Sesso Italia
Se sei medico, non puoi mantenere in pubblico una condotta indecorosa, questo è quanto sostanzialmente prevede l’articolo 1 del codice deontologico e ai sensi del quale l’Ordine dei Medici, ha ritenuto di dover intervenire nel caso di Lina Carcuro.
La donna, un medico napoletano, ha preso parte al programma televisivo Grande Fratello, lasciandosi andare ad effusioni sotto le lenzuola con un altro partecipante, Roberto Bene. Tali effusioni, sono state “attenzionate” dall’Ordine dei Medici, il cui Consiglio direttivo, prenderà “visione” della scena incriminata, al fine di decidere l’eventuale sanzione disciplinare da applicare nei confronti della Carcuro. La sanzione, potrebbe andare dal richiamo, alla radiazione dall’Ordine. Non c’è che dire, nel nostro Paese, “certe cose” vengono proprio prese sul serio, peccato che:
Nel procedimento disciplinare contro Demetrio Altobelli, anestesista condannato per reati gravi contro alcune pazienti sedate, la normativa prevede che l'azione disciplinare possa essere messa in atto solo dopo la sentenza definitiva della magistratura, mentre per un caso di sesso (magari discutibile viste le circostanze) come quello della Carcuro, l’Ordine decide, motu proprio, di intervenire in maniera drastica e tanto plateale.
I casi di violenze sessuali in camice e di malasanità, arricchiscono spesso le pagine della cronaca, ma mai come in questo caso, si era assistito alla dura presa di posizione dell’Ordine professionale, scandalizzato da ciò che “così fan tutte” (magari senza le telecamere).
Qualche precedente:
Stupro durante l'agopuntura, 5 anni al medico
Nel corso di una seduta di agopuntura, aveva molestato sessualmente una paziente. Per questo un medico milanese dell'Asl, M.B., 50 anni, è stato condannato a 5 anni di reclusione. Il pm Marco Ghezzi, che ha chiesto e ottenuto la condanna del medico, nota una "preoccupante escalation", negli ultimi tempi, di fatti come questi che vedono protagonisti operatori sanitari. È il caso, per esempio, di un massaggiatore ora sotto processo e di un tecnico radiologo, imputato in un altro. Ansa (24-05-2006)
Medico accusato di stupro
Usava le sue capacità ipnotiche per fare violenza sulle sue pazienti, sulla moglie e sulla figlia. Con queste accuse un medico è stato rinviato a giudizio con l'accusa violenza sessuale aggravata, anche a danno di minori, e di violenza privata, maltrattamenti e riduzione in stato di incapacità, nei confronti della moglie, della figlia e di alcune pazienti. Secondo il pm Gianluca Prisco, il medico, usando la tecnica dell'ipnosi, fotografava le vittime in situazioni pornografiche, e le sottoponeva a vessazioni psicologiche. Sfruttando "il forte stato depressivo" per cui si rivolgevano al medico, l'uomo aveva indotto tre donne "mediante ipnosi a intraprendere durante lo stato di sonnolenza delle graduali iniziative sessuali", secondo quanto si legge nella richiesta di rinvio a giudizio a suo carico.
Ma è soprattutto nei confronti della moglie e della figlia che, secondo l'accusa, si accaniva la sua capacità di coercizione. Ai danni della consorte il medico avrebbe compiuto umiliazioni e maltrattamenti causandole tra l'altro la rottura di un dito. Sfruttando la tecnica dell'ipnosi, poi, tra il 1998 e il 2001, l'uomo avrebbe costretto la moglie a subire atti sessuali e a farsi fotografare in pose oscene. La figlia addirittura sarebbe stata costretta "a subire e a compiere atti sessuali" fin da quando aveva otto anni. Il processo a carico dell'uomo inizierà nel prossimo febbraio. Ansa (27-10-2006)
Quanti sono i precedenti di questo genere? E se il medico in questione, anziché una donna, fosse stato un uomo, si sarebbe sollevata tanta polvere?
Purtroppo, il sesso è ancora tabù e spesso esiste una distinzione netta tra uomo e donna, a tal punto che anche per gravi reati a sfondo sessuale, la giurisprudenza è spesso controversa e ha dato luogo a ben più di una polemica. Già nel 1999 un pronunciamento della Cassazione (poi ribaltato), suscitò forte scalpore. Allora si stabilì che nel caso di una donna che indossa i jeans non si può parlare di stupro perchè sarebbe impossibile metterlo in pratica. Di contro nel 1998 si decise che il bacio sulla guancia, senza il consenso dell'interessata ha tutte le caratteristiche dell'atto sessuale e dunque anche della violenza. Ma anche in epoca più recente, non mancano sentenze che dovrebbero far riflettere…
Assolto 20enne che "non si è fermato"
ROMA - Non può essere considerato stupro un rapporto iniziato con l'assenso di entrambi i partner, ma non interrotto su richiesta dei due. Così la Cassazione ha annullato la condanna a 4 anni per un ventenne giudicato colpevole di violenza aggravata e continuata su una minorenne. Nel settembre del 2000 i due fidanzati si erano appartati per scambiarsi effusioni amorose sino ad arrivare ad un rapporto sessuale completo. Poco tempo dopo, però, la ragazza, allora sedicenne e alla sua prima esperienza, denunciò il suo compagno: sebbene avesse prestato il suo consenso all'inizio, aveva chiesto invano al partner di fermarsi per il forte dolore che gli provocava il rapporto sessuale. La Corte di Appello di Roma, confermando la decisione del Tribunale di Latina, aveva condannato il ventenne di Latina a quattro anni di reclusione per violenza sessuale. Contro la sentenza dei giudici romani l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione denunciando vizi di motivazione e in particolare, una erronea ricostruzione dei fatti e l'inattendibilità della minorenne. L'Alta Corte ha sostenuto che i giudici di Roma nell'emettere la sentenza di condanna non hanno considerato il fatto che l'imputato aveva dichiarato di agire "nella certezza di avere un rapporto consentito" e che quindi "poteva non aver percepito quel disagio che la ragazza avrebbe successivamente manifestato".
(13-07-2006)
Le sentenze, non vanno commentate e quindi, non esprimiamo la nostra opinione in merito…
Fortunatamente, quelle dei “tribunali tribali”, non sono garantite dalle leggi dello Stato e nonostante in taluni paesi vi si faccia ricorso, la denuncia alle vere autorità può ancora ribaltarne l’esito.
Ankara Occhio per occhio, stupro per stupro.
È la "legge" del tribunale tribale turco cui si è rivolto un uomo dopo che sua moglie era stata violentata. "Per evitare una faida di sangue, tu stuprerai la figlia sedicenne del colpevole. E in più potrai liberarti di tua moglie disonorata con un falso divorzio" è stata la sentenza dei giudici, presieduti dallo stesso sindaco (il "muhtar") del villaggio di Hacikislak, nella provincia di Van (ai confini con l'Armenia e con l'Iran). La donna, S.A. di 23 anni, incinta di tre mesi, era stata aggredita sotto la minaccia di una pistola. Quando l'ha raccontato a un suo parente, B. A., lui l'ha legata in una stalla. Poi ha riferito tutto agli uomini della famiglia, che per evitare una faida e trovare un risarcimento consensuale hanno chiesto la costituzione di un comitato di villaggio secondo l'ancestrale procedura tribale del "berdel". Risarcimento avvenuto ai danni delle donne delle due famiglie. Il verdetto è stato subito eseguito: il marito della stuprata ha violentato a sua volta la figlia sedicenne dello stupratore e l'ha poi sposata in moschea. Con nozze riparatrici ma non valide, perché lo Stato non le riconosce. La procedura del divorzio è stata avviata con documenti falsi. Ma la donna violentata, dopo 6 giorni di prigionia, il 3 novembre scorso è riuscita a liberarsi con l'aiuto di una parente e si è rivolta alla magistratura turca. Il giudice, quello vero, ha così ordinato l'arresto del violentatore Hussein G. di 43 anni e del marito della donna stuprata, Mehmet A. di 24 anni, ed ha denunciato a piede libero 10 persone tra cui il sindaco del villaggio. Anche la figlia del violentatore si è rivolta alla magistratura. Come prova di quanto successo la ragazza ha portato al magistrato un lenzuolo macchiato del suo sangue verginale. Ora lei e l'altra donna sono in un centro di accoglienza. Ansa
(10-11-2006)
Vogliamo augurarci che in futuro, i medici siano un po’ più accorti… ma principalmente che l’Ordine professionale, dedichi più tempo ed energie ai tanti guasti della sanità, di quanto non ne abbiano dedicato allo "zum zum" di una loro iscritta…
Fatica sprecata