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PREFERITE HITCHCOCK, DARIO ARGENTO O “SCANTU”?

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 28/04/2009 17:24

Psycho,Profondo Rosso o Scantu?

Ci sembra legittimo domandarselo (evidentemente con le dovute gradazioni espressive) dopo avere visto “Scantu” di Adele Tirante che ha chiuso la stagione teatrale del “Margherita” di Racalmuto.

Più vicina a “Hitch” che al sanguinolento Dario Argento, “Scantu” opera finalista al premio Riccione  2005 di teatro, “si riferisce- precisa la Tirante- a un rito di liberazione dalla paura che fa parte della cultura magica siciliana”.

E francamente ci sembra una citazione riduttiva perché “Scantu” pesca a piene mani sull’utilità e superiorità biologica della paura che è una reazione di difesa di fronte a un pericolo reale. Il sentimento della paura è proprio degli animali superiori e dell’uomo , e consente di predisporre e di mettere in atto misure adeguate di conservazione.  Che i riferimenti vadano alla prolungata notte della nostra Repubblica, all’inestricabile “guado”, ai sultani democratici, allo sciame sismico  o all’inverno del nostro scontento, sarà lo spettatore ad aggiustarsi il tiro.

Probabilmente (secondo noi sicuramente) “Scantu” avrebbe un impatto maggiore sullo spettatore qualora venisse seguita (o anticipata come in una multisala) dalla messinscena di uno dei tanti testi scritti da un’altra teatrante siciliana  di rispetto. Quell’Emma Dante pochissimo “cliccata” dai cartelloni siciliani mentre oggi persino in America viene apprezzata.

Due “solitudini” teatrali quelle di Adele ed Emma, che potrebbero scompaginare il “prestigio” (leggi “ovvietà”) della scena sicula in favore di un DNA insulare il cui acido nucleico attende ancora informazioni genetiche di là da venire.

Lo abbiamo già scritto altre volte che la ricerca di una nuova teatralità e persino di un metodo di consociazione con il pubblico non può passare solamente sulla strada dell’acquisizione dei nuovi “clientes” ma su progetti culturali che stimolino curiosità e domande soprattutto per i giovani che, per dirla in soldoni, non riescono a capacitarsi ,per fare un esempio, se la “Sagra del Signore della Nave”  che si rappresenta ogni anno ad Agrigento  dallo Stable Festival e da altri sia una scampagnata o un’opera di Pirandello..

Fabrizio Catalano, nipote di Sciascia e direttore artistico del teatro di Racalmuto sembra aver compreso la lezione di “don Leonardo” mentre si è in attesa del dispiegamento di forze che potrà operare Gianfranco Jannuzzo, neo direttore artistico del “Pirandello” di Agrigento.

Certo, sarebbe consolante se l’operazione portata a termine dal teatro di Racalmuto contagiasse il teatro agrigentino magari con semplici reazioni imitative.

La carriera boulevardier e assolutoria di Jannuzzo potrebbe qui confliggere con “il coraggio di cambiare” del sindaco Marco Zambuto e c’è il rischio che il prossimo cartellone del “Pirandello” atteso al varco della politica culturale  ( ma anche degli altri operatori culturali agrigentini) potrebbe risolversi nel solito meccanismo di un circuito di opere che non farebbero onore ad una nuova ragionevolezza e consapevolezza di cambiamento.

Sotto questo aspetto non ci sembra che “La lupa” che ha chiuso la gestione Guardì-Zambuto sia stato il simbolo di un nuovo modo di intendere il teatro.

Può bastare la splendida “lupa” di Guia Jelo (nella corrusca edizione di Turi Giordano) a esorcizzare “la paura d’amare” profondamente radicata nella vicenda e nei personaggi, oppure sarebbe più “utile” la rappresentazione della paura dell’uomo (agrigentinus) di fronte al “potere” che assume gli aspetti della normalità, del decoro e della rispettabilità?

A Marco , che in una nostra intervista su  Grandangolo puntava il dito su un passato da dimenticare, e a Gianfranco l’ardua sentenza.

 

                                                                                     Diego Romeo

 


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