Chissà perché, ci ostiniamo a definirci “italiani”
Il nostro è certamente uno dei paesi più strani al mondo, dove esistono più stati all’interno di una stessa nazione, amministrati dai più diversi “governi” e “regimi” e dove tutti in maniera molto folklorica ci definiamo “italiani”.
“Italiani”; come se bastasse questa parola per accomunarci tutti, come se avessimo uno stesso governo, una stessa idea di nazione, uno spirito patriottico.
Ebbene, sappiamo tutti che così non è.
Viviamo dentro i confini di un territorio, dove persino le leggi del Parlamento trovano una diversa interpretazione e applicazione e dove i “governi” locali, sono realtà mondi a se stanti, che nulla hanno a che vedere con il resto del Paese.
Prova ne sia, la recente vicenda che riguarda il rigassificatore del “Regno di Porto Empedocle”, che in quanto tale, ritiene di godere di una propria sovranità territoriale che non può essere messa in discussione dai regni vicini.
Poco importa se l’impianto verrà realizzato ai confini del territorio di Agrigento e vicino alle sue frazioni, il sindaco Firetto (o dovremmo definirlo l’attuale Monarca?), ha deciso che nessuno potrà influire nelle sue scelte e pertanto, il sindaco di Agrigento non ha, a suo avviso, titolo alcuno per presentare il ricorso al Tar.
Eh sì, nonostante precedenti ricorsi ai Tar che, come nel caso di Priolo, hanno sancito il diritto dei comuni limitrofi a far valere le proprie ragioni, la questione da noi, la si vuole circoscrivere all’interno dell’ambito territoriale di Porto Empedocle.
Persino altre nazioni hanno ritenuto legittimo potere intervenire su scelte operate in territorio italiano, come nel caso della Slovenia, che si è attivata per frenare la costruzione di un rigassificatore nell'entroterra di Zaule, nell'area portuale di Trieste.
Altro caso, non meno eclatante, quello che ha visto coinvolto il Vaticano, che riteneva legittimo, trattandosi di Stato autonomo, l’avere applicato, in merito alla nota vicenda di Radio Vaticana, le norme internazionali di protezione dai campi elettromagnetici recepite dall' Unione europea, anche se diverse da quelle italiane, che risultavano molto più restrittive.
La vicenda, si è conclusa con la condanna del Vaticano, da parte della Cassazione Penale.
Ultimo, e non certo per importanza, il caso dell’inquinamento atmosferico di Monserrato, per il quale l’Assessore comunale all’ambiente Rosalda Passarello, ha chiesto ufficialmente al Presidente della Commissione Provinciale, Dott. Lo Dico, che venga convocato anche il Comune di Agrigento quando sono trattati problemi legati alla Italcementi di Porto Empedocle.
Anche in questo caso, ci troviamo di fronte ad un impianto allocato in territorio empedoclino, ma i cui fumi delle ciminiere, invadono i quartieri di Monserrato e Villaseta, i quali appartengono al Comune di Agrigento.
Scelta coraggiosa quella dell’assessore Passarello, che vede il Comune di Agrigento, reclamare anche presso altri enti, in favore della tutela della salute dei cittadini.
Non possiamo a tal proposito tacere il nostro disappunto, dinanzi il vergognoso silenzio della politica su questa vicenda; ancor più vergognoso, se si considerano i risvolti negativi che da questo isolamento ne potrebbero derivare.
Infatti, nonostante siano stati resi noti i dati del monitoraggio della qualità dell’aria, dai quali si evince come risulti più salubre l’aria di una città come Milano, che non quella di Monserrato, “stranamente” nessun politico, ha ritenuto di dovere intervenire.
Ci si ricorderà poi in campagna elettorale, quando si andrà a chiedere il voto agli abitanti di Monserrato e Villaseta, promettendo – oltre all’acqua e al lavoro – anche l’interessamento per la loro salute?
Ma gli stessi ambientalisti, che ben conoscendo la materia, tanto da essere promotori in altre città di battaglie conclusesi nelle aule giudiziarie, nel caso di Agrigento non si accorgono di quanto accade?
Intanto, a ricordarci come i vari “regni” di questa pseudonazione interaggiscano – spesso negativamente – tra loro, le recenti notizie che vedono il coinvolgimento della Italcementi su presunti casi di malaffare, mafia, appalti e rischi per l’incolumità pubblica, che vanno ben aldilà degli ambiti comunali.
Questa vicenda, purtroppo ci porta ad un’amara riflessione.
Se fosse dimostrato che il calcestruzzo usato per autostrade, viadotti, Tav, edifici pubblici, non dovesse rispondere qualitativamente a quanto stabilito dai capitolati d’appalto, sussisterebbero ancora le condizioni di sicurezza previste per queste opere pubbliche?
E se lo stesso calcestruzzo fosse stato adoperato per realizzare il rigassificatore?
L’unica cosa che accomuna i tanti regni che formano l’Italia, è il disinteresse per la collettività, rispetto la quale prevale l’interesse personale.
In questo, siamo tutti “italiani”…
In attesa che il sindaco di Porto Empedocle istruisca i fumi delle ciminiere, affinché non ammorbino il territorio agrigentino, altro non ci resta che sperare, che il vento soffi da levante.