Tu sei qui: Portale Ambiente Vulcano Empedocle
Navigazione
Accedi


Hai dimenticato la tua password?
Nuovo collaboratore?
 
Azioni sul documento

Vulcano Empedocle

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 11/03/2008 15:47

La scoperta è avvenuta durante le esplorazioni sottomarine, effettuate per chiarire i misteri dall'isola Ferdinandea, comparsa, e subito scomparsa, nel 1831. A circa trenta chilometri dalla costa meridionale siciliana, di fronte Sciacca, esiste un vulcano sottomarino attivo, la cui base è grande quanto quella dell'Etna.

La scoperta è avvenuta urante una crociera oceanografica effettuata al fine di realizzare un documentario scientifico-divulgativo su quel che resta dell’Isola Ferdinandea, la mitica «isola che non c’è più», emersa proprio di fronte a Sciacca nel giugno del 1831, e inabissatasi pochi mesi dopo, mentre era ancora in corso una vivace disputa sul suo possesso fra il Regno delle due Sicilie, l’Inghilterra e la Francia. «Il nostro intento era quello di effettuare riprese e campionamenti con tecnologie avanzate, per verificare, navigando a bordo della nave oceanografica "Universitatis" messa a disposizione dal Conisma, il Consorzio interuniversitario per lo studio delle scienze del mare, lo stato dell’Isola Ferdinandea, oggi ridotta a un banco vulcanico sottomarino che si spinge fino a 6 – 7 metri sotto il livello del mare e che ancora risulta molto attivo sotto il profilo delle emissioni di gas», spiega il professor Giovanni Lanzafame, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), sezione di Catania. «Grazie a rilievi condotti con un sonar multifascio e con "rov", un mezzo robotizzato, abbiamo potuto estendere le nostre indagini su un’area molto ampia e renderci conto che la Ferdinandea e altri vicini banchi sottomarini chiamati coi nomi di "Terribile" e "Nerita", non sono altro che i coni accessori di un più vasto apparato vulcanico a forma di ferro di cavallo che misura alla base ben 25 x 30 km, e che quindi è paragonabile per dimensioni all’Etna, anche se è più basso, in quanto si solleva solo per circa 500 metri dal fondo del mare». A conclusione della campagna oceanografica i ricercatori hanno fissato su una parete rocciosa di Empedocle una targa commemorativa che ricorda il filosofo della Magna Grecia.

MILIONI DI ANNI - La formazione del vulcano Empedocle risale, secondo gli studiosi dell’Ingv, a svariati milioni di anni fa, quando a causa della collisione fra Africa e Europa, si sono aperte profonde fratture che hanno dato vita al Canale di Sicilia, provocando l’ascesa di magmi profondi e la formazione di diversi vulcani sottomarini. «L’idea di un più vasto apparato vulcanico sottomarino in questa zona si era già affacciata, come ipotesi di lavoro, ma le prospezioni sottomarine svolte nell’ambito di questa campagna la rendono più concreta e ci sollecitano a ulteriori ricerche per meglio conoscere il vulcanismo attivo, anche se non pericoloso, del Canale di Sicilia», ha commentato con soddisfazione il professor Enzo Boschi, presidente dell’Ingv. E’ notevole pure il fatto che la ricerca coordinata dal professor Lanzafame risulta da una vasta collaborazione che vede coinvolti, con notevole impegno, vari soggetti privati e pubblici come, il consorzio interuniversitario per lo studio delle Scienze del Mare Conisma, diversi atenei, la casa di produzione di documentari GA&A e Mediaset.

(Fonte: Corriere della sera.it)


Sviluppato con Plone CMS, il sistema open source di gestione dei contenuti

Questo sito è conforme ai seguenti standard:

Strumenti personali