Lillo Miccichè (Verdi), sulla raccolta differenziata
Con l’attuale Piano Regionale dei Rifiuti in Sicilia, fra un anno, sarà peggio di Napoli, ecco perché da domani Lillo Micciché inizierà ad Agrigento, una raccolta di firme a sostegno di un emendamento alla finanziaria 2008 che preveda la decadenza dei Sindaci e degli Ato che non attueranno la raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta.
Quello che sta succedendo a Napoli era prevedibile: ovunque, senza raccolta differenziata dei rifiuti ci sarà solo caos e inquinamento.
In Sicilia, con la folle scelta del governo Cuffaro, di affidarsi interamente al sistema di smaltimento dei rifiuti basato sugli inceneritori, non appena si esauriranno le poche discariche rimaste, avremo gli stessi drammatici problemi napoletani, forse anche peggiori. L’abbiamo sempre detto, scritto e sostenuto: l’alternativa alle discariche e agli inceneritori, che ci si ostina a chiamarli “termovalorizzatori”, è solo e soltanto la raccolta differenziata porta a porta, che, fra l’altro, è anche l’unico modo per far scomparire dalle strade, in pochi anni, gli antigienici cassonetti, oltre che mantenere pulita la città, e soprattutto contribuire gradualmente a ridurre il costo del servizio, con notevoli benefici per i cittadini che vedrebbero ridurre la bolletta dei rifiuti, proprio ad Agrigento la più cara d’Italia. La raccolta differenziata porta a porta inoltre sarebbe salutare perché scomparirebbero le discariche a cielo aperto e renderebbe superflua la costruzione dei 4 inceneritori previsti in Sicilia; e significherebbe anche non far diventare lo smaltimento dei rifiuti un business solo per pochi operatori industriali locali che spesso fanno da prestanome nell’interesse di politici che imbrogliano le carte per favorire a loro volta gli interessi delle multinazionali del settore, trasformandosi all’unisono in succhia sangue dei cittadini imponendo il caro bolletta dei rifiuti.
A tutto questo si aggiunga che la raccolta differenziata porta a porta darebbe molti più posti di lavoro rispetto alle poche centinaia previsti con il sistema degli inceneritori e si eliminerebbero di un colpo le infiltrazioni del raket mafioso sulle discariche, come ci dicono le recenti indagini giudiziarie, evitando anche il possibile innesto mafioso nei subappalti per la costruzione di tali ecomostri o sul movimento del trasporto dei rifiuti dai centri di trasferenza ai siti degli inceneritori. Ma la cosa più importante è che con la raccolta differenziata si eliminerebbero d’un colpo danni alla salute umana e rischi per l’ambiente, viceversa, gli inceneritori e le scorie nocive (per i quali non si conoscono ancora i siti definitivi di giacenza) derivate dalla combustione (pari al 25%) provocherebbero una eccessiva ricaduta nel terreno di diossina, ed è scientificamente provato che la diossina provoca tumori.
Per rendere veramente possibile la raccolta differenziata, non deve solo affidarsi al senso civico dei cittadini che fanno chilometri per gettare nei cassonetti blu il rifiuto multimateriale secco (carta, plastica, vetro alluminio etc.), e facendo poi costare questo servizio, in proporzione, il doppio del rifiuto integrale come avviene ad Agrigento, dove si continua a prendere in giro i cittadini dicendo loro che quello dei cassonetti blu è raccolta differenziata (che nella nostra città è pari allo zero), mentre è accertato che è solo raccolta multimateriale; in tutta la Provincia, invece, la differenziata non supera il 5%. Perciò, si può affermare che non c’è stata né capacità né volontà di incamminarsi verso la virtuosa direzione della raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta, che altrove, specie nel centro-nord d’Italia ha di gran lunga superato il fatidico 35%.
In Sicilia questo cattivo sistema del piano dei rifiuti, avviato celermente con una singolare gara d’appalto (sanzionata nel febbraio scorso dalla Comunità Europea per la grave infrazione relativa all’appalto per servizi), che stabilisce l’onerosa tariffa di conferimento integrale (dal cassonetto all’incenerimento), che ha fatto lievitare notevolmente la bolletta Tarsu, ora Tia, a carico dei cittadini, che ha fatto chiudere alcune discariche controllate, tranne quelle da assegnare per la gestione transitoria agli amici di cordata, che non ha previsto sanzioni ne per i sindaci ne per gli Ato che non raggiungono l’obbligatoria quota del 35% di raccolta differenziata entro i termini previsti dalla legge 22/97, rende chiara l’intenzione strategica di Cuffaro e dei suoi sodali (centro-destra e pezzi di centro-sinistra), di ridurre la Sicilia nelle stesse disastrose condizioni in cui oggi si trova buona parte della Campania, per poi costringere il governo, di qualsiasi colore politico, sull’onda dell’emergenza sanitaria, ad adottare provvedimenti che impongano militarmente la realizzazione di una grande ed inquinante discarica a poche centinaia di metri del combattivo comune di Aragona e la costruzione dei 4 inceneritori programmati, compreso quello della nostra Provincia, illegalmente autorizzato dentro l’alveo del fiume Platani (follia che non ha scandalizzato le autorità preposte alla tutela ambientale), e a 700 metri dal centro abitato dell’altro combattivo comune di Campofranco.
Per fermare questa scellerata strategia, la sola raccolta differenziata dei rifiuti, senza prevedere alcuna sanzione per gli inadempienti, non potrà avere la forza di rendere inutile la presenza degli inceneritori; d’altronde, gli operatori industriali che spingono per la loro costruzione, naturalmente con i soldi dei cittadini e della Comunità Europea, sanno che i loro profitti accresceranno solo se la raccolta differenziata resterà insignificante. Per ribaltare questo sistema criminoso e per evitare il caos simile a quello napoletano dalle belle parole bisogna passare ai fatti sostenendo la proposta di varare subito una legge regionale, con un emendamento alla finanziaria 2008, che preveda una sanzione pesante nei confronti dei Sindaci e degli Ato che non ottemperano alla obbligatoria raccolta dei rifiuti porta a porta. Partendo del dato iniziale certo della raccolta differenziata porta a porta, la norma dovrà stabilire clausole rigide per evitare furbate per gli inadempienti, primo fra tutti la norma che entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge si raggiunga il 15% di raccolta differenziata porta a porta, diversamente ci sarà il primo richiamo da parte del Prefetto; nei 6 mesi successivi obbligatoriamente si deve raggiungere il 35%. Nel caso in cui non si raggiunga tale percentuale, Sindaci e Ato di fatto decadono dalla carica.
Questo attualmente è l’unico modo per attuare la raccolta differenziata seria, concreta ed efficiente, e tenere pulite le città, dare lavoro e abbassare la tassa sui rifiuti.
Da domani a Porta di Ponte dalle ore 11 di mattino e alle ore 18 di pomeriggio si raccoglieranno le firme per sensibilizzare la deputazione regionale e farla propria.
Agrigento 09/01/2008 Lillo Miccichè
Portavoce dei Verdi di Agrigento