poi… la gente,
tanta gente.
Ti portano in silenzio,
bianco di lenzuolo
su candido marmo.
Freddo, marmo e silenzio.
Nulla ha più importanza.
Giorno, mese, anno,
solo illusione
e tutto ciò che fu
forse mai avvenne.
 
 
Solo
 
Aprii gli occhi da solo,
solo piansi e respirai.
Tesi le mani alle pietre,
ne sentii la durezza.
Chiuderò gli occhi,
fermerò il respiro,
sarà di sale il pianto
e sarà da solo.
 
 
Ninnananna
 
Ninnananna di ieri,
triste ricordo di oggi.
La notte suona il sax.
Nel paese dei miei avi,
suonano i violini
e mia madre canta
una dolce ninnananna.
 
 
Sposalizio
 
Mi mettesti al dito
l’anello della notte insonne
e della mia sofferenza.
Ti posi fra i capelli
la ghirlanda dei miei pianti
e sulle labbra la promessa
del mio amore eterno.
 
 
 G. J. Morici
 

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