Articolo del 26 marzo 2007
Articolo di Morici
E’ inutile prendersi in giro, la realizzazione dell’impianto di rigassificazione a Porto Empedocle è un dato di certezza, lo vogliono il governo nazionale, quello regionale, il Commissario Straordinario e una parte della cittadinanza. La recente crisi energetica, ha reso palesi le difficoltà dell’Italia dovute alla dipendenza da altre nazioni. Pur convenendo sulla necessità di dover far fronte ai consumi energetici nazionali e non entrando nel merito della pericolosità di simili impianti, ho da sempre sostenuto che scelte che condizioneranno il futuro delle comunità locali, devono essere fatte da rappresentanti del popolo democraticamente eletti e non da sostituti nominati temporaneamente. Oltre alle valutazioni di carattere ambientale, non si può fare a meno di considerazioni che rivestono importanti aspetti socio-economici, poiché è indispensabile mettere in bilancio costi e benefici, che ne deriverebbero dalla presenza del rigassificatore. A tal fine bisogna evidenziare come impianti del genere non siano stati voluti in molti comuni italiani e questo ingenera seri dubbi sul perché la scelta debba ricadere sulla nostra provincia, che dovrebbe consentire quello che non si è voluto realizzare altrove. Per voler meglio focalizzare la situazione, bisognerebbe prima dare delle risposte ad alcuni quesiti, del tipo: quale è la destinazione d’uso del nostro territorio? Quali le possibilità di sviluppo? Quali saranno le ricadute sulla collettività? Quali le rinunce che la stessa dovrà fare? Si sostiene che il nostro territorio è a vocazione turistica, si parla di sviluppo turistico, di strutture, di navi da crociera; e mentre da Sciacca a Trapani si progettano alberghi e campi da golf, da noi si disegna uno scenario di spazzatura e impianti industriali. Se è vero che l’impianto empedoclino, interdirebbe il transito delle navi da crociera in quello specchio di mare, come si pensa di conciliare entrambe le cose? Basta questa elementare riflessione, per rendersi conto di come il tutto rientra nella manifesta incapacità organizzativa e di progettazione da parte di chi ci amministra, o ancor peggio, nel disegno che vuole una parte della Sicilia paradiso turistico e l’altra penalizzata da strutture indispensabili per le regioni italiane più industrializzate. Al coro dei “no”, si contrappone con altrettanto fervore quello di quanti vedono in quest’impianto la possibilità di posti di lavoro, del rilancio di un’economia locale che ha ormai raggiunto livelli preoccupanti. Posto che, non esiste attività umana che non abbia impatto ambientale e l’esperienza ci insegna che ogni spazio sottratto al mare, acuisce i fenomeni di erosione costiera, ritengo essenziale fare delle valutazioni di carattere economico. Non vorrei che l’illusione di pochi posti di lavoro, induca la cittadinanza al plaudire a scelte che condizioneranno il futuro del paese, senza aver valutato gli aspetti negativi e senza certezze sulle professionalità previste e sul totale delle unità impiegate, basta considerare che quegli stessi uomini politici che hanno avallato questo progetto, si sono ben guardati dal realizzarlo nel loro territorio, nel loro collegio elettorale e questo, la dice lunga sulle prospettive occupazionali e sul benessere economico che può venirne, a maggior ragione se pensiamo che questi stessi politici non si sarebbero certamente fatta sfuggire l’occasione di affrontare con un simile cavallo di battaglia, l’ormai prossima competizione elettorale. Appare inoltre evidente, come decisioni di questo genere non possano prescindere da un calcolo di ritorno più generale, per le popolazioni locali e per quanti non trarrebbero direttamente alcun beneficio. Il sacrificio richiesto a tutta la popolazione (è chiaro che di questo si parla, altrimenti avrebbe trovato consensi in quei dieci comuni che non lo hanno voluto), deve in qualche maniera essere ripagato. Non capisco come mai a nessuno venga in mente di mettere sul piatto delle trattative (qualora si dovesse realizzare l’impianto ed in considerazione che il medesimo serve anche a regioni più ricche della nostra), oltre l’impegno quantificato di assunzioni di manodopera locale, e non solo per la costruzione, anche un abbattimento dei costi del gas per le popolazioni locali. Ciò potrebbe consentire un sicuro vantaggio economico, per questa provincia, che è tra le più povere d’Italia e nel subire il danno, conoscerebbe quantomeno un rovescio della medaglia con un piccolo risvolto positivo. Ma sono certo che il rigassificatore verrà realizzato senza che nessuno sia intervenuto a perorare le ragioni della collettività .