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Da Accademia Kronos

creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 13/09/2007 13:45

PROTOCOLLO DI KYOTO - PER SAPERNE DI PIU'

Ormai lo sanno tutti, il Protocollo di Kyoto da circa un anno, grazie alla firma di ratifica da parte della Russia, è entrato in vigore. Tra il 2008 e il 2012 tutti i 141 Paesi firmatari dovranno adempiere all’obbligo di ridurre le emissioni di gas clima-alteranti o gas serra da un minimo del 5,5% ad un massimo del 15%.
L’Italia nel maggio del 2002 ratificò il Protocollo di Kyoto, impegnandosi a ridurre l’emissione di gas serra del 6,5% rispetto ai livelli del 1990.
Da allora le nostre emissioni di gas serra nell’atmosfera invece di diminuire sono aumentate, ed esattamente più del 9% rispetto al 1990. Da ciò, per rispettare gli impegni presi nel 2002, le emissioni dovrebbero essere ridotte addirittura del 15%. Se ciò non avverrà le sanzioni pecuniarie sarebbero dell’ordine di 5 miliardi di euro l’anno.  Un disastro per le già precarie finanze del nostro paese. Il pericolo è reale: noi dipendiamo dal 75% dai combustibili fossili, i maggiori indiziati a produrre gas serra. Forse tra 20 anni usciremo fuori dal vincolo del petrolio, dei gas e del carbone, ma al momento non possiamo farne a meno; da qui la corsa ad acquistare crediti verdi all’estero.

COSA SONO I CREDITI VERDI O CARBON CREDIT?

Si parte dal concetto che l’atmosfera è un elemento dinamico, non statico, in continua evoluzione, senza confini. Questo nell’ottica di accettare la filosofia di essere ormai tutti dentro un villaggio, un Villaggio Globale. Quindi se in casa nostra mia non riusciamo a ridurre l’emissione di gas serra, possiamo bilanciare questa quota negativa acquistando all’estero quote di assorbimento di gas serra pari o maggiori di quelle che produciamo noi. L’unità di misura attualmente è: tonnellate di CO2 annue prodotte. Se, per esempio, noi eccediamo di due milioni di ton. annue di CO2, possiamo annullare questo disavanzo rimboschendo aree prive di vegetazione in Europa o nei Paesi in Via di Sviluppo (PVS) fino a compensare o superare i nostri due milioni di ton. Possiamo anche compensare realizzando impianti di produzione energia elettrica in Italia o all’estero basati su energie rinnovabili (solare, eolico, idraulico), e ancora ( questo è scaturito nell’ultimo summit di Montreal) proteggendo le foreste del pianeta dal disboscamento selvaggio e dagli incendi. Ci sono anche altre formule per acquisire i carbon credit, ma tutte collegabili a tre specifiche procedure contenute nel Protocollo di Kyoto.
  1. Joint Implementation: attuazione congiunta degli impegni fra paesi industrializzati;
  2. Emission trading : compravendita di quote di emissione di gas serra fra paesi industrializzati (iscritti nell’elenco annex 1);
  3. Clean development mechanism: Acquisizione da parte dei paesi industrializzati di crediti alle emissioni attraverso aiuti allo sviluppo sostenibile nei PVS.

 

Noi di Accademia Kronos siamo ormai impegnati in Brasile e presto in altri Paesi dell’America del Sud proprio nel “Clean development mechanism.

 

IL CALCOLO DELLA PRODUZIONE DI GAS SERRA (CO2)
Tra non molto enti privati e locali dovranno indicare (relazione annuale) quanto CO2 immettono con le loro attività in atmosfera e quanta invece ne possono assorbire. Ma come si fa a calcolare l’incidenza di anidride carbonica nell’atmosfera? Esistono delle tabelle che facilitano questo compito, ad esempio si sa che ogni litro di benzina o di gasolio produce tanto e solo quel CO2. Allora in un comune basta sapere quanti litri di carburante imbarcano ogni anno le cisterne delle aree di servizio e già, anche se approssimativamente, si può tracciare un primo bilancio di emissioni relative al traffico veicolare. Per quanto riguarda gli assorbitori di CO2 (i sink) basta calcolare la copertura forestale sul territorio comunale, individuare i tipi di piante ( ogni specie arborea ha un grado più o meno sensibile di assorbimento) e tracciare il valore, sempre approssimativo, di assorbimento CO2 e produzione di Ossigeno. Poi esistono altre fonti di emissione gas serra e CO2, quali ad esempio l’agricoltura, la zootecnia, i riscaldamenti domestici, le discariche, ecc. Esistono anche altri sink, come il mare e i laghi. Tutto questo va calcolato, fatte le opportune operazioni e alla fine il valore che esce dovrebbe essere in linea con i limiti imposti dal Protocollo di Kyoto.

Intanto forniamo qui alcuni valori che possono aiutare a comprendere meglio quanto fin qui scritto.

CO2 EMESSA  DAL TRASPORTO ( fonte: www.amicidellaterra.it )

Automomobile fino a 200 gr CO2/Km
Ciclomotore  fino a 90 gr CO2/Km
Autobus 75 gr CO2/passeggero Km
Treno   45 gr CO2/passeggero Km
Bicicletta 0  gr CO2/passeggero Km
A piedi   0  gr CO2/passeggero Km


PRODUZIONE DI GRAMMI DI CO2, EQUIVALENTI EMESSI NELLA PRODUZIONE A PARTIRE DA MATERIE PRIME
( fonte: Kyoto dal Basso – Regione Piemonte)

 

Bottiglia di plastica PET 
100
Lattina di alluminio 
200
Bottiglia di vetro
500
Rima di carta (500 fogli)  
6.000
Vestito
10.000
Auto
15.000.000

 

 

COSTRUZIONI
Qualsiasi tipo di opera edile provoca l’emissione indiretta di gas climalteranti già nella fase della sua realizzazione.1 Kg di cemento produce circa 1 Kg di CO2. Ogni anno in Italia si utilizzano 45mila tonnellate di cemento.

 
COSA PUO’ FARE OGNUNO DI NOI (fonte: Kyoto dal Basso – Regione Piemonte)

 


MENO CO2 SULLE STRADE
Dal settore trasporti dipende circa il 30% delle emissioni totali di CO2. Allora che fare? Ognuno di noi può contribuire a ridurle compiendo una serie di semplici scelte:
  1. Utilizzando più i mezzi pubblici, la bicicletta o le proprie gambe;
  2. Lasciando che i bambini vadano a scuola autonomamente, con pedibus(gruppi di studenti a piedi controllati da un adulto responsabile) e scuolabus;
  3. Sostituendo la vecchia auto con modelli più efficienti( auto a propulsione ibrida);
  4. Usando combustibili meno inquinanti come il GPL o il metano;
  5. Sottoponendo la propria vettura a costanti manutenzioni;
  6. Limitando la velocità a quella massima consentita (si riduce fino al 30% dei consumi);
  7. Mantenendo un’andatura regolare(garantisce un risparmio del 10%);
  8. Spegnendo il motore in caso di soste lunghe ( si risparmia il 10%);
  9. Utilizzando in maniera appropriata l’aria condizionata (si diminuisce nil consumo di carburante dell’11%).

 

IN CASA E IN UFFICIO

RIDURRE
Abbassando la temperature all’interno dei locali. Sono sufficienti e non dannosi alla salute 18°, massimo 20°, oltre possono nuocere alla salute e indurre le caldaie a bruciare più combustibile emettendo maggiori gas serra. Nei locali non utilizzati istallando valvole termostatiche. Una buona coibentazione di una stanza( pareti e solai)mantiene la temperatura interna per circa un ora.
Non lasciando le apparecchiature elettriche in modalità stand-by.Istallando pannelli solari per l’acqua calda e pannelli fotovoltaici per la produzione autonoma dell’elettricità.
Sostituendo i boiler elettrici con quelli a gas naturale.


EFFICIENTARE

Usando lampade a basso consumo.
Sostituendo i vecchi elettrodomestici con modelli più efficienti (classe A o A+)
Sostituendo caldaie a basso rendimento con caldaie a gas ad alta efficienza.  

 

NEGLI OGGETTI DI CONSUMO E NEI RIFIUTI

  1. allungare la vita dei nostri beni materiali;
  2. non dar retta ai capricci della moda;
  3. riutilizzare gli oggetti più volte;
  4. acquistare prodotti privi di imballaggi;
  5. differenziare per riciclare.

 

MENO CO2 NEL PIATTO E NEL BICCHIERE.
Il cibo arriva sulla nostra tavola trasformato e confezionato, spesso dopo aver percorso chilometri in camion, nave aereo.
Deriva dal settore agrozootecnico: coltivazione e allevamento. I metodi dell’agricoltura industriale (che usa macchine per la lavorazione del terreno e l’irrigazione e prodotti chimici per la concimazione, il diserbo e la conservazione), la trasformazione, la confezione e infine il trasporto degli alimenti fanno sì che, ad esempio, 1 Kg di mais determini l’emissione di 1 Kg di CO2. Anche l’allevamento degli animali per la produzione di carne, latte e uova, aumenta le emissioni di CO2, perché la loro alimentazione avviene con i prodotti dell’agricoltura industriale, quali mais e soia. Paradossalmente per ottenere la crescita di 1 Kg di carne in un animale è necessario alimentarlo con circa 10 Kg di mais: producendo dunque quasi 10 Kg di CO2. Senza poi contare i consumi di acqua e quelli per i trasporti e la refrigerazione.

 


CHE FARE ALLORA?

SCEGLIERE:

  1. Prediligere un’alimentazione basata su prodotti di origine vegetale (basta la carne 2 volte alla settimana);
  2. Consumare solo vegetali e prodotti di stagione;
  3. Usare prodotti coltivati biologicamente;
  4. Consumare soprattutto prodotti locali;
  5. Acquistare prodotti il meno possibile trasformati e confezionati

 

In Italia si consumano circa 7 miliardi di bottiglie di plastica da 1 litro e mezzo di acqua minerale. Cioè si producono circa 200 mila tonnellate annue di bottiglie. Circa la produzione di CO2 basta moltiplicare 7miliardi x 100( gr.di CO2), il risultato è terrificante.


CHE FARE ALLORA?

  1. Prediligere bottiglie di acqua minerale in vetro restituibile;
  2. Usare l’acqua del rubinetto, magari rendendola gradevole e frizzante con l’aggiunta di prodotti (idrolitina) che si trovano comunemente in commercio.

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