Carlo Vulpio - Corriere della Sera, 26 marzo 2007
L'impianto di Porto Empedocle autorizzato da Regione e Soprintendenze. Scontro sul rigassificatore vicino alla Valle dei Templi. Il Fai: danneggerà il turismo. Dal centrodestra ai ds: no, è utile
AGRIGENTO — Non è il gas a dare il nome ad Akragas. Forse qualcuno fa confusione. O non ha studiato bene il greco. Con il gas, Akragas, oggi Agrigento, non c'entra nulla. Nemmeno con quello del rigassificatore da 8 miliardi di metri cubi l'anno che l'Enel vorrebbe costruire proprio addosso alla Valle dei Templi, una delle più grandi meraviglie dell'umanità.
Il rigassificatore Enel che dovrebbe sorgere nel porticciolo di Porto Empedocle, in un colpo solo, non trascurerà nulla. La torre della torcia, 40 metri, i due serbatoi, alti come palazzi di quattro piani e la fila continua di 200 navi gasiere all'anno da 350 metri ciascuna si posizioneranno davanti alla contrada Kaos, il parco letterario in cui si trova la bellissima casa di Luigi Pirandello, e al Parco archeologico della Valle. Dove i templi dei Dioscuri, di Èrcole, della Concordia e di Giunone sembrano guardarsi le spalle l'un l'altro, quasi a proteggersi da un nemico invisibile. E dove la Via Sacra che attraversa la Valle rischia di diventare una traversa della nuova Via del Gas. E allora addio anche a Maddalusa, quel tratto di costa in cui convivono i pini e le palme, gli ulivi e i limoni, il mare e la campagna, e che Leonardo Sciascia prima di morire definì «la sintesi perfetta della Sicilia».
E tuttavia, l'iter delle autorizzazioni rilasciate da Regione e Sovrintendenze (di Agrigento e del Mare) e dal comune di Porto Empedocle, tutti favorevoli al rigassificatore, procede spedito. Certo, l'ultima parola spetterà al governo, e in particolare ai ministeri per i Beni culturali e per l'Ambiente, con la Valutazione di impatto ambientale. Ma far andare avanti i lavori e poi magari ritrovarsi a dover fermare tutto «dopo», com'è accaduto a Brindisi, quando già saranno stati spesi centinaia di milioni di euro, è pura follia. Anche perché se c'è stato il no per Brindisi, chi potrà mai dire sì per Agrigento senza far ribellare, o ridere, il mondo?
L'Unesco e il ministro Francesco Rutelli, i commissari europei Franco Frattini e Stavros Dimas, in verità, hanno già chiesto «chiarimenti urgenti» alla Regione Sicilia. Ma devono fare i conti con uno schieramento trasversale che del rigassificatore sembra non poter proprio fare a meno, e che comprende quasi tutto il centrodestra, Ds, sindacati, i soliti professionisti dell'ambientalismo pronti a darsi fuoco per l'uccello migratore ma «realisti» di fronte al rigassificatore sotto i Templi, e poi qualche notabile di Margherita e Rifondazione, che però in maggioranza sono contrari.
Ma il comitato «No al Rigassificatore» non è isolato. Ha dalla sua parte il Fai, il Fondo per l'ambiente italiano, presieduto da Giulia Maria Mozzoni Crespi e, a sorpresa, anche Forza Italia di Agrigento, con il giovane deputato regionale Michele Cimino, non più assessore proprio a causa del suo no al rigassificatore. «Su questo progetto — dice —, il mio partito è d'altro avviso? E allora? La ragion di partito non vale quando si devono fare scelte che possono cambiare il volto di un luogo per sempre». E poi, aggiunge Cimino, non è una novità che il governatore Cuffaro (Udc) e il viceministro alle Infrastrutture, Angelo Capodicasa (Ds), siano la vera «coppia di fatto» che governava e governa la Sicilia (nella passata legislatura, Cuffaro, allora Udeur, era assessore e Capodicasa governatore).
Una «tenaglia» che Giulia Maria Mozzoni Crespi ha cercato di allentare facendo appello, in una lettera aperta al governatore Cuffaro, al buon senso e all'amore che i politici siciliani dovrebbero sentire per la propria terra.
«L'80 per cento del fabbisogno di gas è concentrato al Nord, mentre gran parte degli impianti sono previsti al Sud — scrive Mozzoni Crespi —. Ma qui l'area scelta è incompatibile con qualunque insediamento industriale, che ne pregiudicherebbe l'unico uso produttivo, quello turistico. Soprattutto è a un chilometro dal parco della Valle dei Templi». Caterina Busetta, consigliere dell'ente Parco, sottoscrive e rilancia. «Nel 2006 — dice — abbiamo incassato 3 milioni di euro solo con la vendita dei 700 mila biglietti d'ingresso per la Valle. Il rigassificatore promette 70 posti di lavoro, meno di un albergo da 200 posti letto. Ma se il turismo culturale decolla davvero, altro che gas». Il decollo vero, sostengono Mozzoni Crespi e Busetta, comincia sì dagli scavi per rendere più profondo il porto, ma per farci attraccare, invece delle metaniere, le navi da crociera, che porterebbero molti più turisti. I quali, con la ferrovia che già c'è e corre accanto al porto, potrebbero entrare direttamente nel cuore della Valle dei Templi, il Giardino della Kolymbetra.
L'Enel e il sindaco di Porto Empedocle, Lillo Firetto (Udc), che è anche dipendente Enel, difendono il progetto: non è vero, dicono, che il rigassificatore sia troppo vicino al centro abitato e quindi rischioso più del normale. E portano gli esempi di Huelva in Spagna, Sines in Portogallo, Zeebrugge in Belgio. Dove però non risulta ci siano altre Valli dei Templi. Mentre la volontà della popolazione interessata, che dovrebbe pur contare qualcosa, è argomento accuratamente evitato. Non solo da parte di un'informazione martellante e a senso unico, ma anche in sede politica, com'è accaduto per la richiesta di un referendum sul tema, che è stato negato.
«Se è questo il Nord del Mediterraneo, quel "Nord del Sud" che dovrebbe diventare il Mezzogiorno d'Italia, stiamo freschi», dicono al Comitato. Il proprietario del capanno dei gelati, sulla spiaggia che guarda il «mare africano» di Pirandello, deve pensarla allo stesso modo, perché su una parete del chiosco, a caratteri enormi, ha scritto «Nordafrica». Sembra un cartello di benvenuto. Ma è solo il nome del locale.