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Ferlito S.

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 11/03/2008 15:52

L'emozione sublimata.

"L'accesa polifonia delle cromie, la stesura palesemente gestuale e il lessico orientato verso esiti informali parrebbero indicare una spiccata propensione per l'Espressionismo astratto.

E tuttavia, se sottoposta da attenta analisi la pittura di Rosalba Mangione si rivela assai meno espressionista di quanto, a un distratto esame, si possa essere indotti a credere.

Se è vero che l'intenso contrappunto coloristico, col quale la pittrice agrigentina dà visualmente corpo al proprio immaginario, disvela una interiorità inquieta e incline a un cinetismo di tipo abreattivo (la cui "catarsi" dovrebbe avvenire, per l'appunto, mediante il gesto artistico), è anche vero che nella orchestrazione di Rosalba il flusso emozionale si sottrae a un immediato e compulsivo automatismo traduttivo, restringendo piuttosto l'estroflessione psico-affettiva nei "limina" d'una misura e d'un senso di armonia, che rifuggono dalle trance caoticamente liberatoria e dall'irruenza del tutto incontrollata.

Nessun approccio dionisiaco, dunque, ma - più verosimilmente - un agire che non perde mai di vista quei "canoni" apollinei, preposti a inquadrare (ed anche a stemperare) il climax emotivo entro forme visuali stabilmente improntate a una irrinunciabile eleganza.

Proprio il permanere di una figuratività di fondo (per quanto avvolta e mimetizzata da una coltre di astratto tendente all'informale), ben visibile nelle visionarie geometrie vedutistiche scandite attentamente con l'ausilio della spatola, conferma l'esigenza - da parte di Rosalba - di "architettare la personale impellenza di espressione, agendola sempre in maniera estremamente temperata e secondo imprescindibili e connaturate griglie di estetica euritmia.

La ricercatezza degli accostamenti coloristici (in ossequio a quella caleidoscopica polifonia che prevede sapienti e frequenti articolazioni di gialli, arancioni, rossi e neri dagli squilli più o meno tonalmente distillati), l'assenza di qualsivoglia violenza ottica (il che però non implica la mancanza di una significativa forza d'impatto sul sensorio e sulla psiche), la meticolosa costruzione dell'immagine (nel solco di quell'incoercibile "horror vacui" che è tipico della sensibilità insulare e mediterranea) sono infatti tutti indici e riprove di un fare che procede nel rispetto assoluto di un "ordine" interiore..."


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