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Legambiente, Cuffaro e i termovalorizzatori

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 13/01/2008 13:24

 

“I termovalorizzatori restano l’unica valida soluzione all’emergenza rifiuti, in Sicilia come in Campania e le posizioni espresse ieri dal presidente onorario di Legambiente, Ermete Realacci, non fanno altro che confermare la bontà della nostra scelta.

Ho molto apprezzato  il grande senso di responsabilità mostrato ieri da Realacci durante l’intervento alla trasmissione di Rai 3, Primo piano. Sentirgli dire che i termovalorizzatori inquinano meno di una strada trafficata e che, proprio per questo, possono tranquillamente essere realizzati in pieno centro cittadino non mi ha affatto stupito. Sono le cose che andiamo dicendo da sempre e che ci hanno portato a prevedere nel nostro piano rifiuti, già approvato dall’Unione europea, la realizzazione dei quattro impianti di Paternò, Augusta, Casteltermini e Bellolampo.

Mi stupisce semmai, constatare come proprio gli amici di Legambiente dell’onorevole Realacci siano impegnati, qui in Sicilia, ad organizzare continue manifestazioni di piazza per manifestare il loro dissenso a tali progetti e diffondere irresponsabilmente tra la gente paure assolutamente ingiustificate.

L’unico vero rischio,  e di questo è meglio che tutti comincino a prenderne piena coscienza, è di far precipitare la Sicilia fra tre anni, quando cioè le nostre discariche risulteranno sature, nella stessa drammatica situazione in cui si trova la Campania. Diamo atto al presidente Prodi, con il quale nel giugno scorso avevamo raggiunto un accordo che confermava la validità del Piano di gestione dei rifiuti preparato dalla Regione, di avere tenuto su questo tema una posizione coerente. E, come lui, i ministri Turco e Bersani. Ma come è possibile che un altro ministro, il titolare del dicastero dell’Ambiente Pecoraro Scanio, continui a bloccare tutto con norme e provvedimenti  studiati ad hoc che hanno il solo scopo di impedirci di andare avanti?.

In riferimento a quanto sta accadendo in questi giorni in Campania, il capo dello Stato si è detto allarmato. Sappia, il presidente Napolitano, che anche noi oggi, in Sicilia, viviamo la stessa profonda preoccupazione. Ed è per questo che ci rivolgiamo a lui affinché lanci un segnale al governo in modo che la nostra Regione possa essere messa nelle condizioni di guardare al futuro serenamente e di portare a compimento un piano di gestione dei rifiuti che, lo ripeto, ha già avuto il via libera da Bruxelles”.

 

Fin qui le dichiarazioni di Totò Cuffaro, il quale dimentica evidentemente come nel processo a suo carico, vengano fuori anche vicende legate al termovalorizzatore di Casteltermini ( Quando la mafia già sapeva...  ), per il quale l’Enel si aggiudicò la gara in cordata con altre società (Elettroambiente spa, all’epoca della richiesta di proprietà del gruppo Enel ma acquistata dalla Falck nel luglio 2007, Enel Produzione spa, Emit Ercole Marelli Impianti Tecnologici spa,  A.m.i.a. spa, Catanzaro Costruzioni srl), grazie ad un bando per il quale l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea: doveva essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di Bruxelles e invece la Protezione civile  dell’epoca concesse una deroga perché ci si limitasse alla Gazzetta della regione.

Questo è quanto accade in Campania e quello che i nostri politici vorrebbero far succedere da noi:

 

Pianura_Napoli.jpg
Clicca il video

 

 

Il filmato successivo, rende bene l'idea del "metodo Cuffaro":

"Sono stato messo in una stanza e pagato per non fare nulla"...........Ambiente inceneritori Sicilia Genchi Cuffaro

 

Quali sono gli interessi legittimi di Cuffaro?

Antonio Di Pietro: Cuffaro e gli inceneritori siciliani

Ormai, sembra non scandalizzare più nessuno la connivenza tra mafia, politica e imprenditoria.

 

Basta pensare all'indagine e alle intercettazioni sulla realizzazione del rigassificatore di Livorno, riguardante intrecci tra politica, massoneria e imprenditoria. Giampiero Del Gamba, dirigente dell'Udc di Livorno, e Valerio Bitetto, amministratore della Tecnoplan, vennero intercettati nel periodo dicembre 2006/gennaio 2007, mentre parlavano di come eliminare gli ostacoli grazie all'appoggio del governo.
Bitetto - "che rapporti ha con Enrico Letta?", Del Gamba - "Qui ci sono dei rapporti qui da noi, eh? Con Letta, sì, sì!".

Altra intercettazione: Bitetto - "Senti, invece, siccome è ormai ufficioso il negoziato tra Casini e Prodi, allora in questo negoziato soprattutto penso che l'ostacolo che vogliono rimuovere è: sono stanchi di accettare il ricatto di Pecoraro Scanio che ha bloccato tutto... allora c'è un pacchetto di cose che secondo me finiranno al tavolo della trattativa. A me, per i nostri progetti, mi interesserebbe un appoggio". Del Gamba - "Mi ha chiamato ieri Casini, ma ero in macchina e poi gli è entrata gente in stanza e non ha potuto proseguire il discorso, ma se non è oggi, è subito dopo le feste che mi richiama, perché dobbiamo metterci d'accordo su alcune cose che non funzionano all'interno del partito, capito? Per cui ho l'opportunità di vederlo, di incontrarlo, e poi dirglielo in maniera seria, concreta, ecco, capito?".

 

Quale fu il seguito?

 

Ci chiediamo, se quanti favorevoli hanno realmente idea di come funzionino questi impianti, di che danni provochino e di quali siano i reali interessi...  Come mai gli Ordini dei Medici hanno preso una posizione nettissima nei riguardi di questi impianti, banditi da decenni da altre nazioni certamente più progredite della nostra, come la Germania, la Svizzera e gli Stati Uniti?

 

Riguardo le posizioni di Legambiente in merito  a talune scelte, spesso non condivise dalle altre associazioni ambientaliste, vi rimandiamo al seguente articolo:

 

Sacchetti di plastica riciclabili? "Una puttanata". Il chimico Federico Valerio critica Realacci:

 

I furbetti degli inceneritoroni di Federico Valerio
"In una società realmente in equilibrio con le risorse del Pianeta i sacchetti usa e getta per portare a casa la spesa sono un oggetto da abolire o da far pagare a caro prezzo, quello equivalente al pesante impatto ambientale che essi creano anche se sono biodegradabili. Su La Repubblica di sabato 20 ottobre 2007 un bell'articolo di Enrico Franceschini sul villaggio inglese, Modbury, che si è fatto un nome con la scelta di bandire tutti i sacchetti di plastica sul suo territorio, sostituiti da sportine di carta e cotone. Invece, decisamente deprimente la lettura, nella stessa pagina, della finestra dedicata alle scelte italiane su questo stesso argomento, a firma di Antonio Cianciullo. La rivoluzione italiana ai sacchetti di plastica sarà quella preannunciata da Ermete Realacci, ministro all'ambiente in pectore del prossimo governo Veltroni: i sacchetti di plastica saranno sostituiti da sacchetti di biopolimeri, secondo il brevetto Novamont che con mezzo chilo di mais ed un chilo di olio di girasole produce 100 sacchetti biodegradabili. L'articolo sottolinea che entusiasti dell'idea anche gli agricoltori che stimano che per produrre le 300.000 tonnellate di bioplastiche che dovranno sostituire le equivalenti tonnellate di polietilene oggi usate per produrre 15 miliardi di sacchetti basta coltivare a mais e girasole 200.000 ettari di terreno. Questa soluzione viene spacciata per ecologica invece è una "puttanata" (scusate l'espressione poco scientifica) in quanto di ambientale non ha proprio un bel niente. In una società realmente in equilibrio con le risorse del Pianeta i sacchetti usa e getta per portare a casa la spesa sono un oggetto da abolire o da far pagare a caro prezzo, quello equivalente al pesante impatto ambientale che essi creano anche se sono biodegradabili. L'onorevole Realacci ha un'idea di quanto combustibile fossile, quanta acqua, quanti fertilizzanti, quanti pesticidi ci vuole per coltivare 200.000 ettari a mais e girasole, necessari per produrre 300.000 tonnellate di bio-plastiche usa e getta? Qualcuno ha fatto i conti di quanta anidride carbonica viene rilasciata durante queste fasi di lavorazione e in quelle necessarie per passare dal mais al polimero finito? L'unico serio utilizzo delle plastiche bio-degradabili è che queste devono sostituire le attuali pellicole e vaschette di plastica utilizzate per confezionari alimenti. E' anche necessario che questi materiali biodegradabili, necessariamente monouso, e comunque anch'essi riducibili con una intelligente riprogettazione dei sistemi di distribuzione ed imballaggio, possano essere facilmente individuati come materiali compostabili da raccogliere in modo differenziato, insieme alla frazione umida, per avviare il tutto al riutilizzo, rigorosamente ed esclusivamente sotto forma di compostaggio o di fermentazione anaerobica. Precisare che i trattamenti finali per le bioplastiche devono essere solo tecniche di trattamento biologico non è casuale. C'è una subdola conseguenza della scelta promossa dall'onorevole Realacci: la sostituzione delle attuale 300.000 tonnellate di sacchetti in plastica di sintesi, con 300.000 tonnellate di sacchetti di bioplastiche farà diventare quest'ultimi biomasse. A questo punto, in base ai nuovi accordi, la loro combustione si potrà leggittimamente avvalere dei soliti famigerati certificati verdi, a cui si aggiungeranno anche i contributi CONAI, in quanti i sacchetti sono degli imballaggi e la loro combustione, per legge, è una forma di riciclo. Segnalo infine un altro problema che i sacchetti biodegradabili hanno: sono incompatibili con la raccolta differenziata delle plastiche finalizzate al riciclo di quest'ultime. Questo significa che scarti di polietilene mescolati a scarti di biopolimero tipo mater-bi non possono essere più riciclati come materie plastiche ed è impensabile separare i due materiali. Unica soluzione mandare il tutto ai "termovalorizzatore"!!
Fonte:

http://lists.peacelink.it/news/2007/10/msg00065.html

 

Da quanto su riportato, sembrerebbe che dietro l’attività di carattere ambientale, si celino interessi diversi, spesso non condivisi dalla base, tanto che:

 

Termovalorizzatori in Emilia Romagna: Bersani attacca l'Ordine dei ...

 

Trani - Termovalorizzatore di Trani: Legambiente replica al ...

 

La voce dei biancavillesi

 

NO CDR, Martucci Viva - Official Web Site - Ecoballe per Legambiente

 

Il tramonto dell’inceneritore di Ottana e il potenziamento di ...

 

Il cigno, simbolo dell’associazione, è notoriamente fedele e si muove in stormi ordinati.

Non sarebbe opportuno sostituire tale simbolo con altri volatili che, come la gazza, si muovono autonomamente solo in cerca di soddisfare le proprie esigenze?

Purtroppo, l’aver creato associazioni all’interno delle quali molti si trasformano in soggetti politici, costretti a dividersi fra scelte di coalizione o partito, grandi interessi imprenditoriali e quanto altro, rischia di far venire meno le motivazioni di base, creando grande confusione con posizioni all’interno della stessa associazione in assoluta dissonanza tra di loro e favorendo così interessi che nulla hanno a che vedere con la salvaguardia ambientale.


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