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Un passaporto per la pedofilia

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 08/09/2008 18:36

Violenze su minori, commesse in nome di una tradizione che, oltre a violare le leggi di molti paesi, sono un delitto nei confronti dell’intera umanità.

Un passaporto per la pedofilia

Ghulam e il suo "sposo". (Foto di: Stephanie Sinclair)

Ricordate la foto premiata dall’Unicef, come migliore foto dell’anno 2007?  Ritrae una bambina afgana  di 11 anni, Ghulam, accanto al suo “sposo”, Faiz Mohammed, di 40 anni.  L’immagine, venne scattata dalla fotografa americana Stephanie Sinclair.  Il concorso fotografico internazionale, volle portare all’attenzione del mondo intero, i problemi che riguardano i bambini di alcune nazioni, dove milioni di ragazzine, quando non bambine, vengono date in sposa a uomini molto più anziani di loro.

Il film Water della regista indiana Deepa Mehta, che affronta il tema della condizione delle vedove, ci mostra momenti drammatici della vita delle spose-bambine, con particolare attenzione, verso quello che è il dramma nel dramma: la vedovanza.

Se infatti, a differenza che in passato, la legge vieta oggi che la vedova bruci insieme al marito morto, ciò non toglie, che sono molti gli incidenti domestici di cui restano vittime le vedove, in alcuni paesi, come per esempio l’India.

Esclusi questi casi estremi e quello della prostituzione, l’alternativa resta quella di sposare un cognato, o quella della “casa delle vedove” (ashram),  dove, con la testa rasata e vestendo i panni bianchi del lutto, anche le spose-bambine, trascorreranno il resto della loro vita, vivendo di elemosine.

La Fatwa emessa dallo sceicco Mohamed Ibn Abderrahmane Al-Maghraoui (Marocco), secondo il quale una bambina di nove anni, ha già raggiunto la piena maturità sessuale, oltre a rappresentare una palese violazione delle leggi dello stato del Marocco, che vietano il matrimonio al di sotto dei 18 anni (seppure con qualche eccezione), deve indurre l’occidente ad alcune riflessioni e ad attivarsi maggiormente in difesa dei diritti umani e in particolare dei minori.

Sono molti gli Stati, dove pur essendo vietato il matrimonio ai minori di 18 anni, questo avviene frequentemente per ragioni di tradizione e di culto. Infatti, il Profeta Maometto sposò Aicha, la quale aveva solo nove anni e questo, è sufficiente nel mondo islamico, a giustificare i matrimoni delle spose-bambine. La situazione, peggiora in quegli Stati dove viene applicata la Sharia, laddove il matrimonio con bambine ancora piccolissime è la norma e non esiste alcuna legge che lo vieti.

Il matrimonio così concepito, non è una pura formalità, posto che le giovani spose (anche di 8 anni), subiscono violenze da parte del marito, senza trovare il coraggio di denunciare questi fatti. Da un rapporto di Amnesty International, solo cinque bambine su 100, trovano il coraggio e solo dopo essere rimaste vedove, di denunciare le violenze subite dal marito quando era in vita, e dai parenti quando sono rimaste vedove.

La Fatwa emessa dallo sceicco Mohamed Ibn Abderrahmane Al-Maghraoui, è la legalizzazione della pedofilia, sia nel suo Paese che in quel mondo arabo che condivide o è soggetto alla Sharia. L’Occidente, che si dice civile ed evoluto, ha il dovere morale e civile, di combattere con ogni mezzo queste barbarie. La nostra nazione stessa, non può e non deve tacere quanto accade in questi paesi (quando non sul nostro stesso territorio), guardando solo ai problemi legati all’immigrazione, che oltre che dalla povertà, nasce anche da questa miseria culturale dinanzi la quale giriamo la faccia dall’altro lato, facendo finta di non vedere.

Se non avremo il coraggio di affrontare i problemi, a ben poco serviranno leggi che ricordano le tanto deprecate “leggi razziali” e quello che oggi, nell’ottica egoistica di molti politici, è un problema che riguarda altri mondi e altre culture, domani potrà diventare il problema dei nostri figli.

 


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