Tu sei qui: Portale Ambiente Rigassificatore Rigassificatore - Porto Empedocle - Agrigento “Fuoco amico”
Navigazione
Accedi


Hai dimenticato la tua password?
Nuovo collaboratore?
 
Azioni sul documento

“Fuoco amico”

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 16/02/2008 19:09

Quando qualche "Nì" di troppo, crea serie perplessità in merito alle reali intenzioni...

16 dicembre 2006 – “Legambiente interviene sulla questione del rigassificatore in occasione del Consiglio Comunale aperto, convocato per questa mattina a Porto Empedocle dal sindaco Calogero Firetto. Il vice presidente del Consiglio Comunale di Agrigento, Giuseppe Arnone, si dice favorevole all’utilizzo della fonte energetica rappresentata dal metano, ma esprime invece perplessità su sito scelto per l’allocazione dell’impianto. Nello specifico, sottolinea Arnone, il luogo in cui dovrebbe sorgere il rigassificatore ricade nel comprensorio della Valle dei templi, che ha invece un’evidente vocazione turistica, inoltre, non convince Legambiente l’eccessiva vicinanza del sito prescelto all’agglomerato urbano di Porto Empedocle.”

(Fonte: http://www.akragas.net/tva/ )

Queste furono le dichiarazioni contrarie all’impianto, da parte di Legambiente, dopo un silenzio protrattosi per lungo tempo e solo a seguito dei sempre maggiori consensi ottenuti dal comitato per il “no” al rigassificatore.

Che i rigassificatori siano impianti pericolosi, non siamo noi a dirlo, sono sottoposti alla legge Seveso.  

Che non diano una seria risposta occupazionale, lo sostenevano in precedenza anche quanti oggi sono favorevoli (Cisl-Fisascat - Domenico Catuara – Comunicato stampa 26-01-06 – accusando il commissario La Mattina).

Che non siano compatibili con la Valle dei Templi, venne sostenuto dalla massima autorità italiana per l’Unesco, Giovanni Puglisi, prima che inspiegabilmente rinnegasse quanto detto in precedenza e da Legambiente stessa (come riportato nelle dichiarazioni del 16-12-06).

E allora perché ieri Arnone esordisce dicendo che non condivide le buffonate di chi parla di incompatibilità tra Valle e rigassificatore?

Come mai, anziché meravigliarsi e criticare Puglisi, che rinnega le sue precedenti affermazioni, diventiamo noi oggetto di critiche?

E così, mentre da un lato ci troviamo ad essere accusati, da chi è favorevole all’impianto, di essere coloro che frenano lo sviluppo economico del nostro territorio, adducendo stupide ragioni di tutela dell’ambiente e della Valle, dall’altro, come in tutte le circostanze poco chiare,  corriamo il rischio di rimanere vittime del “fuoco amico”.

Legambiente, che non si dice contraria per principio ai rigassificatori, ma manifesta dissenso sulla scelta del sito empedoclino è la prima a sostenere che i rigassificatori non inquinano, che non esistono problemi di sicurezza, che non esistono problemi di erosione costiera e che dopo quanto dichiarato da Puglisi (Unesco Italia), non ha senso parlare di incompatibilità tra l’opera industriale e la Valle dei Templi.

E allora, questa presunta contrarietà alla scelta del sito, a cosa sarebbe dovuta?

Dopo le dichiarazioni della Mozzoni Crespi del FAI, ricordiamo l’allineamento alle stesse posizioni da parte degli amici del cigno verde.

Ci ripensa il FAI e Legambiente segue accusando le “buffonate” degli altri, dimentica delle proprie dichiarazioni?

L’impressione che se ne ha, è che gli amici di Legambiente, si trovino costretti ad assumere una posizione contro il rigassificatore, senza averne alcuna voglia.

Non ci convincono taluni ripensamenti immotivati, taluni silenzi da parte di chi si era dichiarato contro o ancor peggio, chi ha perfino smentito quanto dichiarato in precedenza.

E dinanzi tali “anomalie”,  qualcuno, anziché meravigliarsi e ribadire le ragioni del “no”, preferisce frenarci e delegittimarci.

Siamo molto perplessi, nel notare queste strane reticenze e gli attacchi trasversali da parte di chi si dice nostro alleato in questa vicenda e riteniamo pertanto sia opportuno il voler chiarire le posizioni, senza nascondersi dietro “nì” che sembrerebbero solo rivolti all’opinione pubblica, da parte di chi forse in realtà non è poi così contrario all'impianto..

Abbiamo già preso in passato le distanze da soggetti politici che volevano utilizzare il rigassificatore a soli fini elettorali, possiamo sempre farlo anche con coloro che per ragioni a noi ancora ignote, continuano a frenare ogni iniziativa utile ad impedire questo scempio.

Non ci convince inoltre, chi nel dichiarasi “non contrario per principio”, non tiene presenti alcuni aspetti di carattere ambientale ed etico, quali quelli che interessano il Delta :

 

“Gas flaring in Nigeria

 

redazione ECplanet

Per la Nigeria, l' “oro nero” è una maledizione. Nonostante le ingenti riserve di greggio nel suo sottosuolo, deve fare i conti con un mancato sviluppo, devastazioni ambientali e conflitti intestini sempre sul punto di sfociare in pericolosi rigurgiti di violenza. Mentre le multinazionali petrolifere continuano ad arricchirsi, il debito del Paese aumenta, le popolazioni locali rimangono povere e delle loro terre viene fatto scempio in maniera indiscriminata.

La pratica del “gas flaring”, di bruciare a cielo aperto il gas naturale collegato all'estrazione del greggio, in Nigeria è causa di un avvelenamento mortale dell'ambiente e della popolazione locale.
Non è un problema per tutte quelle compagnie occidentali, e sono tante, che da decenni operano nei territori del Delta del Niger, costellati da abbaglianti fiammate alte decine di metri, causa di rumorose esplosioni che si susseguono giorno e notte, spesso anche a poca distanza dai villaggi (i pennacchi di fuoco sono così imponenti che si possono distinguere nettamente dalle riprese satellitari).

Eppure, nel novembre del 2005, un giudice dell'Alta Corte federale nigeriana aveva stabilito che il gas flaring è illegale, dal momento che viola i diritti umani delle popolazioni locali, e che chi lo praticava - la joint-venture composta dalla Nigerian National Petroleum Corporation e da altre cinque compagnie straniere (in ordine d'importanza Shell, che ha un ruolo preponderante, quindi ChevronTexaco, l'italiana Agip, Exxonmobil e TotalFinaElf) - doveva immediatamente cessare di utilizzarlo.

Il ricorso alla corte è stato inoltrato dagli Iwerekan, una delle comunità residenti nella regione. La corte nigeriana ha dcretato che: “il gas flaring va contro il diritto alla vita, alla salute e alla dignità”.


Con il gas flaring si disperdono nell'aria tossine inquinanti come il benzene, che tra le popolazioni locali ha provocato l'aumento in maniera esponenziale di tumori e di malattie respiratorie quali la bronchite e l'asma. Ma è anche l'unico motivo della presenza nella regione delle piogge acide, con tutte le conseguenze sull'ambiente e sulle persone che questo comporta - tanto che le case degli abitanti della zona appaiono non di rado corrose o con le pareti esterne permeate da una pellicola nerastra. Inoltre, “ciliegina sulla torta”, il gas flaring contribuisce massicciamente al rilascio di gas serra, quelli che hanno stravolto il clima del nostro pianeta.

È stato calcolato che la regione del Delta del Niger, da sola, arriva a produrre ben 70 milioni di tonnellate di Co2 all'anno.

Il problema è che nel Delta del Niger è che non si sono costruite le infrastrutture necessarie per «imbrigliare» il gas e utilizzarlo per uso domestico e industriale, come invece viene fatto dalle nostre parti, perché i costi sarebbero stati troppo elevati e il ritorno economico insufficienti. In Nigeria non c'è un mercato interno per il gas, quindi per le oil corporations vale molto più la pena concentrarsi principalmente sulle lucrose esportazioni di greggio verso i Paesi occidentali, oppure sui giacimenti che producono esclusivamente gas. Nell'impianto di Bonny Island, ad esempio, gestito anche dall'Agip, il gas viene liquefatto per essere poi trasportato fuori dall'Africa (in piccola parte anche in Italia).

Chi ci rimette è sempre la popolazione locale. È stato calcolato che alla Nigeria bruciare gas all'aria aperta costa ogni anno una cifra intorno ai 2,5 miliardi di dollari in mancati profitti. Dopo il danno, quello socio-ambientale, la beffa, ovvero lo sperpero di una risorsa preziosa.”

Fonti: Peacelink - Il Manifesto / gennaio 2007


Sviluppato con Plone CMS, il sistema open source di gestione dei contenuti

Questo sito è conforme ai seguenti standard:

Strumenti personali