Simonetta Agnello Hornby
La scrittrice, che vive a Londra dal 1972, è nata a Palermo nel 1945 ed ha origini agrigentine. La sua famiglia, è infatti di Agrigento e lo scrittore Luigi Pirandello era amico del nonno... Vive a Londra dal 1972, dove svolge la professione di avvocato minorile.
Simonetta Agnello Hornby vive a Londra, dove svolge la professione di avvocato minorile.
E’ presidente del Tribunale di Special Educational Needs and Disability.
Autrice dei romanzi:
La Mennulara (Feltrinelli, Universale Economica, I Narratori - 2002)
La zia marchesa (Feltrinelli, Universale Economica, I Narratori - 2004 )
Boccamurata (Feltrinelli, I Narratori - 2007)
Il romanzo La mennulara,, bestseller tradotto in dodici lingue, ha ricevuto il 7 giugno 2003 il Premio Letterario Forte Village ed è stata finalista del Premio del Giovedì "Marisa Rusconi".
Si tratta della sua prima opera, quasi nata per caso e così da lei raccontata:
“Era il 2 di settembre del 2000 e mi trovavo nell'aeroporto di Fiumicino ad aspettare l'aereo per Londra che era in ritardo.
E ho visto questa storia come in un film, con dei protagonisti senza volto.
Forse l'idea è nata da una specie di esigenza di rendere un tributo alla mia terra d'origine, in un momento in cui avevo deciso di chiedere la doppia cittadinanza”.
Sulla zia marchesa, dice:
“In realtà di vero, sulla zia marchesa, in buona parte c’è solo quello che c’è su Pirandello, e la storia è più che altro romanzata.
Non ho avuto nè la capacità, perché coloro che l’hanno conosciuta sono morti, né il desiderio di fare ricerche nell’archivio di famiglia, dove probabilmente non avrei trovato niente.
Quello che io so di lei è che era una rossa, che i suoi nipoti non la conoscevano, a causa di un bisticcio enorme di cui non conosco le origini, e che da quanto mi dicono le mie prozie è rimasta nella memoria familiare come una persona brutta, sgradevole, sgraziata, ignorante, che cucinava, cosa che allora non si faceva, si vestiva da contadina, teneva con sé le chiavi dei suoi magazzini e si occupava personalmente delle cose della campagna.
Pirandello era amico di mio nonno, di Agrigento come la mia famiglia, sulla quale aveva scritto un libro.
Poi uno zio paterno mi ha detto che aveva anche scritto una novella sulla zia marchesa. Quando che ho letto la sua storia, e mi sono informata con i miei genitori, mi hanno detto che questa donna era proprio senza figli, e si era tenuta in casa il figlio illegittimo del marito e sua madre, anche dopo la morte di questo".
E così continua:
"Volevo riscattarla dall’immagine negativa che ne era stata data. Quando ho letto la sua novella, ho visto che trattava questa donna in un modo grottesco, come se non avesse sentimenti, come se avesse accettato questo matrimonio in bianco impostole dal marito - che era troppo fine, mentre lei, nella novella, era figlia di un massaro, - accettandone anche i tradimenti, e il figlio, invitando le amanti al suo funerale. Nella novella la donna, insieme a una vecchia prostituta, costringe la madre a sposarsi e si tiene il figlio, ma non credo che sia vero.”
Ammirevole è la capacità della scrittrice di ricostruire, anche tramite la propria immaginazione, lo spaccato culturale e storico di una Sicilia dell’800 dove passioni, tradizioni culturali e soprusi, palesano come taluni esempi e modelli culturali dell’epoca, avessero creato una società ricca di ingiustizie, da ricordare senza alcun rimpianto.
L’impegno di questa scrittrice, che da 35 anni ha lasciato la nostra terra per andare a vivere in Inghilterra, ma per la quale continua a nutrire un profondo amore, è volto alla sensibilizzazione verso problematiche che spesso riteniamo possano solo interessare altri e non noi, fin quando non ci accorgiamo che a prescindere dal ceto sociale, dal livello culturale e dalle condizioni economiche, determinati fatti e brutture accadono ovunque e solo una presa di coscienza può arginare questi fenomeni.
(Fonte: “Il Mattino”, 8 settembre 2004)