Il Mandorlo
Chiamato dagli antichi romani "noce greca", rappresentò sino al secolo scorso, una delle principali fonti di reddito del territorio agrigentino. Ai primi del '900 la provincia di Agrigento era il primo produttore mondiale di mandorle...
Il Mandorlo nelle varietà dolci o amara, appartiene alla famiglia delle Rosacee.
Tre sono le sottospecie di interesse frutticolo: sativa (con seme dolce ed endocarpo duro; comprende la maggior parte delle specie coltivate), amara (ha seme amaro per la presenza di amigdalina) e fragilis (con seme dolce ed endocarpo fragile).
Fin dall’antichità si diffuse nei Paesi del Mediterraneo, in Asia e in Africa.
In Sicilia lo portarono i Fenici e il suo uso si diffuse nel tempo in tutte le colonie greche, tanto da indurre gli antichi romani a chiamarlo “noce greca”.
Utilizzato in cucina per la preparazione di dolci, di questo frutto in passato nulla veniva perduto.
La legna viene ancora oggi utilizzata alimentare i forni per la cottura del pane, mentre in passato con il mallo esterno, si lavorava la "scibina", un sapone molle utilizzato dalle massaie e il guscio serviva per alimentare i bracieri in casa.
Già nel Medioevo, l’olio ricavato dalle mandorle, veniva a volte utilizzato al posto del più costoso olio di oliva.
All’inizio del ‘900 il primo produttore a livello mondiale era la provincia di Agrigento e la mandorla rappresentava la più importante fonte di reddito.
Negli anni '60, si ebbe la massima diffusione del mandorlo, per coltivare il quale, si utilizzarono anche terreni collinari incolti.
Gli ultimi decenni hanno visto una regressione della mandorlicoltura, a causa dell’inadeguatezza degli impianti, che spesso coltivati con tecniche tradizionali , non sono più competitivi.
Negli Stati Uniti, il ricorso a nuove tecniche di coltivazione e l’introduzione di sistemi di raccolta meccanizzata, ne sta favorendo la diffusione.