Ridiamo insieme
Dallo sport, alla psicologia. Le virtù del nostro giornalismo.
“Udite, udite! È tornata la città dei sogni, la città dei miracoli, la città di carta che tanto ci ha fatto piangere dopo grandi illusioni”. Iniziava con queste parole l’articolo dal titolo “tutto già visto”, a firma di Nuccio Schillirò, pubblicato dal giornale La Sicilia in data 20 gennaio 2008, che così descriveva Marco Zambuto e il suo operato: “ E spiace dire che questa volta la costruzione di questo castello in aria giunga da Marco Zambuto, un uomo che aveva dato l’impressione di poter scrivere da solo la storia di una nuova primavera agrigentina”. Ma cosa aveva fatto di tanto grave il sindaco di Agrigento, per attirarsi le ire funeste del giornale? “E chiude al rigassificatore <sic et simpliciter> senza pensare ai pro che potrebbero derivarne al territorio”. Si racchiude tutta in questa frase, la colpevolezza del sindaco Zambuto, al quale viene anche mossa la successiva accusa. “[…] Peccato, poteva essere una grande occasione, poteva essere la volta che si rompevano certe catene, invece ancora una volta abbiamo dovuto attendere le prebende romane perfino per organizzare la Sagra”. Domenica 27 gennaio 2008. “Morire nella Valle” a firma di Schillirò: “ Così oggi la nostra città che aveva cercato nelle due capitali politiche appoggio per costruire un futuro dignitoso, si trova nuovamente sola. Il sindaco Zambuto aveva lavorato bene e a lungo, contattando Cuffaro e la sua Giunta, ottenendo promesse, speranze e anche qualcosa di concreto. Poi a Roma con Prodi”. Ma come, Zambuto non era quello della città dei sogni, del castello di carta? Non lo si accusava anche per aver chiesto aiuto al governo nazionale e a quello regionale? A distanza di appena sette giorni dall’articolo precedente, Schillirò cambia opinione su Zambuto e tutto quello che prima era sbagliato, all’improvviso diventa giusto. Ma cosa è accaduto in questi sette giorni affinché il bravo giornalista cambiasse opinione; o cosa dovrebbe accadere? Ancora una volta, la risposta la affidiamo all’articolo: “[…] In questo deserto cercava di sopravvivere, e con lui la città, Marco Zambuto. Le notizie delle ultime ore (crisi del governo nazionale e di quello regionale), gli tagliano le gambe. Rimangono solo le bollette dell’Ato da pagare e l’ostinazione di non aprire al futuro con il rigassificatore, ultima carta nelle sue mani. Conoscendolo credo che Zambuto sia troppo intelligente per non avere capito l’importanza di questa vicenda, ma avrà avuto dietro tanti condizionamenti”. Da queste poche parole si evince come Zambuto sarà un buon sindaco se favorevole al rigassificatore, altrimenti meriterà le critiche del buon Schillirò (e questi non sono “condizionamenti”…). Altresì si evince come il quoziente intellettivo del sindaco possa essere sottoposto al giudizio del giornalista e come la sua valutazione dipenda dalle scelte in merito all’opera industriale. Ecco uno Schillirò che ancora non conoscevamo. Giornalista, sociologo, economista, politologo, per tanti anni cronista sportivo, ma ora anche psicologo e chissà cos’altro. Cosa fare, se non farsi quattro risate?