La Valle dei Templi
Breve descrizione dei principali monumenti della Valle dei Templi di Agrigento
Dopo la vittoria di Hymera e a seguito del grande afflusso di danaro e di manodopera servile, il tiranno Terone, diede l’avvio ad un ambizioso programma di lavori pubblici.
Appartengono a questo periodo, durato quasi un secolo, le testimonianze più straordinarie ed imponenti: i Templi.
Fu lungo il perimetro delle mura cittadine, che vennero edificati gli edifici sacri, che ancora oggi possiamo ammirare.
Partendo dalla Rupe Atenea, troviamo il Santuario di Demetra, dea della fertilità e madre di Persefone, regina degli Inferi.
Proseguendo lungo la collina, verso la valle, si arriva al primo dei grandi templi canonici, il Tempio di Hera Lacinia (Giunone), dea dell’unione coniugale e della sua fertilità.
Dell’antico tempio in stile dorico, costruito su uno sperone intorno alla metà del V secolo a.C. resta oggi il colonnato, l’altare e il muro della cella.
Proseguendo verso ovest lungo la Collina dei Templi, si arriva al Tempio della Concordia, anch’esso databile intorno alla metà del V sec. A. C.
Anche questo tempio, è costruito come quello di Hera Lacinia (Giunone), su di un massiccio basamento.
Si tratta dell’unico grande edificio sacro rimasto ancora oggi quasi intatto.
Si conservano ancora in maniera integrale i timpani e i resti dell’imponente altare sacrificale, destinato a importanti sacrifici, nel corso dei quali venivano uccisi anche cento buoi la volta.
L'ingresso principale del tempio, era quello rivolto ad Est, nel pieno rispetto del criterio classico, secondo il quale, l'ingresso dell’edificio e della cella nella quale era custodita la statua della divinità alla quale era dedicato il tempio, doveva essere illuminato dal sole nascente, principio di vita e non rivolto ad ovest, regno delle tenebre.
Nel VI secolo d.C. l'antico tempio, venne trasformato per volontà del vescovo Gregorio, nella chiesa cristiana dedicata ai santi Pietro e Paolo.
I templi di Agrigento, compreso il Tempio della Concordia, sono in stile dorico ed esastili (presentano cioè sei colonne sul frontale).
Unica eccezione ai templi esastili ad Agrigento, è quella rappresentata dal tempio di Zeus Olimpio, il quale si presentava con sette semicolonne incluse nel muro che racchiudeva l’intero edificio.
Il Tempio della Concordia, che è oggi uno dei simboli della Valle e il cui tufo si tinge nelle ore di alba e tramonto di caldi colori, non era così nell’antichità.
Infatti, il tufo con il quale sono costruite le pareti e le colonne dei templi, era in origine dipinto di bianco, mentre frontoni e capitelli, erano di variopinti colori.
La vista del tempio, illuminato nelle ore notturne o alla luce del tramonto, è comunque uno spettacolo particolarmente suggestivo e certamente unico al mondo.
Superato il sacello arcaico, di Villa Aurea, si arriva al Tempio di Eracle (Ercole).
Si tratta di un edificio in stile dorico arcaico, che taluni studiosi farebbero risalire al periodo della tirannide teroniana, ma che viene datato normalmente agli ultimi anni del VI secolo a.C.
Le otto colonne, erette grazie al mecenate appassionato di archeologia, Sir Alexander Hardcastle, che ne finanziò i lavori, sono ciò che resta oggi, insieme al grande altare del tempio, di quello che fu uno nell’antichità uno splendido ed elegante edificio sacro
Oltre la strada che imbocca Porta Aurea, si trova il campo dell'Olympeion, il cui complesso s'incentra sul colossale edificio sacro del Tempio di Zeus. (Nell'immagine la ricostruzione del Tempio)
L’edificio, venne eretto per ringraziare Zeus, in seguito alla vittoria degli agrigentini sui Cartaginesi ad Himera (480 a.C.).
Si tratta di quello che con i suoi 113 m di lunghezza e 56 m di larghezza, era uno dei più grandi templi dell'antichità.
Secondo Diodoro, l’opera non venne comunque mai completata a causa della conquista cartaginese.
La trabeazione era sostenuta da semicolonne alte 20 metri e incluse nel muro che chiudeva l’edificio, alle quali si alternavano su una cornice continua la quale fungeva da piedistallo, le statue dei telamoni, alte 7,60 metri, che insieme alle colonne ne condividevano il peso.
Una di queste colossali statue, si trova oggi in una delle sale del Museo Archeologico Regionale, mentre una sua riproduzione è posta al centro del tempio.
Il tempio, anziché con il solito colonnato aperto, era chiuso da un paramento continuo posto tra le colonne.
Sussistono dubbi, circa la presenza di eventuali finestre intervallate fra i telamoni e le semicolonne, che potessero dar luce all'interno della pesudo-peristasi.
Di quest’opera imponente, a seguito della sua distruzione, iniziata già fin dall’antichità e proseguita fino in epoca recente quando venne utilizzata come cava per realizzare i moli del porto di Porto Empedocle, restano oggi solo le rovine.
Ad est del Tempio di Zeus, si ergono le quattro colonne del Tempio di Castore e Polluce.
Si tratta dell’edificio, che forse più rappresenta la città di Agrigento.
Una piattaforma su tre gradoni estesi all'intero perimetro.
L'edificio andò verosimilmente bruciato e distrutto durante l’invasione dei Cartaginesi (406 a. C.) e fu parzialmente ricostruito nel 1836.
Gli archeologi, incaricati dal Duca di Serradifalco, rilevarono la pianta del tempio sulla quale eressero inizialmente tre colonne su tre gradoni, alle quali, nel 1856, ne venne aggiunta una quarta.
Tutto quello che rimane di questo tempio, è l’attuale ricostruzione eseguita nel secolo scorso dalla Commissione delle antichità della Sicilia.
A nord-ovest del tempio di Castore e Polluce, si trovano i resti del tempio di Vulcano, i cui influssi ionici, riportati in alcuni particolari, lo fanno ritenere costruito sul finire del V sec. a.C.
Il tempio è detto di Vulcano, ma nessuna fonte storica, indica l’esistenza di un tempio dedicato al dio del fuoco.
Oggi i resti del tempio, sono rappresentati dalle due trombe di colonne dal basamento incompleto.
Ciò nonostante, i pochi resti dell’edificio, sono molto suggestivi al calar della sera, quando il tramonto tinge di rosso le colonne, creando un piacevole contrasto con le piante di fichidindia e coltivazioni vicine.
Fuori dalle mura, a sud della Collina dei Templi, su una piattaforma rettangolare, sorge il Tempio di Asclepio (Esculapio).
Il tempio datato alla seconda metà del V sec. a.C., fu meta di pellegrinaggi da parte di infermi e malati che arrivavano in cerca di cure e di consigli.
Secondo Cicerone, all’interno dell’edificio si trovava una statua di Apollo, realizzata da Mirone, il quale avrebbe inciso il proprio nome con lettere d'argento su una coscia dell’opera.