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AGRIGENTO: “TODO MODO” NELLA CITTA’ MASSACRATA

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 31/01/2009 16:51

Poco più di diciotto anni fa ci pensò Pino Rauti e l’Alleanza Nazionale di allora a tentare di annettersi Pier Paolo Pasolini. Oggi è stato molto più facile per Vittorio Sgarbi arrotolarsi sottobraccio la pergamena sciasciana (un po’ gualcita) del “Premio Racalmare”.

AGRIGENTO: “TODO MODO” NELLA CITTA’ MASSACRATA

NELLA FOTO:GIUSEPPE PAMBIERI E MAURIZIO MARCHETTI IN TODO MODO IN BASSO:ROBERTO ALPI E VIOLA GRAZIOSI IN HONOUR

C’è chi si dimette come Consolo e preferisce non abitare in una Milano-Italia berlusconiana e c’è chi preferisce cavalcare la tigre della cultura “scomoda”, non isolandosi dal contesto e raccogliendo quei frammenti utili per andare a comporre il puzzle di “questo Paese senza Verità” con uno Stato da rifondare più che riformare.

Si ha un bel dire peste e corna di certi sindaci nostrani (spesso con molte giustificate ragioni), però la cronaca ci suggerisce alcuni dati incontestabili di un Salvatore Petrotto che a Racalmuto affida la direzione artistica del “Teatro Margherita” al nipote di Leonardo Sciascia, il regista Fabrizio Catalano, e di un Marco Zambuto che insieme a Michele Guardì inseriscono nel cartellone del “Teatro Pirandello” quel TODO MODO che nel 1974 fece sobbalzare la Democrazia Cristiana e tutto il suo “purrito” establishment, anticipando con tragica profezia gli eventi di oggi.

Si potrà dire che si tratta di cinismo o di spregiudicatezza  à la page  ma se queste sono le coordinate proposte, ben vengano cinismo e spregiudicatezza che immettono nel mercato delle idee politiche e della cultura quel po’ di dibattito e di presa di coscienza (di classe,si, di classe) che stanno a indicare come non si possono più glissare temi e problemi che ci dannano la vita quotidiana.

In una Agrigento dove i giornali più letti sono quelli  che raccontano dei “pungiuti” e dei loro famigli, dove solo Giuseppe Arnone fa notizia; in una città dove  certi Web mettono in campo un giornalismo peronista; in una città che vede le sue periferie e non solo ,massacrate da un impalpabile inquinamento; in una città dove la burocrazia amministrante designata e pilotata da ex-democristiani  (oggi annidati  in sigle di comodo) si consente di esigere bollette fasulle e vergognose; in una città dove deperisce Luigi Pirandello (dopo 35 anni non si è riusciti a organizzare la Settimana Pirandelliana) mentre il “Pirandello Stable Festival” di Mario Gaziano non riesce a restituire al pubblico una immagine accettabile dell’Uomo del Caos; in questa città finalmente si lascia intendere   che “fiorirà l’aspidistra” di Leonardo Sciascia.

“Chapeau” quindi a Salvatore Petrotto e a Marco Zambuto,ma anche a Michele Guardì, un superdemocristiano che ha voluto congedarsi dalla direzione artistica del teatro agrigentino con questo “beau geste” ( e vedrete che qualcuno lo accuserà di avere pugnalato l’immutabile deposito della rivelazione democristiana!)

Forse è giunto il momento che “il popolo sovrano che rischia di apparire bue” si chieda a cosa serve il teatro e se “nel mondo recitano tutti, tranne gli attori” come diceva l’impagabile Jonesco.

Bisogna stare al gioco non tralasciando  di puntualizzare una domanda sottesa al fatto che la legittimità di un qualcosa si misura dalla sua utilità.

Quindi teniamo lontani ,quanto basta, i terapeuti e ognuno sia terapeuta di se stesso.

Il TODO MODO che il nipote di Sciascia ha portato in scena è ragguardevole anche per il “trattamento” di Matteo Collura,biografo e amico personale dello scrittore racalmutese. Due persone che occorre  salvaguardare per un futuro dispiegamento del discorso sciasciano mirato “all’utile e al bello”. Uno spazio “terapeutico” che occorrerà potenziare magari a detrimento di quell’altro “utile” carrozzone della Sagra del mandorlo in fiore che su altro versante procura voti e clientele.

 Ben venga, quindi, il duello a distanza ravvicinata dei due teatri Agrigento e Racalmuto Senza play off o eliminazione ai rigori.  Una disfida che per adesso vede in testa il teatro di Racalmuto dove Catalano-Sciascia-Petrotto hanno mandato in scena,l’altra sera’ la commedia di Murray Smith, HONOUR con Paola Pitagora, Roberto Alpi , Viola Graziosi ed Evita Ciri. Uno spaccato di media borghesia dove il “capofamiglia” vorrebbe dare un colpo di reni al menage abitudinario-coniugale per andare a vivere con “l’intervistatrice”(Viola Graziosi) somigliante “maledettamente” all’OSPITE del TEOREMA pasoliniano con il compito di “scassare” famiglia-patria-chiesa.

Tutto finisce con un didattico happy end e l’attrice che interpreta la “giornalista-ospite” è “maledettamente “ brava e pur somigliando a Nicole Kidman recita immensamente meglio della star di “Australia”.

Il pubblico racalmutese incantato da una recitazione perfetta ha applaudito ad ogni siparietto (anche quando non doveva). Ma anche Racalmuto come Agrigento dovrà imparare ad applaudire.

Una ultima notazione ce lo impone la cronaca: mentre TODO MODO ed HONOUR andavano in scena,lo storico inglese Cristopher Duggan ammoniva l’Italia per il ruolo negativo della Chiesa e dell’estrema sinistra sul cammino delle riforme, invece dall’altro lato dell’oceano moriva lo scrittore di “Corri coniglio” ,John Updike, feroce fustigatore della middle class e delle femministe.

Quanto ci scommettiamo che Leonardo Sciascia ci sgriderebbe con un “Correte conigli, avete perso già troppo tempo!?

 

                                                                    Diego Romeo


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