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IN UN’AGRIGENTO INTOLLERANTE, A COLLOQUIO CON IL TEOLOGO PADRE MURARO

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 08/10/2008 00:50

Si è concluso domenica mattina il Convegno sulla pastorale dei divorziati – risposati promosso dalla “Opus matris verbi dei” con sede in via Lucrezio al villaggio Mosè di Agrigento.

Seminario sulle difficoltà dei separati e risposati all'interno della ChiesaRelatore e guida del seminario di studi il teologo domenicano padre Giordano Muraro al quale abbiamo chiesto una intervista sugli aspetti più dibattuti e puntualizzati nel corso del Convegno e  che sono stati pubblicati  nei giorni scorsi da questo blog.

--Padre, che ne facciamo di questa Italia sotto il segno dell’intolleranza che sta emergendo in maniera così cruda? Lo dice Papa Ratzinger, lo dice  il presidente della Repubblica Napolitano. L’aveva scritto qualche mese fa  Famiglia Cristiana in termini politicamente più “difficili”…

--L’unica via è quella di aiutare gli italiani ad essere più tolleranti; non c’è altra storia, non c’è altro di meglio perché l’intolleranza  nasce dalla persona. Quindi se  non vogliamo tollerare l’intolleranza dobbiamo modificare il modo di pensare e di comportarsi delle persone. Uno dei modi che dobbiamo correggere è quello di non considerarci gli unici esistenti attorno ai quali gli altri devono ruotare o devono modificarsi secondo i nostri bisogni, quasi fossimo il punto di riferimento di tutto l’universo e gli altri configurarsi alle nostre necessità.

Questo è l’egoismo come fatto sociale dove tutti pretendono che gli altri siano  come vogliamo noi e quando non ci riescono passano alla forza. L’intolleranza  genera ostilità e l’ostilità genera guerra. Quindi l’unica via da seguire è quella di cercare di persuadere l’uomo che l’intolleranza è dannosa non solo per gli altri ma per la stessa persona intollerante.

Purtroppo l’intolleranza non è un fattore che dipenda da qualche uomo, è diventato un fatto culturale. L’azione dovrebbe essere fatta a livello culturale diffondendo  con  gesti simbolici e cambiamenti di mentalità, l’idea che bisogna avere rispetto dell’uomo.

Il rispetto dell’uomo non  comporta la tolleranza negativa ma “ti  considero persona umana come me, ti ascolto, vediamo come possiamo insieme risolvere i problemi che nascono tra di noi”.

---Cè una rinnovata attenzione della Chiesa per la galassia divorziati-risposati e questo convegno lo dimostra. Ma di quanti “padre Muraro” c’è bisogno  per allargare e pianificare meglio l’aiuto a questo problema…

---Diciamo che la Chiesa si è svegliata un po’ tardi perché il problema del divorzio è stato considerato pochi anni prima del ’70 quando è stata varata la legge sul divorzio e nel ’74 quando è stata approvata la legge col referendum.

La Chiesa italiana si muove e ha espresso dei documenti molto significativi. Sono i cristiani che non si muovono. L’attenzione da parte della Chiesa, dei Vescovi, del Magistero c’è, ma è molto duro superare questa difficoltà che permetta di capire che un cristiano nella vita coniugale può trovare degli ostacoli tali. La Chiesa permette la separazione non il divorzio, il matrimonio è indissolubile.

E qui nasce un altro grosso problema che non è più la sensibilizzazione verso i divorziati e  i  risposati ma è la ricostruzione del concetto di amore.

---Ricordiamo che allora fu duro riscoprire per la Chiesa un’Italia democristiana e pannelliana nello stesso tempo… e oggi Papa Ratzinger ammette “Noi parliamo ma pochi fedeli ci seguono”

---Dobbiamo prendere atto di questo fatto. Sino a ieri il pensiero della Chiesa quasi coincideva col pensiero sociale. Oggi è iniziata una frattura ,poco alla volta con una mentalità e una cultura che sta distruggendo tabù in parte giustamente da distruggere ma che poi si riassume in quel proverbio “si è buttata l’acqua sporca insieme al bambino”. Invece di salvare il valore ci ritroviamo in una situazione disastrosa perché realmente non ci sono più punti di riferimento. Oggi l’uomo si trova in un deserto dove non sa più orientarsi. Si pensa di essere liberi ma è la libertà  in un deserto senza i mezzi di sopravvivenza.

---L’altro giorno sono rimasto colpito dalle dichiarazioni del cardinale Martini che ha annunciato “Sento la morte più vicina” insieme anche a  parole severe nei confronti di un’enciclica di Giovanni Paolo secondo che a suo parere aveva creato molte incomprensioni. Di Ratzinger si dice che è un Papa “intelligente ma distante” e probabilmente ,come è successo con Wojtila,la gente dopo lo amerà.

----Credo che Papa Ratzinger cerchi di tenere saldi dei valori non negoziabili per consentire alla società di avere dei sicuri punti di riferimento. Quindi non lo considererei “distante” ma al contrario è talmente a contatto con la realtà da confermare che senza punti di riferimento l’uomo non può vivere. La malattia della società di oggi è quella di non avere valori sicuri in cui tutti crediamo e per i quali lavoriamo.

---Per chiudere, la domanda di Dio “Adamo dove sei” si trasferisce a “Chiesa dove sei, cosa dici di te stessa”…

----Tutte le strutture ,tutte le organizzazioni a un certo momento devono chiedersi “ che cosa siamo e  dove siamo rispetto all’uomo”. Il Vaticano secondo è stato un esame che la Chiesa ha fatto. Ricordiamo la “Lumen gentium” e la “Gaudium et Spes”. E come  si diceva un tempo che la Chiesa sia “semper renovanda” questo è un dato che deve essere sempre acquisito non solo dalla Chiesa ma anche dalle altre Istituzioni.

 

                                                                                Diego Romeo

 

 

 


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